POLONIA ELEZIONI / 6 – Una democrazia consolidata

Creato il 19 ottobre 2011 da Eastjournal @EaSTJournal

di Davide Denti

Quando un’elezione si conclude con la riconferma del governo in carica, solitamente c’è poco da dire e da scrivere. Non così per le elezioni di ottobre in Polonia. Una normalizzazione, tra stabilità e novità, che sembra farci dare l’addio alla Polonia dei clichè.

Consolidamento del sistema politico

In scienza politica, si definisce consolidato un sistema politico quando gli stessi partiti e/o schieramenti si presentano per due elezioni di fila. La Polonia ci era arrivata già cinque anni fa (elezioni 2001 e 2005), ma oggi Donald Tusk ottiene un secondo passo, conquistando una rielezione per la prima volta nei vent’anni di democrazia polacca.
Tanto per fare un paragone, il sistema politico italiano non è affatto consolidato in questi termini. Abbiamo lo stesso premier del 1994, ma i partiti del 2006 non sono gli stessi del 2008, e nessun premier è mai stato rieletto nelle scorse cinque tornate elettorali. Sono lontani i tempi dello spauracchio delle “elezioni alla polacca”, quando nel 1991 nessun partito ottenne più del 13% al Sejm.

Solo metà Polonia al voto

Il livello di affluenza al voto (48%), scarso per gli standard di molti paesi dell’Europa occidentale, è comunque nella media delle sei tornate elettorali precedenti (tra 43% e 54%); è stato piuttosto il valore del 2007, un 54% ad essere un’eccezione spiegata dal forte valore emotivo di tali elezioni.

La Polonia è penultima nella classifica della partecipazione al voto, ma comunque tra Stati Uniti (48%) e Svizzera (54%), due democrazie ben raramente messe in discussione. L’Italia, che nella stessa classifica al 90% è al terzo posto nei sistemi di voto non obbligatorio dopo Malta e Austria, ha una storia e fondamenti di cultura politica differenti, ma la partecipazione al voto dei polacchi resta su livelli molto più bassi dei loro vicini cechi, slovacchi o ungheresi. Linz & Stepan (1996: 255) hanno provato a delineare le ragioni della bassa partecipazione al voto dei polacchi, concentrandosi sulla opposizione tra una società civile “etica”, costruitasi negli anni ’80 come opposizione morale ad un comunismo autoritario, ed una società politica che ha mantenuto i caratteri dell’ambiguità nella transizione dal vecchio al nuovo sistema. Come scrivono (p. 272), “sfortunatamente, il cammino da pioniere della Polonia verso la transizione democratica attraverso una società civile etica crea inevitabilmente discorsi e pratiche che, finché non saranno trasformate, genereranno problemi sistematici per la creazione di una società politica democratica”. L’analisi è del 1996, ma per quanto riguarda i livelli di partecipazione al voto sembra che poco sia cambiato da allora.

Una campagna elettorale tranquilla e moderna

Nonostante i timori e alcuni scossoni dell’ultimo momento, la campagna elettorale si è svolta serenamente, senza turbare più di troppo gli impegni istituzionali del governo nel quadro della Presidenza del Consiglio dei ministri dell’UE. Il rapporto tra politici ed elettori è stato soprattutto mediato dalle agenzie di pubblicità politica – un’altra evoluzione del sistema polacco – con una prevalenza dei messaggi attraverso i media, tradizionali e no, piuttosto che attraverso i raduni di piazza.

Per quanto riguarda la rappresentanza femminile, il 23% dei neo-deputati è donna: una percentuale quasi doppia rispetto all’Italia. Già a livello di lista, il sistema delle “quote rosa” garantisce il 35% dei posti alle candidate.


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