A Mosca si dice che esista un “contratto sociale” tra Putin e i russi, che per anni hanno accettato di restarsene ai margini della cosa pubblica in cambio di ordine, stabilità politica e crescita economica. Un accordo tacito, che però è stato rescisso unilateralmente dall’elettorato dopo le elezioni politiche del 4 dicembre: indipendentemente dall’obiettivo della protesta (corruzione, diseguaglianza sociale, brogli elettorali) e dalla vera o presunta influenza di forze straniere, è innegabile che in questi ultimi tre mesi russi hanno acquisito consapevolezza del loro ruolo all’interno della democrazia russa e hanno capito che l’epoca dell’ignavia è ormai finita. E così stavolta, invece di restare alla finestra a guardare cosa succede in strada, hanno deciso di scendere direttamente in strada.
Da statista navigato, Putin non poteva ignorare il fenomeno politico del momento, ovvero la “piazza”: un fenomeno certo non effimero, piuttosto capace di portare consensi. E così è arrivato il cambio di passo: non più attacchi contro la politica fatta con le manifestazioni, ma adozione della stessa logica della “piazza”, ovviamente adattata a proprio vantaggio. Prima del bagno di folla al Luzhniki, in settimana il candidato presidente aveva già partecipato alla manifestazione a suo sostegno per le vie di Mosca: presentandosi in una veste meno divina e più umana, in vista delle ultime due settimane di campagna elettorale Putin punta a mostrarsi come un politico in grado di dare alle masse ciò che le masse gli chiedono, ovvero la possibilità di “partecipare”.
In sostanza, il premier russo ha cominciato a solcare le orme dei suoi contendenti, con la differenza di poter disporre di fondi e mezzi in grado di garantirgli un sicuro ritorno in fatto di consensi: non è un caso perciò che gli ultimi sondaggi diano il gradimento di Putin in crescita, tanto che l’ipotesi di un ballottaggio sembra più lontana rispetto a un mese fa. Ma un elettorato che sta maturando, o è già maturo, è anche capace di gestire il proprio consenso verso i politici: per questo Putin non può commettere l’errore di ritardare o bloccare le riforme che le masse gli chiedono, perchè, se lo facesse, ciò potrebbe costargli parecchio in termini di consenso.