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Piccole bugie tra amici

Creato il 06 settembre 2017 da Jeanjacques
Piccole bugie tra amici
La vita è una merda un po' per tutti, tocca ammetterlo. Le delusioni fioccano e sono tutte di diverso tipo. A chi tocca quella lavorativa e a chi quella amorosa, a chi quella personale e a chi quella familiare. Penso sia lo scotto da pagare per diventare grandi, perché nel percorrere diversi step è inevitabile finire per scontrarsi contro certi traumi e idiosincrasie non tanto della vita adulta, ma della vita in generale. Chi vive soffre, è una lezione che tutti noi dovremmo imparare a fondo perché prima o poi ci toccherà il patatrac che non ci aspettavamo e dal quale usciremo cambiati. "Fra il dolore e il nulla io scelgo il dolore", diceva William Faulkner in una poesia, con buona pace di quello che diceva Belmondo in Fino all'ultimo respiro, ma nel dubbio io scelgo di guardare film, che è ancora la cosa che mi riesce meglio - recensirli un po' meno, ma vabbeh. Specie se nel cast c'è la Cotillard e scopri all'ultimo momento che lo danno in tv, in un periodo dove il digitale terrestre sembra aver perso il tocco di due anni fa.
Dopo una movimentata notte nella movida parigina, Ludo è vittima di un incidente che lo riduce in stato comatoso. Nonostante tutto però il suo gruppo di amici, dopo apposita riunione, decide di non negarsi la loro annuale gita estiva nella villa sul mare di uno di loro, facendo venire a galla antiche incomprensioni e nuovi problemi...
Già, dicevamo che la vita è una merda... ma ci sono delle persone che possono aiutarci nei momenti di difficoltà. Alcuni la chiamano amicizia. Ma cos'è l'amicizia? In quel campionario di melassa che è La vita è meravigliosa di Frank Capra (maronn 'u Carmine, ogni Natale prego che James Steward anneghi a inizio film!) il personaggio di Clarence dice che chiunque abbia degli amici non è un fallito, ma anche l'amicizia, come ogni rapporto fra più persone, non è equiparabile al valore del singolo - o almeno così credo io. L'amicizia c'è ma non può definirsi come un valore assoluto, perché come l'essere umano è composta di sfumature e, come chi la prova, cambia col tempo e deve affrontare i vari scontri della vita. In questa commedia corale il regista Guillaume Canet, attore reinventatosi come regista/sceneggiatore e qui al suo terzo lungometraggio come autore completo, cerca  proprio di analizzare questo concetto, realizzando un Il grande freddo (da non confondersi con la versione porno Il glande freddo) in salsa franco-borghese, quindi se nel film di Lawrence Kasdan si usava l'incontro per mettere a confronto le generazioni giovanili del sessantotto oramai diventate adulte, qui si vuole prendere in analisi il diventare adulti tout-court, mettendo alla berlina le quotidiane ipocrisie che l'avvicinarsi o il superare gli anta comporta. Abbiamo i casi più disparati, come quello che si scopre gay e prova una cotta per uno del gruppo, la donna che non riesce ad avere una relazione stabile, quello che soffre per una relazione ormai chiusa e che non riesce a rassegnarsi all'inevitabile, fino a quello (e qui Canet credo si riconosca un poco) che fa l'attore e non riesce a esser fedele a una sola donna. La vacanza trascorre così, con queste piccole bugie e manie, sfiorando le due ore di durata ma non risultando pesante o eccessivamente verbosa, fino a che tutti i conti in sospeso non affiorano e creano gli inevitabili scontri fra i protagonisti che mettono a nudo la realtà delle cose. Su tutto aleggia la presenza ospedaliera di Ludo (incredibile poi che Jean Dujardin, all'epoca fresco d'Oscar per The artist e primo artista francese a ricevere l'ambita statuetta, compaia per soli cinque minuti), mai invadente ma nemmeno dimenticata anche nei lunghi momenti in cui non compare o non si parla di lui, vero perno di tutta la vicenda sulla quale si snoda il film. Un film che, in quanto commedia corale, più che sulla regia - comunque buona, dato che non c'è mai un calo di ritmo - si snoda proprio sul rapporto fra i personaggi, ma fra il dire e il fare, fra il ricercare la leggerezza e il volere il dramma necessario che la vicenda porta, mostra soprattutto nel finale diversi acciacchi, come se l'investito fosse lui. Perché i vari siparietti sono divertenti, in quella maniera raffinata che solo i francesi sanno fare, pur senza rinunciare a insulti coloriti e parolacce, ma è proprio quando tutti i nodi devono arrivare al proverbiale pettine che ci sono difficoltà che nemmeno con tutta la buona volontà del mondo si possono ignorare. Canet è un ragazzo intelligente che però non si impegna, oppure la sua visione delle cose è proprio questa e quindi c'è da farsi qualche domanda. Non è mai crudele fino in fondo coi suoi personaggi e pure quando tutte le ipocrisie sono svelate non riesce a condannarli fino in fondo (o come dovrebbe), lasciando un senso di incompiuto che alla fine attacca con uno scotch da cartoleria abbastanza scadente, con dei vari finali che accontentano un po' tutti e lasciano spazio alla lacrima facile, senza qualcosa che spiazzi per davvero. E così quello che poteva essere un film divertente ma, nel suo essere distensivo, di una crudeltà spiazzante (penso al meno conosciuto ma bellissimo Le prénome) alla fine finisce per essere l'ennesima commedia dal gran potenziale che però inciampa sui suoi stessi passi, pur trovando un malfermo equilibrio che però non fa accorgere di nulla chi guardava da lontano tra il pubblico. E poi... seriamente... come mai a darci lezioni di vita devono essere sempre protagonisti attori, medici o avvocati, e mai persone che fanno un lavoro 'normale'?
La vera sconfitta però è stata scoprire che Canet è il marito della Cotillard e sentire mia madre, dopo aver visto una foto di lui, dire: "Rassegnati, contro un figo simile non hai speranza".
Voto: ★ ½
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