Perchè ho scelto l'autopubblicazione

Creato il 18 luglio 2015 da Taccodieci @Taccodieci
So bene che cosa ho detto non più tardi di qualche giorno fa e non mi rimangio niente. E' tutto vero: il mio nuovo romanzo dal titolo superstiloso ha ricevuto ben tre proposte di pubblicazione.
Quel che è più importante è che, per chi lo sta aspettando, il mio terzo romanzo vedrà la luce.
Sissignori, verrà pubblicato con una strepitosa copertina per la quale chiederò l'insostituibile aiuto della mia socia e sarà disponibile nei più importanti store online.
Questo nonostante abbia ringraziato il dottore per le offerte di pubblicazione e sia andata avanti. Con l'autopubblicazione.
Perchè sputare in un piatto tanto ricco?
No, non si tratta di sputare, si tratta di una scelta di vita che credo mi regalerà dignità.
Ormai me la sono messa via: non scriverò il prossimo "orgoglio e pregiudizio". E non sono nemmeno lontanamente degna nemmeno di riordinare l'armadio della Kinsella.
Però scrivere mi piace e intendo continuare a farlo, perchè senza passioni non c'è differenza tra la vita di una persona e un palo del telefono.
Ho ricevuto tre proposte di pubblicazione, ma analizziamole.
Due di queste erano sfacciatamente a pagamento (grazie al [@##°).
E mica si parla di bruscolini, si parla di cifre a quattro zeri. Signorsì, cifre a quattro zeri! Che a momenti manco in uno stipendio le vedo, le cifre a quattro zeri.
Manco delle copie del mio libro mi vengono proposte in cambio, no. Mi dovrei pagare pure quelle e pure a prezzo pieno.
Che poi non stiamo parlando della Mondadori, eh, stiamo parlando di case editrici con una distribuzione che se mi metto con una bancarella in piazza il giorno di mercato faccio più bella figura.
La terza proposta non era a pagamento e fin qua ci siamo.
Solo che avrei dovuto rinunciare ai diritti d'autore sulle prime tot centinaia di copie del mio libro vendute. Tradotto: avrei venduto il mio libro senza guadagnarci nemmeno un centesimo.
Non che miri a campare di scrittura, come ho già detto, perchè purtroppo questo è un paese che con la cultura ci copre la lettiera del gatto, ma guadagnarci dieci euro, con il lavoro di due anni, sarebbe quel minimo sindacale di gratificazione personale a cui ogni scrittore che pubblica ha diritto.
Quindi ho detto no. Io autopubblico.
Autopubblico perchè si tratta del mio lavoro di due anni, gente: due lunghi anni. Io lo metto in gioco nudo e crudo, come la mamma lo ha fatto, e se una casa editrice non crede in questo lavoro allora non la voglio.
Non voglio più svendere il mio tempo, le mie serate e nottate al miglior offerente. No, non lo voglio più fare.
Sicuramente nel panorama della letteratura italiana i miei romanzi hanno un peso praticamente nullo, ma per me hanno un significato che non accetto più che venga sminuito solo perchè qualcuno ha fiutato una polla da spennare.
Io capisco il lavoro e il supporto di una casa editrice, ma tra scrittore e casa editrice ci dovrebbero essere reciproca collaborazione e reciproco riconoscimento dell'impegno di entrambi. Se così non è meglio lasciar perdere.
Con la consapevolezza di essermi giocata con questo post ogni possibile futura proposta di pubblicazione, sempre vostra
La Redazione

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