Magazine Diario personale

Perché Sanremo e Sanremo/2

Da Iomemestessa

Ed eccoci al pagellone. Dopo tre serate (e il doppio ascolto) più qualche passaggio per radio.

L’ordine, quello della scaletta della prima serata.

Annalisa: Bella voce, discreta canzone. Meglio la seconda interpretazione della prima. Si veste (e si pettina) in maniera esecrabile. Ma questa creatura non ce l’ha una mamma/sorella/zia/cugina/amica del cuore che al momento della scelta dell’outfit le abbia detto ‘tesò, anche no, eh”. Voto: 5 1/2

Ron: Lo so la canzone è di Dalla. Ecco, magari non proprio una canzone di Dalla di prima scelta. Lui è accorato. Noiosa la canzone e noioso lui. Voto: 4

The Kolors: maimaimai. Quel ritornello si pianta in testa. Ci mette più Stash a pettinarsi la mattina che io a spicciare casa, e sono dei tamarri incredibili ma, nel complesso, s’è visto di peggio. In radio sarà un trionfo. Voto: 5 1/2

Max Gazzé: Io ti aspetterò, fosse anche per cent’anni aspetterò. Basterebbero questi versi. E poi, sarà la sua voce, sarà la poesia, ti sembra di andare lontano, in un altrove che non è oggettivamente il palco dell’Ariston. Voto: 10

Vanoni, Bungaro, Pacifico: vedi incedere la Vanoni, trasfigurata da una chirurgia estetica che non apporta giovinezza ma solo un’incontenibile tristezza in chi guarda, e pensi: “madremia come l’hanno (e si é, che nessuno è mai del tutto incolpevole) ridotta”. Poi canta, e non c’è più né un oggi né un ieri. Pacifico e Bungaro, incidentalmente gli autori della canzone, dal punto di vista vocale sono utili quanto un herpes il giorno del matrimonio. Ma saremo sempre grati a Pacifico per quella riga messa lì: “Bisogna imparare ad amarsi, bisogna imparare a lasciarsi”. Eh. In effetti. Voto:8 1/2

Meta/Moro: Vinceranno. O forse no. Ma andranno sul podio. L’unico ostacolo sulla strada era il rischio eliminazione (una palla assurda che qui ci risparmieremo, e che sarà la ragione per cui dovranno accontentarsi di un piazzamento). La canzone è furbetta. Una instant song, sulla scia degli instant book e degli instant movie. Che non mi garbano affatto. Come questa canzone del resto, purtuttavia ben eseguita. Il voto è la media tra l’esibizione (da 8) e la canzone (da 4). Voto: 6

Mario Biondi: Mario Biondi fa la cover in italiano di una qualsiasi canzone di Mario Biondi a caso. Il problema è che in inglese fa più scena. Lui è bravo ma sostanzialmente è una palla assurda. Voto: 5

Roby Facchinetti & Riccardo Fogli: L’età non è alibi. Primo perché a Sanremo ci si va volontariamente, non si viene precettati. Secondo perché la Vanoni (in gara) ma anche Paoli e perfino Memo Remigi dimostrano che l’età non necessariamente incide sulla performance. Il problema è la coerenza. Ora, che Facchinetti già coi Pooh avesse quest’abitudine di dispiegare l’ugola e stirare ogni vocale in circolazione ce lo ricordiamo fin dai tempi di Dio delle citttuuuuaaaa. Però, almeno, non stonava. Adesso quella tonalità, per lui, è inarrivabile. E qui entra in gioco la coerenza, che non è un valore assoluto. Se non ci arrivi più, scendi di tonalità. Diverso il discorso per Fogli. Fogli ha sempre avuto una bella vocalità, ed è rimasta mediamente intatta. Infatti tiene su da solo il traballante duo. Poi, poverello, certi scivoloni li giustifico, tenere intonazione e ritmo mentre quel tanghero ti strilla nell’orecchio le sue vocali ampliate deve essere un’impresa titanica. S’aggiunga che la canzone è una ciofeca di prima categoria. Voto: 4

Lo Stato Sociale: musica accattivante, testo non banale. Qua e là ricordano il mai abbastanza rimpianto Rino Gaetano. La ballerina ottuagenaria è un richiamo alla scimmia gabbanesca. Ma “Se sbagli sei fuori”, è una gran verità. Voto: 9

Noemi: al pari di Annalisa, imparasse a vestirsi. Il parrucchiere che le ha fatto il colore ai capelli, deve odiarla pervicacemente. Quell’arancio sbatterebbe chiunque. Il trucco da pallidona, non aiuta. Detto ciò, la canzone è discreta. Anche più che discreta. Benché a Sanremo Noemi spesso presenti canzoni più brutte di quelle che inserisce nei suoi album, va a capire perché. L’interpretazione sempre valida. Voto: 6 1/2

Decibel: Silvio Capeccia, Fulvio Muzio ed Enrico Ruggeri tornano direttamente da una sperduta galassia degli anni ’80 da cui erano stati inghiottiti. Erano quelli di Contessa (non sei più la stessa), Vivo da re e Polvere, e ci sollevano anni dopo con una canzone che cita Bowie ed è una gran bella canzone. Ruggeri è sempre lui. Voto: 8 1/2

Elio e Le storie tese: La canzone non è memorabile, ma gli Elii si congedano ripercorrendo la loro storia. Ci mancheranno. Cara ti amo – Mi sento confusa. Cara ti amo – Devo stare un po’ da sola. Voto: 9 (alla carriera, però)

Giovanni Caccamo: Ho provato a cercare un lato positivo della performance. Non l’ho trovato. Allora ho provato a cercare un lato negativo della performance. Non ho trovato neppure quello. Inutile. Come le bomboniere dei matrimoni. Voto: 3 (perché l’inutilità è peggio di una brutta canzone o una performance sbagliata)

Red Canzian: un altro Pooh. Se non si scioglievano era meglio. E non lo dico per sfottere. Complessivamente, l’impasto di voci, le loro sonorità, potevano piacere o non piacere ma stavano nel mondo. Da soli sfornano funeste ciofeche. Questa un po’ meno ciofeca dell’altra, perchè a Canzian tiene un po’ di più la voce. Ma la canzone sembra ‘una sigla per anime’ (cit.). Voto: 4,5

Luca Barbarossa: A me Barbarossa piace. Quindi non sono probabilmente del tutto equa. La ballata folk nella tradizione romana egualmente non mi dispiace. La canzone è gradevole e lui è bravo, ma non c’è mai quel guizzo che consente il salto di qualità.   Voto: 6

Diodato & Roy Paci: La prima sera, ho sbuffato. Al secondo mi è piaciuta. Molto. Diodato ha una bella voce, la tromba di Roy Paci spinge il giusto. Non una canzone vincente, ma una canzone gradevole, questo sì. Voto: 6

Nina Zilli: la Zilli è bravissima. Ed è anche bella ed elegante. Ma ha una canzone di una bruttezza rara. E non è la prima volta che le accade a Sanremo. Voto: 4

Renzo Rubino: non ha neanche l’effetto raccapriccio. È solo brutta la canzone. Ed è inutile la sua interpretazione. Voto: 3 (e ce n’è d’avanzo).

Enzo Avitabile & Peppe Servillo: Lo so, sono bravi. Lo so, la canzone non è male. Ma a me non è piaciuta. Non è orrenda. È noiosa. Voto: 5

Le Vibrazioni: E pensare che non mi sono mai piaciuti. E pensare che la prima sera ho detto: ‘la solita ciofeca’. E invece al secondo ascolto e poi in radio, ha fatto centro. Sarcina trascina, la canzone ha energia. E loro, si vede, ci danno dentro perché hanno voglia di suonare. Bravi. Voto: 8

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