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Perché la vulnerabilità è uno strumento che funziona

Creato il 21 novembre 2017 da Gloria Vanni @gloriavanni

Mondi e Sostenibilità | Perché la vulnerabilità è uno strumento che funziona. Foto di Gianna Carrano Sunè

Ho già dedicato un articolo al potere della vulnerabilità e non considero l’argomento esaurito. Al di là delle diversità, infatti, siamo tutti impegnati a scrivere la nostra storia, a cercare il nostro posto del mondo. Proviamo allora a usare la vulnerabilità per trovare soluzioni semplici ed efficaci. Questo è l’obiettivo.

Come risolvere il problema della vulnerabilità

Dal latino vulnerabilis che deriva da vulnerare, cioè “ferire“, nella nostra società la vulnerabilità è vissuta come un problema, nella vita come nel lavoro.

Se guardiamo la cosa da un’altra prospettiva, quella che la maggior parte delle volte definiamo debolezza, è viceversa una forza. Nulla di nuovo, dirà qualcuno, era quanto pensava Sigmund Freud di sé. Un’idea del padre della psicoanalisi che non ha avuto grande diffusione.

Riconoscere e accettare la vulnerabilità significa mettere da parte le proprie maschere. Azione che ci consente di sentire il nostro lato più umano e accendere così il vero cambiamento. Abbassiamo le nostre difese, meglio se le abbandoniamo, per essere semplicemente più umani. Sì, presentare al mondo le proprie insicurezze può essere un vantaggio.


Per cedere all’amore dobbiamo esser vulnerabili all’amore, L. Buscaglia
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Perché la vulnerabilità è la migliore energia di un leader

La vulnerabilità è la migliore energia a nostra disposizione, tanto più quando abbiamo aspirazioni da leader. Infatti, ci connette a quei momenti di frizione della natura umana e ci consente di esplorare nuove possibilità.

Ammettere che non abbiamo risposte a tutto consente alla vulnerabilità di trasformarsi in una fonte di creatività, per noi e per chi ci sta attorno. Essere vulnerabili ci rende migliori, tanto più quando siamo in gruppo perché diamo più spazio agli altri. Essere vulnerabili ci apre la porta a grandi conversazioni.

La vulnerabilità è uno strumento che funziona sempre

Mondi e Sostenibilità | Perché la vulnerabilità è uno strumento che funziona

Vivere la vulnerabilità significa smettere di controllare e prevedere. Un drastico cambiamento per una società cresciuta negli anni su incarico e controllo. Nessuno è immune alle inclemenze di un’epoca vulnerabile come l’attuale. Abbiamo visto diversi imperi sbriciolarsi e scomparire da un giorno all’altro.

Se basiamo la nostra leadership sul controllo, siamo costretti a investire un sacco di tempo a razionalizzare i nostri errori e identificare le migliori opportunità da cogliere. Non essere vulnerabili non ci evita la critica. Essere vulnerabili implica accettare la critica e costruire con gli altri. Perciò, la vulnerabilità è uno strumento che funziona e consente (anche) di conquistare maggiore libertà.


Io sono vulnerabile. Commetto errori. Sono imperfetto. Ho paura: sono un essere umano, L. Buscaglia
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Perché essere grati alla vulnerabilità

La ricercatrice statunitense Brené Brown dice a un certo punto in questo TED:

«… La vulnerabilità è il cuore della vergogna e della paura e della nostra lotta per la dignità ma sembra essere anche la culla della gioia, della creatività, del senso di appartenenza, dell’amore… Non si possono addormentare i sentimenti negativi senza sopprimere quelli positivi. Non possiamo selezionare cosa sopprimere… Quando sopprimiamo, sopprimiamo anche la gioia, addormentiamo la gratitudine, siamo insensibili alla felicità. E poi stiamo male, cerchiamo un significato e una ragione, e allora ci sentiamo vulnerabili… ».

Semplice vero? Concludo: anch’io sono grata alla vulnerabilità perché se mi sento vulnerabile vuol dire che sono viva. Questi sono per me i punti essenziali di la vulnerabilità è uno strumento che funziona. Il lavoro non finisce qui e… Come definiresti la vulnerabilità? Cosa ti fa sentire vulnerabile?

Lascia nei commenti risposte e suggerimenti: la tua esperienza è utile a me e a chiunque abbia il coraggio di provare cose nuove.

PS. La bellissima foto di apertura è di Gianna Carrano Suñè.


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