Posso mettere le rotelle alla moto?

Da Doppiogeffer @DoppioGeffer
Eh! Donne e motori!
<<Gioie e dolori? Incidenti e dottori? Addio paraurti posteriori?>>
Ma quanto siam poetici stamane?
<<Sai com'è; dopo gli esami e con il meteo ballerino esco il meglio di me.>>
Non oso immaginare il peggio.
<<Ecco, brava. Comunque perchè parli di motori? Hai cambiato macchina?>>
No, ho ancora la mia vecchia-nuova Pandina.
<<E allora? T'han presa a fare il manichino per il crash-test?>>
Oddio, con tutti i lividi e bernoccoli che ho è possibile che mi 
chiedano di farlo...però no. Oggi voglio parlare di una cosa bellissima.
<<Di me?>>
DELLE MOTOCICLETTE.

Bellissime, sensuali, caldissime e meravigliosissime (non certo petalose) motociclette.
Cosa c'è di più bello del dare gas per sentirla vibrare sotto il sedere? Cosa c'è di più bello di avere il vento tra i capelli e la sensazione di volare? Nulla, almeno per me e per le altre ragazze che amano le moto e non i motociclisti in sè. Eh, noi donne nate sotto il segno delle due ruote...

Leggenda narra, difatti, che la qui presente salì sulla sua prima motocicletta all'età di 10 MESI. Marsupio per neonati sul petto di mamma (terrorizzata), papà alla guida della vecchia Guzzi 1000S e via; giro dell'isolato a 10 all'ora. Non un pianto, non un gemito di paura. Mi addormentai serenamente, cullata dal rombo del motore bicilindrico.
Eppure, durante i primi anni '90 e in questa terra piena di mare e cenere vulcanica, l'idea che un padre portasse la figlia in moto sembrava assurdo. Quasi al pari di un amore omosessuale alla luce del sole.
Per tanti, difatti, la motocicletta era una caratteristica prettamente maschile, l'amante legale degli uomini stanchi della routine coniugale. Perciò, ogni santa volta, non mancavano i rimproveri verso mio padre da parte dei suoi conoscenti e da parte delle donne della famiglia.
"Ma perchè ti porti dietro la bambina? E' pericoloso e poi capace si spaventa!"
"Non esistono nemmeno i caschi della sua misura!"
"Da quando in qua le motociclette sono diventate un mezzo per la famiglia?"
Com'è e come non è, da un orecchio gli entravano e dall'altro gli uscivano. Riuscì addirittura a trovare un casco che potesse andarmi bene (vecchio e caro Nava) per permettermi di girare in moto in tutta serenità. Ed ogni domenica o giorno di festa in cui non piovesse, io ero in sella alla sua Guzzi. Anzi; alle sue Guzzi.
Difatti, dopo la 1000S, passò al caro 750 Nevada.
Ma io come vivevo quei giri in moto?
Benissimo! Vedevo posti meravigliosi stando seduta (i primi tempi) sul serbatoio davanti, amando l'aria che mi solleticava il naso, la velocità e il senso di libertà che quella moto mi dava. E poi oh, ero l'unica della mia classe che faceva cose da grandi. Mi sentivo figa.
Anno dopo anno, giunse poi il tempo della California II e dei primi moto raduni (seduta dietro) Sull'Etna, a Giardini Naxos con annesso pranzo al sacco, a Tropea con annessa scorpacciata di cipolle...ovunque fosse possibile andare con la nostra moto e le Aquile dell'Etna, noi eravamo lì.
Casco, marsupio pieno di ogni ben di Dio, giubbotto di pelle e via.

Arrivò addirittura a far montare dei pedalini laterali per permettermi di appoggiare i piedi e avere più stabilità in modo tale da non dover stare aggrappata al suo giubbotto e vincolarlo nei movimenti.
Eppure, crescendo, sentivo il bisogno di una mia motocicletta.
Volevo provare l'ebrezza di sentirla mia, con le mani sullo sterzo e i piede sul pedale delle marce.
Insomma, volevo possedere una moto.
<<Quando avrai l'età giusta se ne riparla.>>

mi ripeteva.
Imparai così ad andare in motorino per acquisire maggior fermezza sulle due ruote e capire quando assecondare o meno il motore; assimilavo i trucchi dei motociclisti, osservavo come si muovessero nelle curve e sognavo ogni notte di cavalcare una moto che fosse tutt'uno con me come i Na'vi con i Leonopteryx. 

Altro che bei vestiti e scarpe costose; io volevo una Guzzi con cui impolverarmi lungo le strade più scoscese.

Fino a quando, all'età di diciotto anni....
<<Devo scendere un attimo a prendere le sigarette. La tieni tu la moto?>>
Oh gioia, oh gaudenzia!
Mi spostai sul sedile anteriore e impugnai lo sterzo con trepidante emozione, mentre lui si allontanava lentamente. Puntai i piedi sul terreno per aver maggior stabilità in assenza del cavalletto e....
E non riuscì a star ferma. Ma non in quel senso.
Avendo la California una seduta troppo larga ed essendo io troppo bassa, i miei piedi non riuscivano a toccare la strada.
Iniziai perciò ad inclinarmi sotto il notevole peso di quella moto.
<<Papà!!>>
Corse verso di me, ridendo come un matto; prese lo sterzo, mi fece scendere e la mise sul cavalletto, sotto gli occhi indagatori e curiosi dei vecchietti nella piazzetta di fronte.
<<Mi sa che non potrai guidarla...>> disse ridendo.
Mi sentì morire.
La mia statuaria bassezza mi impedisce di guidare la sua motocicletta. Io, che riconosco il modello di moto (Ducati, Yamaha ecc) da come vien dato loro gas, non posso portare una moto degna di questo nome. Io, che ho lasciato di stucco il meccanico di papà elencandogli le caratteristiche dello Stornello che stava sistemando, non posso salire su una moto come guidatore ma solo come passeggero.
Tuttalpiù, posso portare solo quelle con un assetto basso e sella stretta, tipo le Harley. Che a me, per la cronaca, fan schifo.

 Perchè, signori miei, perchè?
Perchè voi casa motociclistiche non pensante a noi donnine di piccola taglia? Perchè non ci date l'opportunità di inforcare la sella di una moto degna di tale nome?
Ma quale motorino, ma quale Harley...noi vogliamo le Ducati, le Aprilia, le Guzzi. Anche con le rotelle, proprio quelle che si mettono nelle biciclette dei più piccoli per non farli cadere.

Amo così tanto le moto al punto tale che, a differenza di tutte le mie amiche, son stata l'unica a commentare una foto di questo tizio qui (Luca Sguazzini)



Così:


Sì, m'han presa per scema.

Ma la Guzzi è la Guzzi, signore mie!