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Per i 100 anni della nascita di Nuto Revelli

Creato il 19 luglio 2019 da Paolo Ferruccio Cuniberti @paolocuniberti

Per i 100 anni della nascita di Nuto Revelli

Quando apparve Il mondo dei vinti nel 1977 mi precipitai a leggerlo. Fu un libro che fece clamore e divenne subito un caso letterario per molte ragioni, prima di tutto perché ci metteva di fronte agli effetti compiuti di quella “mutazione antropologica” della società italiana già annunciata da Pasolini pochi anni prima. La millenaria e immutabile civiltà contadina era definitivamente divenuta memoria, storia orale, un luogo del nostro passato narrato dai “vecchi”, ultimi testimoni di un tempo andato destinato a non ripetersi mai più. In secondo luogo, erano anni in cui ci si appassionava ai miti e agli studi dei grandi antropologi sui popoli “selvaggi”, ma anche dei racconti di Ernesto De Martino o di un Carlo Levi su un Sud profondo e lontano e magico, e Revelli mi metteva di fronte in modo vivo e concreto, qui nel mio Piemonte, alle mie stesse vere radici, ai nostri “indigeni”, a quel nostro profondo Sud che mi stava accanto e che stavamo trascurando o idealizzando come una idilliaca arcadia, fonte di ballate e amabili polifonie. Le crude storie di vita di quei contadini (e di quelle donne, nel successivo L’anello forte), non così distanti nel tempo e nello spazio, che potevano essere i nostri nonni, acquistavano drammaticità, dignità e importanza, e ci impartivano una lezione e un monito.Oggi ci si deve interrogare se quel monito sia stato recepito e raccolto.

Nuto Revelli non era né un antropologo né un narratore in senso proprio, la sua è stata un’opera di raccolta, di selezione, anche di traduzione, tuttavia, quando mi capita di parlare in pubblico dei maggiori autori della letteratura piemontese del 900, oltre a Monti, Pavese, Fenoglio, non manco di citare Nuto Revelli. La sua lingua richiama il Fenoglio de La malora e in quei testi, trattati con rispetto, è chiara la partecipazione, l’empatia, dell’autore nei confronti degli intervistati, dei suoi “personaggi”, al tempo stesso reali ed epici. Qual è ancora oggi la sua attualità? Una lettura che consiglierei senz’altro è quella della sua lunga introduzione al Mondo dei vinti, di cui vorrei riportare questo passo che potrebbe ancora far meditare molti di coloro che si occupano di “sviluppo” del territorio:

“Alla campagna povera il sistema ha sempre e soltanto offerto un turismo insensato, da rapina. Il turismo che non rispetta l’ambiente, che ferisce il paesaggio, che umilia il fragile tessuto contadino, non fa che riproporre sotto nuova forma l’antico sfruttamento, l’eterno colonialismo.”

Per i 100 anni della nascita di Nuto Revelli


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