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Perché voto alle Primarie del Partito Democratico: tre regolette d'oro per ragionare bene e una personalissima conclusione

Creato il 05 dicembre 2013 da Nicola_pedrazzi @Nicola_Pedrazzi

      Lo Sky format che ha ospitato il confronto dei gladiatori più gladia che tori del PD è semplicemente AGGHIACCIANTE. Più di Berlusconi da Santoro. Se Grillo non ci fosse bastato, ora ne siamo certi: la spettacolarizzazione (o meglio, la televisizzazione) della politica è completata, non ci sono dubbi. In ritardo rispetto al calcio, è vero, ma alla fine è successo. E non importa che l'era della Tv sia tecnologicamente al tramonto.
      Mi chiedo perché in studio non fosse presente una giuria composta da Jerry Scotti, Simona Ventura e Riccardo Cocciante: con tanto di pulsantone rosso per il voto. Meglio, che votino loro, col pulsantone. Noi a casa, ho pensato. Poi ci ho riflettuto un po' su: dopotutto l'ultima guerra mondiale l'hanno vinta gli americani gettando chewingum dai carri armati, e di tutte le egemonie culturali cui potevamo essere sottomessi noi della provincia mediterranea quella forse è la meno peggio. Almeno spero. Quindi amen: viva l'Università di Tor Vergata che controlla in simultanea le cifre sparacchiate dai candidati - pensate se si facesse lo stesso confronto con le stesse regole a destra, il cazzatometro di qualsiasi centro di ricerca esploderebbe. Insomma, in fin dei conti qualunque cosa si sostituisca a Porta a Porta va bene, anche se ha le lucine anni Ottanta sullo sfondo. Passiamoci sopra.
      TV a parte (e dunque a parte tutto), io andrò a votare alle primarie del PD. Convintamente. Perché la disillusione a questa età è solamente alibi (oppure è poseraggio, al pari dei rapper feriti senza ferite), e perché la vera ragione per cui voto alle primarie esula dal destino del PD in quanto tale - che, sia chiaro, in quanto tale si meriterebbe in pieno la punizione dell'astensione.
      Vi spiego il mio personalissimo ragionamento. Prima di compiere qualsiasi azione, per uno della mia età è cosa buona e giusta chiedersi: cosa fa D'Alema? E subito dopo: cosa fa Andrea Scanzi? L'Università di Tor Vergata ha calcolato che se si riesce a non fare propria nessuna delle (talvolta falsamente) antitetiche opzioni che i due geni spacciano con sicumera, al 97% dei casi si fa la scelta giusta - dal punto di vista del bene comune: l'unico che a me, per il momento, interessa. È uno schemino che funziona. Proviamo: Quale presidente della Repubblica voleva D'Alema? Marini = opzione realista perdente. Quale Scanzi? Rodotà = opzione idealista perdente. Qual era quello "giusto"? Prodi = opzione praticabile d'alto livello. Cosa abbiamo? Napolitano = una non opzione.
      Dopo 27 anni di vita italiana, credo di aver fatto mie tre regolette d'oro. Le condivido volentieri con gli scoiattoli:
      Regoletta numero uno: NON FARE MAI QUELLO CHE FA D'ALEMA - nel caso specifico, NO CUPERLO. Ragioniamo: se ci lamentiamo di D'Alema che, senza chiedercelo, trama nell'ombra false soluzioni che l'elettore medio della sua parte aborrisce, poi non possiamo stare sul divano a fumare il narghilè il giorno che ci danno la possibilità di dargli un calcio nelle palle. Andiamoci di corsa. Non è un caso che D'Alema sia sempre stato contrario alle primarie aperte ai non tesserati. Per forza: per lui l'Ulivo è una pianta che cresce nei pressi di Capalbio, Prodi una marca di salumi, il partito è uno stabile dove gestire la porzione di potere accumulato nel corso delle riunioni condominiali. Se votano solo i pullman di pensionati per D'Alema è il top. E dunque io, foss'anche solo per questo, vado a votargli contro.
[piccola dovuta parente: 1) D'Alema fa davvero ciò che non vorresti senza chiedertelo, da anni, e da anni ci prende per il culo: chi ancora non crede al D'Alema eminenza grigia e spaccia questa tesi per complottismo naive alla Casaleggio dia una ripassatina a questo video, e si dia anche una spiegazione del perchè in Italia Berlusconi è durato 20 fottuti anni. Semplice: nel nostro paese alla gente puoi dire tutto e il contrario di tutto, senza incappare MAI in alcuna sanzione democratica; 2) la cosa peggiore di D'Alema non è il suo cinismo (né il fatto che di questo se ne compiace). Il problema non è mai il realismo politico. Il problema è se il realismo politico non è utile/porta alla distruzione. E il cinismo di questo falso genio, a differenza del realismo di Napolitano, è sempre stato politicamente fallimentare. SEMPRE].

      Regoletta numero due: NON FARE MAI QUELLO CHE FA ANDREA SCANZI - nel caso specifico: NO ASTENSIONE. Su FB Scanzi ragiona così, tra una parentesi e l'altra: Non parteciperò alle primarie del Pd, perché è un partito (purtroppo) nato morto e perché l'esito è scontato (stravincerà Renzi). Se però ci andassi, voterei Civati... Civati non ha alcuna speranza di vittoria domenica, ma può perdere bene (una cosa che sembra piacergli sin troppo, come se ci fosse in lui un latente masochismo politico)... Una volta perso il confronto, spero che finalmente prenda atto (anche pubblicamente) della irrecuperabilità del Pd e che si adoperi - forte del consenso ricevuto - per creare una forza alternativa al Pd. Ovvero una forza di sinistra vera, che si contrapponga (separatamente ma spesso congiuntamente a M5S e Sel) a quelle larghe intese e agli ancor più larghi inciuci che tanto piacciono (pure) a Jerry Calà Renzi e ai suoi groupies. Se Civati rimarrà nel Pd anche dopo aver perso, avranno avuto ragione coloro che lo accusano di voler coltivare una corrente-spiffero per sopravvivere al calduccio del partito. Se invece uscirà da un partito a cui non somiglia, e che infatti mal lo tollera, potrà dimostrare se e quanto vale. Magari con Rodotà, magari con Landini.
      Con Landini! LOL. Ma che bel progettino... ci manca proprio in Italia un partitino al 7% formato da persone severamente selezionate dalla stima dello Scanzi [per chi non lo sapesse: Andrea Scanzi produce attestati della propria stima con una solennità degna dei riti di ammissione alla carboneria, con tanto di pergamena sigillata con la cera rossa]. Che idea del menga che c'ha Civati, che idiota. Perché tentare di sostituirsi al timone di un galeone che va storto, quando puoi buttarti in mare su una zattera, circondato dalle persone che godono dell'Alta stima del peggiore attore di teatro d'Italia? [è ora che qualcuno lo dica, che "Gaber se fosse Gaber" è come la corazzata potemkin]. Forse è vero che Pippo è fatto per perdere bene (d'altronde uno che si chiama Pippo quello sa fare, lo ha deciso la Disney), ma la soluzione che proponi tu, caro il mio quarant'enne in panchina, è qualcosa di più che perdente (e mica per Pippo, che me ne sbatto, ma per l'Italia tutta): l'opzione Landini è politicamente demenziale. Fidati, belloccio.
Perché voto alle Primarie del Partito Democratico: tre regolette d'oro per ragionare bene e una personalissima conclusione
[seconda piccola dovuta parente: quello che è detestabile di questo normalissimo giornalista, è il fatto che l'oggetto delle sue osservazioni è lui stesso. Dall'esempio proposto sopra (solo il più recente), risulta evidente come l'evento giornalistico non sia, per Scanzi, il Presidente della Regione Sicilia, ma le facce che lui stesso interpreta mentre lo ascolta. Questo è il meccanismo su cui si incardina ogni pezzo di Scanzi. Sentite come chiude il post ripreso sopra: i grillini talebani mi accusano di essere civatiano, i civatiani ortodossi (due o tre, ma esistono) mi accusano di essere grillino. La solita supercazzola delle fazioni: non hanno ancora capito che ero e sarò sempre scanziano, peraltro all'opposizione. E sticazzi, Andrea, non ce lo metti? Ma perché devi sempre trasformare la realtà in un autoritratto? Persino D'Alema è meno innamorato del suo personaggio. By the way, è l'ultima volta che parlo di Scanzi su questo blog e nella vita.Lo giuro.]
      Dunque ricapitoliamo: Cuperlo = D'Alema = manco morto; Astensione = Scanzi = piuttosto compro un biglietto di "Gaber se fosse Gaber". Ci siamo. Devo solo scegliere tra Renzi e Civati. Se scelgo quest'ultimo, seguo parzialmente un consiglio di Andrea Scanzi, e contraddico la regoletta numero due. Se però voto Renzi, tradisco la ben più importante regoletta numero tre:
      Regoletta numero tre: mai fare quello che non ti senti, dentro. Nel caso specifico: Renzi = non me la sento.
      Mettendo a sistema le tre regolette d'oro sopraillustrate, esce #Civati.
      PS: dal momento che voto dall'estero, nulla osta al divano e al narghilé. #democrazia #internet #divano #2013

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