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Primarie in Iowa: Donald Trump sconfitto e Hillary stenta con Bernie Sanders

Creato il 07 febbraio 2016 da Pfg1971

Primarie in Iowa: Donald Trump sconfitto e Hillary stenta con Bernie Sanders

Lunedì scorso si sono tenute le primarie in Iowa, passo d’inizio della corsa alla Casa Bianca 2016.

I due vincitori sono il senatore del Texas, Ted Cruz e l’ex segretario di Stato di Barack Obama, Hillary Clinton.

In campo repubblicano, l’uomo che dall’estate scorsa era in testa a tutti i sondaggi, il miliardario di New York, Donald Trump è arrivato secondo, staccato di 4 punti da Cruz, 28 a 24.

Trump ha fatto di tutto per ottenere il successo nel piccolo stato delle pianure, in grado di assegnare solo l’1% dei delegati alla convention estiva del partito, ma importante perché da anni è lo stato che dà il via alla campagna per la presidenza Usa.

Ha espresso il suo sostegno incondizionato alla produzione di etanolo, una delle maggiori risorse di uno stato coperto di campi di grano e canna da zucchero.

Ha mostrato tutta la sua religiosità in uno stato in cui il voto evangelico è molto importante, eppure non è riuscito nell’impresa.

A prevalere è stato Cruz, figlio di un pastore battista e quindi più adatto a interpretare le aspettative di un simile elettorato così diffuso in Iowa.

In realtà il senatore del Texas era da settimane in testa a tutti i sondaggi nel piccolo stato e quindi la vera sorpresa del voto di lunedì è stato il terzo posto del senatore della Florida, Marco Rubio, ad appena un punto da Trump.

Soprattutto dopo lo scivolone dell’ex governatore Jeb Bush, in grado di ottenere solo il 2,8% dei consensi e considerato da tutti il candidato dell’establishment del partito repubblicano.

Se il figlio e fratello di presidenti non riuscirà a riprendersi nella prossima tappa in New Hampshire, il 9 febbraio prossimo, a prendere il suo posto come possibile uomo della base del partito repubblicano potrebbe essere proprio Rubio.

Ted Cruz, malgrado la vittoria in Iowa non sembra adatto a ricoprire un ruolo del genere: troppo estremista nelle sue posizioni anti-immigrati, sulla politica economia e in ambito di relazioni estere.

Lo stesso discorso vale per Trump, un uomo molto ben visto dalla base popolare del partito, ma considerato un corpo estraneo da chi conta all’interno della stanza dei bottoni repubblicana.

Troppo amico dei Clinton, già democratico e con posizioni populiste e distanti dai tradizionali valori conservatori, Trump non è riuscito a diventare il campione del partito.

Marco Rubio, invece, proveniente dalle posizioni del Tea Party (ma da cui ha iniziato ad affrancarsi molto presto), cubano-americano e quindi in grado di attirare il voto dei latinoamericani, senza il quale oggi non è più possibile conquistare la Casa Bianca, potrebbe ben presto diventare il vero alfiere del partito.

In campo democratico Hillary Clinton è riuscita a prevalere sul senatore del Vermont, Bernie Sanders, ma lo ha fatto dopo un lungo testa a testa che qualche mese fa nessuno si sarebbe aspettato.

In pochi mesi, il candidato alla presidenza più anziano della storia è riuscito a riprendere a Hillary quasi 40 punti percentuali nel gradimento degli elettori democratici.

Il motivo? Perché Sanders, malgrado si definisca socialista, attributo da sempre considerato un anatema negli Usa, con le sue idee contro la disuguaglianza e le sperequazioni sociali, la volontà di garantire ai giovani la gratuità dello studio universitario e la sanità per tutti secondo i modelli europei, è riuscito a fare il pieno dei voti degli elettori sotto i 25 anni.

Non solo, Hillary appare debole e oggetto di facili attacchi anche per i suoi eccessivi rapporti con il mondo della finanza di Wall Street, da cui ha spesso ricevuto, lei e il marito Bill, molti finanziamenti.

Si annuncia quindi una lunga stagione di primarie tra i democratici con un esito forse scontato: chi dei due prevarrà, Hillary o Sanders, sceglierà l’altro o l’altra come suo candidato alla vicepresidenza.    

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