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Pochi e non specializzati, mancano un milione di cuochi, commessi ed elettricisti

Creato il 28 ottobre 2019 da Francesco Sellari @FraSellari

Artigiani e lavoratori professionali mancano soprattutto nel Triveneto, in Piemonte e Lombardia, Emilia, Toscana, Umbria e Marche. La ricerca dell’Osservatorio dei mestieri popolari

Pochi e non specializzati, mancano un milione di cuochi, commessi ed elettricisti

L’articolo e i dati su Corriere.it

Le qualifiche professionali

Dai cuochi agli elettricisti. Dai commessi ai cosiddetti «caregivers». Sono alcuni dei profili che le imprese vorrebbero assumere ma per i quali dichiarano di non riuscire a trovare candidati. Anche per mancanza di un’adeguata formazione professionale. Per questi profili sono attivi, su base regionale, i percorsi di istruzione professionale, di durata triennale e quadriennale. Qualifiche e diplomi che, oltre ad avere sbocchi di mercato, garantirebbero una maggiore stabilità in settori caratterizzati da forte precarietà. A scattare una fotografia di questa ampia fetta del mercato del lavoro è l’Osservatorio dei mestieri popolari, promosso da Enaip (impresa sociale fondata dalle Acli) e Unioncamere. E curato dall’Istituto di ricerca Iref. «A fine 2018, le imprese hanno comunicato l’intenzione di fare circa 4,5 milioni di assunzioni – spiega Cristiano Caltabiano, ricercatore Iref – Per il 26% di queste previsioni di assunzione, le imprese hanno dichiarato di avere difficoltà nel reperire professionisti. Stiamo parlando di 1,2 milioni di profili. Le motivazioni in genere sono due: l’assenza di possibili candidati e la scarsa qualificazione professionale».

Cercasi barista, commesso o meccanico

Se andiamo a vedere le prime 20 figure più difficili da reperire, ben 13 sono quelle che rientrano nell’ambito del sistema IeFP (Istruzione e Formazione Professionale): abbiamo camerieri, cuochi, commessi delle vendite al minuto, meccanici e montatori di macchinari industriali. E poi, tra gli altri, baristi, installatori, elettricisti, muratori, montatori di carpenteria e addetti al’assistenza personale. Complessivamente, alla fine del 2018, quelli che abbiamo definito ‘mestieri popolari’, coprivano il 30% del totale dell’occupazione in Italia. Gli iscritti ai corsi IeFP sono solo 300.000. È chiaro che è un livello ampiamente insufficiente. Dove è più marcata la difficoltà delle imprese a reperire questi addetti? Nelle aeree dove è più forte il tessuto produttivo e c’è ancora una importante presenza industriale: il Triveneto, alcune province di Piemonte e Lombardia, Emilia, Toscana, scendendo fino all’Umbria e alle Marche.

Fermi alle medie

Come incide la formazione professionale? Esaminando il titolo di studio di questi lavoratori vediamo che oltre il 60% arrivano al massimo alla licenza media. Ma avere una qualifica secondaria fa la differenza in termini di stabilità oltre che di prospettive di crescita. Chi ha una qualifica professionale ha un 17% di probabilità in più di rimanere occupato nell’arco dell’anno. Al momento sono lavori caratterizzati da grande precarietà. E allo stesso tempo, la stragrande maggioranza è occupata a tempo pieno (quasi il 70% dei casi). Questo vuol dire che non sono occupazioni accessorie ma la principale fonte di reddito. La formazione professionale continua anche dopo il diploma con gli Its, che però sono molto pochi e concentrati in alcune regioni.

Il caso degli Its

Nel caso degli Its parliamo del livello terziario dell’istruzione tecnica superiore, parificato all’istruzione universitaria. Lì abbiamo una percentuale di successo elevatissima nell’occupazione e livelli professionali migliori e più stabili. In Italia ne sono attivi una novantina. Molti sono legati alla manifattura. Il modello delle 4 A: alimentare, abbigliamento-moda, arredo casa e automazione meccanica. Anche in questo caso, abbiamo pochissimi iscritti. Nel nostro Paese sono 13.000. In Francia sono 300.000 mentre in Germania arriviamo a 800.000.

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