Magazine Diario personale

Per avermi stupito…

Creato il 24 dicembre 2017 da Povna @povna

Caro 2017,
ti scrivo oggi, a sette giorni da quando finirai, pur sapendo che in questa settimana potresti ancora portare accadimenti, perché quello di non perdere occasione è stata la cifra del tuo scorrere. Ma i saluti vogliono calma, e tempo, e questo è dunque il tempo giusto e necessario.
Sei stato un anno pieno e un anno denso, come del resto si conviene a chi viene accolto la notte di Capodanno ballando Bad Romance e la mattina dello stesso sulle note di Strauss, a ritmo di valzer, in mezzo alla campagna.
Hai portato, mese dopo mese, novità e sostanza. Non tutto bello, né facile, né, di sicuro, previsto. Mi hai sottolineato, e non solo una volta, che i programmi sono fatti per essere s-programmati senza fallo (anche se questo si può fare solo con una preparazione preventiva attenta). Hai portato, tante volte, imprevedibilità e ricalcolo. Hai regalato un inverno che non è stato di scontento, ma di preparazione e costanza, ricordandomi che il fiume scorre in una sola direzione, e che scegliere con attenzione ciò che si vuole è attività pericolosa e seducente – facendomi presente, anche, la pericolosità intrinseca dei desideri realizzati. Hai continuato con una primavera strana, e un poco folle, in cui c’è stato spesso da rincorrerti, che è trascolorata in un inizio glorioso di bel giugno (e pazienza se nel mezzo le cicatrici stanno lì a ricordarmi che talvolta, e involontariamente, è chi ti vuole più bene che fa male). L’estate era lì, a ricordare “riposo e ‘fa’ ciò che vuoi”, e “ottienilo”, anche se poi è proprio quell’ottenere che ti costringe a rimodulare tutto. L’autunno ha messo in scena addii (che continueranno nel tuo sostituto, l’anno prossimo), ma anche la forza di sapere che nessun luogo è fermo, se si ha la capacità di reinventarsi. Anche se poi bisogna negoziare giorno giorno, con errori e aggiustamenti, quella stessa capacità di reinventare. Ma in fondo, lo sai, ti perdono pure questo, perché il regalo che mi hai fatto sul principio di dicembre (un regalo anticipato e voluto da un desiderio realizzato, un’altra volta) è di quelli che, da soli, hanno il potere di sanare. Berlino mi ha portato così, quasi da sola, sull’inizio, ancora una volta, dell’inverno, in braccio alle vacanze di natale. Che adesso iniziano, così come atteso, e si preannunciano di certezze e movimento. E so che in questo, con quella duttilità che hai mostrato ogni singolo giorno come regola, ci saranno soltanto cose belle da aspettare.
Per questo ti saluto, con la gratitudine lieta che si deve agli anni dispari, augurandoti buon viaggio. So che il tuo sostituto non potrà essere uguale, ma spero che porti con sé quella tua stessa capacità di essere un po’ folle. Non so ancora quale canzone accompagnerà l’inizio del 2018, ma confido nell’improvvisazione compensata da regia per avere una indicazione giusta. Non saprei che cosa chiedergli, del resto – perché delle volte l’unica cosa da fare è prenderla come viene, non c’è altra via, si era già detto. Ma di sicuro, oggi, mentre ti guardo andare via con la calma di chi è consapevole che ogni giorno vale di per sé, ed è così che va preso e giudicato, sempre, penso che se devo essere onesta i giorni che ti restituirei, a oggi, sono una manciata appena, in tutto. Ma può capitare anche ai migliori: dunque va bene così, vai in pensione con tuo merito. A me, che resto qui, lascia gli auguri che ritieni più opportuni. Ché, tutto sommato, dispiace un po’ lasciarti andare.


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