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Perché questo articolo è riuscito a ingannare mezza città?

Creato il 05 dicembre 2019 da Romafaschifo
Perché questo articolo è riuscito a ingannare mezza città?Il livello di assoluta emergenza intellettuale e culturale della città lo puoi verificare analizzando come e quanto è stato condiviso un articolo uscito qualche settimana fa su Il Tascabile.

L'articolo ha girato molto durante la prima metà di novembre. Aveva del resto tutte le caratteristiche per girare all'impazzata: era una trappola, e tutti ci sono caduti. Tono di voce erudito e competente, foto assai suggestive, scrittura semplice, chiara anche per chi non conosce i fatti elencati. E soprattutto la chicca: l’opportunità per tutti i cittadini romani - che in cuor loro sanno alla perfezione di essere in parte colpevoli in prima persona delle condizioni inaccettabili in cui versa la città - di scaricarsi spudoratamente la coscienza. Questo articolo mi spiega che la colpa di sto schifo non è mia neppure un po’ e dunque lo condivido! Il ragionamento inconscio di molti è stato questo.Questo articolo in realtà racconta alla perfezione perché la città non uscirà mai fuori dalla pozzanghera di sterco in cui si rotola tutto sommato godendosela.

Il livello di negazionismo tocca vette psichiatriche. Il sotto testo (e anche il sovra testo) è chiaro: i cittadini si comportano in maniera incivile? Interi settori economici sono in mano al racket? L’amministrazione preferisce lucrare clientele mandando tutto in rovina piuttosto che governare in maniera rigida e seria? Gli investitori fuggono a causa di una ostilità ostentata verso chi fa impresa e a causa di una burocrazia assurda, malata e inefficiente? Il clientelismo è a livelli tali che ogni singolo amministratore è sotto ricatto? Niente paura: è colpa del disordinato sviluppo urbanistico del passato, dal Dopoguerra fino agli anni di Veltroni. È lì l’unico problema. Se il Comune non risolve il problema delle bancarelle, dei cartelloni, dei lavori pubblici, dell’arredo urbano, se i grandi eventi sono nemici invece che opportunità, se la gente si ferma in doppia fila anche se la prima fila è libera e se le buche sulle strade raccontano di corruzione e inefficienza è colpa di Porta di Roma, di Ponte di Nona e di Parco Leonardo. 

È colpa dell’urbanistica sbagliata del passato. E visto che il passato non si può modificare allora significa non solo che la città non potrà cambiare mai, ma che neppure ha senso lamentarsi. Se lo fate portate avanti una “retorica del degrado”. Perché il degrado, l’illegalità, la sopraffazione, l’umiliazione, la prevaricazione, la prepotenza specie a danno delle fasce più fragili, l’oggettiva impossibilità di condurre una vita normale, sono invenzioni, esagerazioni. Sono “retorica”! Dunque, non sono un problema reale. L’unico problema sono le folli (condividiamo) scelte urbanistiche degli anni passati. Gli unici problemi sono quelli che non possiamo affrontare e non possiamo risolvere. 

Come i pochissimi lettori accorti avranno capito, tuttavia, l'articolo non ha il fine di spiegare come si è sviluppata la speculazione edilizia a Roma. Quella è ormai una lagnanza accademica che tutti conoscono e che si insegna perfino al liceo. La storia della speculazione edilizia è vera e la conosciamo tutti. L'obbiettivo dell'articolo è solo apparentemente affermare "Roma è in queste condizioni solo per le colpe del passato". L'obbiettivo è più sottile: è giustificare il presente soprattutto quello composto dai movimenti per la casa, organizzazioni politiche violente e subdole che di tanto in tanto riesco a piazzare (anche su testate serie, questo è davvero singolare) articoli come questo per depistare. Proprio quando stai seguendo la storia, proprio quando assume le sembianze di un racconto oggettivo, cronologico, ben scritto, proprio quando le tue difese di lettore si abbassano arriva il fendente che ovviamente entra come coltello nel burro. E così i lettori escono dal contenuto convinti che i poveri occupatori siano in realtà semplici vittime e non approfittatori. 

Un modo losco e scorretto di fare giornalismo e comunicazione. Per il 95% del contenuto assumo le sembianze di una nonnina che ti spiega e nell'ultimo 5% mi rivelo per quello che sono: un lupo che ti vuole divorare. Quando però è troppo tardi e la schiacciante maggioranza dei lettori non sa più difendersi e ci casca. Ecco dove sta la vera retorica.

Ma questo articolo non fa solo questo: va perfino oltre. Non si limita nel tentativo di legittimare sottobanco le angherie di gruppi del tutto simili alla camorra che imperversano a Roma da anni impedendole di essere una città normale. No. Questo articolo (e non è certo il primo, ma solo l'unico di una sciatta serie di articoli iniziati probabilmente da Christian Raimo qualche anno fa) cerca di convincerti che Roma è in preda ad una autentica ossessione anti-degrado. Dipinge una città piena di paladini del decoro, nerd fissati che pensano tutto il giorno a come combattere le anomalie. 

Tutti sappiamo che la verità è un'altra. Tutti sappiamo che in realtà a Roma c'è il problema contrario ovvero il 99% della cittadinanza che se ne frega di tutto, che non partecipa, che non si interessa, che vive immersa nella totale omertà. A loro però questa cosa non basta. Il loro mondo ideale, il mondo in cui possono continuare a fare i loro comodi (sovente illegali) senza alcuna conseguenza, prevede che neppure l'1% della popolazione si civicamente attiva. Anche questi vanno annichiliti, annientati e per farlo bisogna renderli ridicoli, disegnarli come parte di una frenesia collettiva che non è mai esistita. 

Un articolo che merita una analisi perché unisce scorrettezza e faziosità ad una sofisticatezza inedita fino ad oggi. Corroborata dal supporto: una rivista autorevole facente addirittura capo alla Enciclopedia Treccani. Un salto di qualità da parte di coloro che stanno facendo carte false per evitare che questa città si svegli e cambi.


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