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Potere dei baroni universitari e plagio letterario: il caso di Maria Antonietta Pinna

Creato il 29 maggio 2013 da Sulromanzo

Potere dei baroni universitari e plagio letterario: il caso di Maria Antonietta PinnaMaria Antonietta, sono trascorsi tre anni e finalmente un giudice ti ha assolto dal reato di diffamazione. Alcuni nostri lettori non conoscono la storia che ti e ci riguarda, potresti in breve raccontare che cosa era accaduto?

Gian Paolo Brizzi è Professore Ordinario presso il Dipartimento di Storie e Metodi per la conservazione dei Beni Culturali (Università di Bologna - Ravenna). Inoltre è Direttore dell’Archivio Storico della stessa Università e lettore della Casa Editrice Clueb, dove cura intere collane.

Circa nove anni fa Brizzi insegnava storia moderna all’Università degli Studi di Sassari assieme a Miriam Turrini. Durante un’accesa discussione, Brizzi pensò bene di stupirmi, con effetti poco speciali, mettendomi al corrente delle sue idee democratiche sull’istruzione universitaria: "CHI NON HA SOLDI ALL'UNIVERSITÀ NON CI DEVE VENIRE!" Mi disse proprio così, testuali parole, degne di un grande educatore. Impossibile dimenticare... Intanto ho contratto il vizio di scrivere...

Dopo il saggio di fine Master, ho dato alla luce diverse cosette: pièces teatrali, racconti, romanzi, poesie. La prima cosa che ho scritto è ovviamente la tesi di laurea: "IL COLLEGIO DEI NOBILI DI PARMA AGLI INIZI DEL SETTECENTO", lavoro assolutamente sperimentale su un documento d’archivio MANOSCRITTO INEDITO risalente agli anni 1710-13. Non mi sono limitata a trascriverlo, l’ho commentato, ho estrapolato dati non conosciuti e nuovi, ho elaborato paragrafi e capitoli sulla vita quotidiana dei nobili del collegio e su tutte le loro più o meno curiose attività. Due anni di lavoro!

Ma torniamo all’illustre professor Brizzi. Navigando per caso su internet un gran bel brutto giorno scopro che il prof., tra le altre cose, nel 2007, cura un libro interessante: "IL GIOVIN SIGNORE IN COLLEGIO", di Miriam Turrini. Mi incuriosisco. Ho un tarlo... Possibile che... No, non può essere...

Il giorno dopo mi fiondo in biblioteca... "Sì, può essere, anzi, è! IL SIGNORE in questione non è poi così giovane, è vecchio, ha quasi dieci anni, si direbbe la fotocopia del signore de "Il Collegio dei Nobili di Parma agli inizi del Settecento". Insomma per farla breve, Miriam Turrini si è copiata la mia tesi, ci ha messo il suo nome sopra e se l’è pubblicata, guarda caso con la CLUEB, grazie al finanziamento dell’Università di Pavia, dipartimento di musicologia.

Che cosa fare a questo punto?

Mi dico che sarebbe ora di parlarne un po’ di più. Il mio non è di sicuro un caso isolato. Cammina cammina arrivo al castello Rai. Letizia Maurelli mi accoglie a braccia aperte. Di fronte al corpus delicti di una tesi "plagiata", dice di sì, che si può fare, che NON È GIUSTO, CHE MI MANDERÀ IN ONDA PER INFORMARE I TELESPETTATORI. Passano alcuni giorni, mi richiama, sento la sua voce tra i fili (e non soltanto quelli del telefono). Gelida come un iceberg: "Tutto sommato... SON COSE CHE SUCCEDONO... NON POSSIAMO FARCI NIENTE, È UNA STORIA CHE NON INTERESSA A NESSUNO..."

Eh, certo, i piedi al re nessuno li ha mai pestati. Cosa si può fare? Niente. Siamo NEL PAESE DEL NIENTE, non si può pretendere di più, SI NIENTIFICA E BASTA. Poi arriva Tedde, primo cavaliere della regina e mi manda una mail. Dice che la sottoscritta ha offeso la reggente, dicendo, testuali parole: "cazzate" di cui dovrebbe "vergognarsi".

I cavalieri moderni parlano tutti così al giorno d’oggi. Il bravo Angelino dice anche che la Turrini è una persona seria perché è l’allieva di Paolo Prodi, un nome, una garanzia. Due più due fa quattro. Un re, una regina, un cavaliere, una castellana, e la corte universitaria dei sorbonagri che fanno, disfano, leggono, copiano.

E l’informazione? Anche quella è soggetta all’estro della corte. La Gazzetta di Parma ha pubblicato articoli lusinghieri sul libro della Turrini. Ho informato la redazione che trattasi di un PLAGIO LETTERARIO. Li ho invitati a controllare. Mi hanno risposto di essere infastiditi dalle mie mail. Dicono che in questa storia non c’entrano per niente! Ma come? Pubblicano articoli elogiativi sul "Giovin signore" e non sanno neppure di cosa stanno parlando? Viva la libertà di stampa.
Morale della favola... C’è una morale?

C’è. I due docenti mi hanno denunciato per diffamazione e io li ho denunciati per plagio. La causa per diffamazione è vinta, quindi parlare di plagio letterario non è reato.

 

La diffamazione non c’era. Per quanto invece riguarda il plagio letterario, qual è la situazione attuale?

 

Come indicato la causa continua e ci sarà udienza soltanto nel 2015. I tempi della giustizia sono abbastanza lunghi.

 

Hai vissuto sulla pelle la forza dei poteri accademici, hai avuto la sensazione che ciò contasse e che, in sostanza, la legge non fosse uguale per tutti come leggiamo nelle aule dei tribunali italiani?

 

Sì, la sensazione di una bilancia sfasata si è molto rafforzata quando i due docenti hanno presentato l’elenco di personalità a cui avrebbero “donato” il loro lavoro di sublime copiatura, personalità tra cui spiccava il nome di Paolo Prodi di cui la dottoressa Turrini è stata allieva. Inoltre immediatamente dopo aver denunciato per plagio, ho ricevuto una lunga mail dal professor Angelino Tedde dell’Università degli Studi di Sassari in cui specificava che la Turrini è persona di “specchiata onestà” e pupilla di Prodi e quindi sulla base di questo, non poteva aver copiato la mia tesi. Dunque la “vergogna” è il sentimento che avrei dovuto provare per aver accusato ingiustamente due brave persone. Una sorta di avvertimento sul fatto che non ci si può schierare contro certi poteri forti, baronati cristallizzati dalla tradizione e dalla paura di chi si sottomette al sistema perché “così si usa”.

Sottolineo poi che non sempre gli avvocati ti difendono nel modo giusto. Ho riscontrato in alcuni legali che avevo assunto, Nataske de Pace, Alessandra Rizzo e Marco Cinquegrana una totale ignavia e una scarsa attitudine alla presentazione di prove importanti, atteggiamenti che mi hanno spinto a cercare altrove e mi hanno fatto riflettere sulla macchina della giustizia. Addirittura l’avvocatessa bolognese Alessandra Rizzo, sotto gratuito patrocinio, mi ha chiesto 350 euro per fantomatiche spese e rifiutava di mandare al mio nuovo legale gli incartamenti del processo. Sotto minaccia di denuncia ha poi inviato il plico. L’avvocato Edoardo Longo, che è anche editore indipendente, pur non condividendo le mie idee politiche e religiose, mi ha fatto ricredere sulla pessima opinione che avevo degli avvocati. Ha fatto un lavoro eccellente. A dimostrazione che la sete di giustizia può essere comune anche in persone con opinioni divergenti, perché la giustizia è il giusto, non dovrebbe essere contaminata dalla politica. Il giusto forse “non è esistito mai”, come recita un attore in “Educazione siberiana”, ma quanto meno possiamo cercare di raggiungerlo.

 

Viviamo in un Paese strano. Prima che vi fosse una sentenza, c’era solo un sospetto, poi rivelatosi infondato, un magistrato ha ordinato che un paio di articoli fossero cancellati da Sul Romanzo e Google eseguì senza battere ciglio. Non solo, come sai, mi è stato chiesto di andare presso la Polizia Postale di Vicenza a rilasciare una testimonianza su quanto era accaduto nel blog fra te e i due docenti coinvolti. Quale idea ti sei fatto, o, per dirla in altre parole, non pensi che sono state mosse corazzate in modo preventivo?

 

Che l’Italia sia un “Paese strano” nessuno credo abbia dubbi. Viviamo in un Paese in cui certi poteri mettono in moto dei meccanismi di censura tali da impedire, in molti casi, la libera ed onesta circolazione delle idee. Rimuovere un post così particolareggiato in cui con cognizione di causa ed esempi reali, venivano indicate pagine su pagine copiate, fino alla conclusione che l’intera mia tesi fosse contenuta nel libro a firma Miriam Turrini, può voler dire soltanto una cosa. In Italia l’informazione non è libera. Chiunque tocchi poteri forti rischia di essere oscurato con la scusa della prevenzione. Ma in questo caso che cosa si doveva prevenire? Un reato di pedofilia? Uno stupro? Un omicidio? Non abbiamo commesso alcun reato mostrando le prove del plagio. Il problema vero del post era che il professore, assolutamente incapace di confutare, e messo alle strette dall’evidenza dei fatti, non ha saputo fare altro che minimizzare il mio lavoro, precisando inoltre, molto volgarmente, che scrivo “raccontini”. Forse è il caso di riflettere su questo e sui rapporti della magistratura con il mondo accademico, molto tentacolare.

 

Rimani fiduciosa per il plagio letterario e ci comunicherai in futuro gli esiti?

 

Io spero certamente di avere giustizia e comunicherò in ogni caso gli esiti.

Per il momento ringrazio Roby Guerra, la cui relazione è stata decisiva nel processo per diffamazione, l’avvocato Edoardo Longo che si sta impegnando molto e in modo efficiente, e tutti quanti mi hanno sostenuto e mi sosterranno in futuro in questa lotta, in particolar modo lo scrittore Salvo Zappulla che è stato il primo a darmi voce sul suo giornale “La Voce dell’Isola”. Ringrazio anche te, Morgan, e la redazione di Sul Romanzo con cui continuerò a collaborare e tutti i blog (sono tanti) che hanno pubblicato i miei articoli di denuncia.

 

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