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platone e atlantide

Da Alba Forni @albaforni1

Davanti a quella foce che viene chiamata, come dite, Colonne d'Eracle, c'era un'isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e a coloro che procedevano da essa si offriva un passaggio alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare. In tempi successivi, però essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri di colpo sprofondò sotto terra, e l'Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve.

Quando, nei due dialoghi, Platone parla di Atlantide 
asserisce di avere una precisa fonte: un lontano parente, 
il legislatore e poeta Solone (615-535 a.C.). 
Solone aveva navigato in lungo e in largo 
per tutto il Mediterraneo ed in uno dei suoi viaggi 
era approdato in Egitto. 
Preceduto dalla fama di sapiente, 
Solone era stato ricevuto dai sacerdoti della città di Sais 
(l'attualeSa-el-Hagar) nel delta del Nilo. Stando a Platone, Solone invitò gli egizi a parlare di "fatti antichi", i ricordi più lontani nel tempo, ed i sacerdoti gli narrarono una storia che aveva dell'incredibile. Dapprima essi risero nell'ascoltare Solone che, risalendo fin alle origini del suo popolo, raccontava gli avvenimenti da lui ritenuti più antichi, e si rivolsero così nei suoi confronti: "Solone, Solone, voi greci siete ancora dei fanciulli". Secondo i sacerdoti la storia risaliva a migliaia di anni prima: le loro istituzioni erano state fondate almeno ottomila anni addietro e conservavano la memoria di eventi ancora anteriori. Asserivano che novemila anni prima (cioè nel 9570 a.C.) già esisteva la grande città di Atene di cui i greci attuali avevano un labile ricordo, poiché la loro memoria veniva ogni volta cancellata a seguito di catastrofi cicliche.  In quei tempi remoti, Atene era governata da una casta di guerrieri che disdegnavano le ricchezze e conducevano una vita semplice. Gli ateniesi avevano guidato con successo la resistenza delle popolazioni europee contro le invasioni di un regime tirannico, le forze unite dell'impero di Atlantide. Atlantide era un "continente isola" situato ad occidente, oltre le colonne d'Ercole (lo stretto di Gibilterra), governato da una coalizione di sovrani che discendevano da Poseidone, il dio del mare. Il re dei re apparteneva alla progenie del figlio maggiore di Poseidone, Atlante, che diede il nome sia all'isola sia all'oceano che la circondava. Un tempo i discendenti di Atlantide erano semidei dal cuore puro, ma, col passare del tempo, il sangue divino si dissolse ed essi diventarono corrotti ed avidi. Nonostante fossero al comando di un già vasto impero, i cui confini si estendevano dall'Italia centrale all'Egitto, decisero di assoggettare anche il resto del mondo che si affacciava sul Mediterraneo. Invasero altri territori finché incontrarono la resistenza degli elleni che, per quanto abbandonati dai loro alleati, riuscirono a respingerli. Mentre la guerra volgeva al termine, gli dei tennero concilio e decisero di punire l'orgoglio smisurato degli atlantidei. "Seguirono terremoti ed inondazioni di straordinaria violenza e nello spazio di un giorno e di una notte tremenda l'isola di Atlantide scomparve assorbita dal mare". Durante quella stessa catastrofe, l'esercito ateniese, che ancora era in guerra, sprofondò nelle viscere della terra. Nel Crizia, Platone descrive dettagliatamente la società diAtlantide. L'isola era un vero paradiso, benedetto da ogni sorta di ricchezze: acque limpide a profusione, metalli preziosi, una vegetazione lussureggiante da cui si poteva ricavare un'infinita gamma di prodotti, dal cibo ai profumi, e c'erano svariate specie di animali, compresi gli elefanti. Se anche fosse mancato qualcosa sull'isola, questo veniva importato dall'impero d'oltremare. Di conseguenza, i re di Atlantide "possedevano enormi ricchezze, più di quante furono mai possedute da re e potentati, e mai lo saranno". Ciascun sovrano aveva una sua città reale, ma la più importante, la capitale, era la metropoli governata dai discendenti di Atlante. Poseidone stesso l'aveva fondata ed aveva scavato una serie di anelli concentrici ricolmi d'acqua per proteggerla. I re che gli succedettero si prodigarono per abbellirla ulteriormente, scavarono un tunnel sotterraneo in corrispondenza degli anelli di terra per collegare fra loro i canali circolari ed unirli al vicino mare. Innalzarono enormi ponti e possenti mura attorno ad ogni anello e li rivestirono di metallo: quello più esterno luccicava per il bronzo, il successivo era di stagno, e quello più interno di orichalcum, un metallo sconosciuto "che scintillava come il fuoco". Nella parte più esterna della città ubicarono un porto, magazzini, caserme, ippodromi, boschetti e templi, mentre sull'isola, al centro, eressero un complesso di palazzi che era una vera meraviglia.  Il tempio principale (dedicato a Poseidone e a sua moglie, la ninfa Cleito) era ricoperto di argento e di pinnacoli d'oro, il tetto era di solido avorio decorato con metalli preziosi. Era tre volte più grande del Partenone ad Atene e all'interno conteneva immagini dei primi re e regine di Atlantide ed una statua d'oro puro di Poseidone, che quasi toccava il soffitto: era alta 91 metri.

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