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Per Eugenio Scalfari Renzi è un novello Giolitti

Creato il 04 aprile 2016 da Postik @postikitalia

Questo doveva essere il governo del cambio generazionale, il governo giovane e “easy” capace di dare una spallata alla gerontocrazia del vecchio politicume.

Eccolo il nuovo esecutivo, sta spuntando proprio  adesso, intriso di petrolio e conti correnti “rubati” ai risparmiatori per sanare le incompetenze e le mediocrità di una classe politica e imprenditoriale composta da veri e propri miserabili. Ognuno ruba quel che può: dissanguare un Paese già ridotto male ai più potrà sembrare  miserrimo, ma questi giovani intrallazzatori faranno sembrare la loro impietosa pochezza una dolce morte, una inevitabile eutanasia che ha caritatevolmente messo fine a un doloroso, quanto oramai inutile, accanimento terapeutico.

Non è un caso, infatti, che in soccorso di questa torma di pietosi incapaci corra, dalle pagine di Repubblica, un vero e proprio ragazzino: Eugenio Scalfari, il quale, dopo la conversione di Pansa al revisionismo , è l’esempio più fulgido di “incendiario divenuto – per millantata saggezza andata a male – capo dei pompieri.

Nel suo sermone di oggi il vecchio di Repubblica paragona Renzi addirittura a Giolitti.

Che Scalfari cambi spesso opinione è cosa arcinota. Tale repentinità si può spiegare solo in due modi: o l’ultranovantenne crede di esser tornato al liceo sotto al fascismo e quindi si allinea senza badare alla oramai desueta coerenza – spesso infatti lo si sente dire: “Italo passami il compito” – o, per ovvi limiti di età, dimentica alle 20.30 quello che ha dichiarato alle 20.29. Va anche detto che le due teorie possono anche “co-esistere” in serena disarmonia.

Giovanni Giolitti può essere amato o meno, la sua figura è entrata però nella storia per una enorme competenza e per una straordinaria capacità di mediazione. Anche lui cercava voti a destra e a manca, ma egli tentava perlopiù di conquistarli grazie alle qualità succitate non certo mandando un antesignano di Verdini a comprarli; anzi, probabilmente, a quei tempi i simil Verdini difficilmente facevano carriera politica, più che altro contrabbandavano al confine con la Svizzera ed entravano e uscivano di galera.

Piemontese doc Giolitti aveva una visione delle cose estremamente pratica, amava cercare soluzioni, e spesso le trovava, ed evitava di millantare successi che non aveva ottenuto.

Borghese a tutto tondo e inviso ai socialisti seppe però creare condizioni di equità sociale e di tutela delle classi più povere uniche per quei tempi e che gli valsero persino il plauso e l’appoggio degli avversari.

Favorì l’ingresso dei sindacati all’interno della vita politica, sia per ragioni – diciamo – di interesse nazionale che di opportunità politica: la classe operaia stava cominciando a farsi sentire non poco e, a tal proposito, famosa fu l’ironica risposta che diede a un esagerato Giovanni Agnelli che premeva sul governo per far cacciare con la forza gli operai che occupavano la Fiat:  “Benissimo, darò ordine all’artiglieria di bombardarla”. Al vecchio Agnelli non restò che tenersi l’avvelenata frecciatina e partire per la villeggiatura.

Insomma, massone e borghese, il figlio di madre vedova era comunque un politico serio e persona rispettabile e il clima  dei primi decenni del 900 non può essere minimamente paragonato a quello odierno, ma, Scalfari, che dovrebbe saperlo meglio di tutti, ha fatto finta di niente e ha portato avanti la sua inverosimile e bislacca similitudine.

Il novello padre della patria made in Scalfari Renzi, al contrario di Giolitti, è un esempio tipico di politico mediocre: tiene in piedi con gli intrighi di palazzo una maggioranza da brividi, composta da delinquenti istituzionalizzati, compra voti grazie a Verdini.

Suddito perenne dei poteri forti lustra le scarpe di Marchionne con la lingua e prende ordini dalla Germania senza batter ciglio. Non concede diritti sacrosanti sul versante del lavoro, anzi con il Jobs Act li ha ridotti ai minimi termini, teme il suffragio universale – che a differenza dell’epoca giolittiana dovrebbe essere oggi un diritto acquisito –, meno si ricorre al voto è meglio è … per lui.

Certo, ognuno lavora con quello che ha e Matteo Renzi, oltre all’evidente e insormontabile handicap di essere Matteo Renzi, ha a che fare con gentucola come Alfano, Lorenzin, Padoan e l’innamoratissima Guidi, mica ha tra le mani gente del calibro di Fortis, Sonnino e Luzzati? Ognuno in fondo ha quel che si merita.

Anche l’opposizione è quello che è; una cosa sono i caciaroni e volgari Grillo e Salvini, un’altra sono le accorte acquiescenze di Turati e gli attacchi diretti di Salvemini.  

Insomma, l’unica triste comunanza tra i due non è certo nelle luci ma nelle ombre. Entrambi massoni, solo che Renzi non può ascoltare quello che dicono i grandi, entrambi ,per interessi politici, hanno contribuito ad aumentare l’enorme divario tra il nord e il sud del paese, entrambi hanno voluto far apparire forte un paese che in realtà non è mai stato veramente unito e, infine, tutti e due hanno promosso una triste retorica nazionalista che oggi più che mai assume le fattezze di una grottesca e colossale presa in giro. Però dobbiamo precisare un piccolo particolare che salva Giolitti e fa sprofondare Renzi: le ombre che riguardano Giolitti sono di un secolo fa, quelle di Renzi appartengono al terzo millennio. Quindi non conta se hai un Iphone, si può essere tranquillamente più antichi e reazionari di un politico vissuto cento anni fa anche se hai 40 anni e vivi nel 2016.

Bravo Scalfari, ci ha preso! Ha centrato delle similitudini, anche se non erano proprio quelle che voleva evidenziare lui. Ma tanto che fa, domani avrà già dimenticato tutto e gli salterà in mente di paragonare Renzi che prende il sole a mare a Nelson Mandela.   

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fonte foto: scuolanticoli.com

  


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