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Perché favole e fiabe sono una cosa seria: le fiabe russe e il mondo che c’era e non c’era

Creato il 23 aprile 2014 da Diletti Riletti @DilettieRiletti
Russian tale illustration 4

C’era una volta e una volta non c’era: così inizia la storia di Vassilissa, e già da questa prima affermazione possiamo capire che le fiabe russe parlano di un mondo “altro”, che somiglia alla realtà e tuttavia non lo è. Prima, però, mettiamo in chiaro una cosa: nelle fiabe russe non esistono le fate, niente esserini celesti che trasformano zucche in carrozze o topi in cavalli.

Infatti in russo le fiabe sono chiamate skazka che significa “ciò che si dice”, quindi “storia”; niente a che vedere con l’inglese “fairy tales” o il francese “contes de fées”. Ciò non toglie che vi siano personaggi bizzarri, grandi cavalieri, ragazze straordinarie, principesse rane, uccelli di fuoco e…

Ma procediamo con ordine: prima di chiunque altro arriva la Baba Yaga, quella che più assomiglia alle nostre streghe. La cara nonnina, in realtà un’orchessa con una gamba di sole ossa che non disdegna la carne umana, vive in una casa issata su zampe di gallina che può girarsi a comando (ma non è detto che lo faccia in silenzio).

Casetta, casettina, vòltati con la faccia verso di me e il dorso verso il bosco…

Casa, casettina! Mettiti come prima, come ti ha messo mamma…

Ma la Baba Yaga non è del tutto priva di delicatezze: prima di mangiare i suoi ospiti offre loro un bagno e un pasto caldo. Talvolta consegna loro oggetti magici o rivela informazioni preziose. Poi… insomma, tranquilli, i protagonisti se la cavano egregiamente.

Non manca l’eroe maschile, com’è dovuto: talvolta è un principe, ma spesso è un arciere al servizio dello zar, o semplicemente l’ultimo dei tre figli di un vecchio contadino, magari neanche troppo brillante. Lev Tolstoj sceglie proprio il personaggio di Ivan lo stupido per scrivere la celebre fiaba omonima: un ragazzo che tutti deridono, semplice e ingenuo, ma anche giusto e sensibile. La sorte farà di lui un vero eroe grazie alle sue scelte assennate a fronte delle smargiassate inconcludenti dei fratelli maggiori.

Il suo alter ego è una giovane donna, Vassilissa la bella, dolce e assennata quant’altre mai, abile nei lavori di casa, ma capace di affrontare il mondo e le sue prove senza paura e con ottimi risultati, esattamente come l’eroe maschile; spesso è orfana ed è protetta dalla madre defunta attraverso oggetti magici (non essendoci fate-madrine come in Cenerentola, qualcosa bisognava inventarsi). Vasilisa

Non è però la sola donna ad essere protagonista: sotto il segno dell’oro brillano Vassilissa o Elena la Saggissima, principesse di bellezza pari a quella del sole (quindi non descrivibile) e dotate di conoscenza delle arti magiche; talvolta dall’aspetto animale, come ne La Principessa Ranocchia, talvolta guerriere indomabili possono aiutare l’eroe o porgli dei complicati enigmi da risolvere, le perfide.

Fiabe Russe, Alexis Tolstoj, Giunti ed.1973

Fiabe Russe, Alexis Tolstoj, Giunti ed.1973

Infine, svolazza qui e là un favoloso uccello di fuoco che corrisponde alla nostra Fenice:

Le sue penne sono d’oro, e gli occhi simili al cristallo d’Oriente.

Le sue piume emanano la luce di mille fiammelle e può esaudire ogni desiderio. In realtà trovarne una sola provoca un sacco di guai al nostro eroe, che prima di sposare, in barba al malvagio zar, la più bella principessa finisce persino in una pentola d’acqua a cento gradi, come racconta Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev nella favola intitolata appunto L’uccello di fuoco e la principessa Vassilissa.

E ancora abbiamo lupi grigi e destrieri dalla criniera d’oro, zar inflessibili e gomitoli magici, un temibile gatto-moraccio e un gigante immortale, un’aquila dalle piume grigio azzurre e un bastone che picchia senza smettere mai…

principe e lupo

Le fiabe, come dicevamo nella seconda parte, possono esser viste come il ritratto di un popolo; leggere le fiabe russe significa anche addentrarsi in un mondo in cui la natura ha una forza sovrannaturale e l’uomo civilizzato ancora combatte contro la sua parte selvaggia e oscura. Ma resta un mondo ricco di bellezza e poesia e colori sfavillanti, che può ancora incantare con il suo “C’era una volta e una volta non c’era sia i grandi sia i bambini.

p.s. Il mio personale ringraziamento va a mio padre, che nel 1973 mi regalò Fiabe Russe nell’edizione di Giunti dalle coloratissime illustrazioni, libro che è qui, accanto a me, mentre scrivo.


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