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Per una comunità che vuole rialzarsi

Creato il 09 dicembre 2019 da Gaetano63
Per una comunità che vuole rialzarsiRiaprirà il 15 dicembre la basilica di San Venanzio a Camerino danneggiata dal sisma del 2016
di Gaetano Vallini«La chiesa di San Venanzio a Camerino è tra le più grandi di tutto il cratere e la sua restituzione al culto attesta che la ricostruzione non è solo un lontano miraggio, ma può essere realizzata nella misura in cui, come per questa circostanza, ci sia la sinergia delle diverse parti chiamate in causa. È possibile se la volontà di rialzarsi e rimettersi in cammino non viene ingabbiata nei lacci della burocrazia, ma ognuno, in funzione del suo ufficio, compie il suo dovere per il bene della collettività». Non cela soddisfazione e commozione monsignor Francesco Massara, arcivescovo di Camerino – San Severino Marche, nell’annunciare la riapertura della basilica di San Venanzio martire, danneggiata dal terremoto del 2016: alle ore 17 del prossimo 15 dicembre riapriranno infatti le porte della chiesa parrocchiale e verrà celebrata la prima messa dopo gli interventi di consolidamento e restauro. A presiedere il  rito l’arcivescovo Paul Emil Tscherrig, nunzio apostolico in Italia.In una terra ancora profondamente ferita dal sisma, che il 16 giugno scorso ha ricevuto la visita di Papa Francesco venuto a portare la sua vicinanza alla popolazione colpita ma anche a spronarla a non perdere la speranza,  si tratta di  un evento molto atteso. Un appuntamento che, come sottolinea monsignor Massara, «celebra il compimento di un desiderio da lungo tempo coltivato non solo dalle varie componenti ecclesiali dell’arcidiocesi, ma anche da tutti coloro che hanno a cuore il ricco patrimonio di fede, arte e cultura del nostro territorio. Molti hanno atteso di vedere la chiesa di San Venanzio nella condizione più favorevole perché risplendente di nuova luce  potesse così tornare a esprimere tutto ciò che rappresenta per la fede dell’intera città».La riapertura della basilica è il punto di arrivo di un lungo cammino,  frutto di un percorso in cui sono state investite energie e risorse da parte di molti che hanno creduto all’importanza dell’opera per il  presente e per il futuro. Tra essi proprio l’arcivescovo di Camerino - San Severino Marche, che fa suoi i sentimenti dell’intera comunità: «Anzitutto — dice —  la gioia di fronte a questa grande impresa felicemente conclusa, poi lo stupore per il risultato raggiunto e, insieme, il sollievo per la conclusione di un lavoro complesso e non privo di ostacoli. A dominare su tutto, però, vi è la gratitudine profonda, cordiale, sincera e difficile da esplicitare fino in fondo: tanti, infatti, sono i volti e i nomi delle persone a cui essa è doverosamente indirizzata».E sono stati molti a offrire il proprio contributo affinché la basilica tornasse a splendere nella sua “nobile semplicità”. I lavori sono iniziati a fine febbraio, prima all’interno e successivamente quelli sulle strutture esterne, più consistenti. Ora, tolte le impalcature per la messa in sicurezza, consolidato il campanile, risistemata la facciata e rifatta l’illuminazione, siamo agli ultimi ritocchi.  Un intervento reso possibile grazie alla generosità della Fondazione Arvedi-Bruschini di Cremona, la quale, «in poco più di otto mesi e con una spesa nettamente inferiore a quanto stanziato dagli organismi pubblici, ha messo sui binari giusti il treno che oggi giunge festosamente in stazione», sottolinea Massara, che ringrazia anche  la Commissione diocesana per l’arte sacra e l’Ufficio dei beni culturali, gli architetti, le ditte e le maestranze che hanno lavorato per «l’ottimo risultato raggiunto». Senza dimenticare il parroco, don Marco Gentilucci, e tutte le componenti parrocchiali che «in modo encomiabile e senza risparmiarsi hanno reso possibile tutto questo».Il terremoto ha provocato ingenti danni al patrimonio artistico ed ecclesiale della diocesi, oltre ovviamente alle abitazioni e agli edifici pubblici. Su 521 chiese, 364 sono state lesionate, alcune  totalmente inagibili, altre parzialmente. Una ventina sono state riaperte grazie ai fondi messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana e dagli organismi statali per la ricostruzione. Tra esse non c’è ancora la cattedrale di Camerino. Ma monsignor Massara ci tiene oggi a sottolineare in particolare quelli che definisce «danni collaterali» del terremoto. «In poco più di tre anni — spiega —  abbiamo registrato purtroppo una ventina di suicidi, l’aumento del 73 per cento dell’uso di antidepressivi e, solo nel primo anno del post-terremoto, un incremento del 53 per cento dei decessi tra la popolazione anziana che spesso si lascia morire perché “deportata” lontano dai luoghi della quotidianità». Anche per questi motivi — conclude  il presule — la riapertura al culto della chiesa di San Venanzio rappresenta un grande segno di speranza, una conferma nella fede e una luce significativa anche per eventuali futuri progetti di rinascita. C’è davvero da augurarsi che i contenuti di storia, arte, devozione e vita di questo edificio a noi tanto caro facciano risuonare nel nostro cuore il forte richiamo a rendere sempre più leggibile, eloquente e vigorosa la testimonianza della Chiesa edificata da pietre vive che siamo noi, peccatori salvati, rimessi in piedi e inviati dalla misericordia del Signore. Rivestito di questa simbolicità, il restauro della chiesa assume il suo più profondo significato e continuerà a essere per tutti fonte sicura di vera e sincera gioia, respiro di bellezza e motivo di consolazione e di speranza».(©L'Osservatore Romano, 9-10 dicembre 2019)

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