Prisoners

Creato il 02 febbraio 2014 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Gli scheletri negli “scantinati” si moltiplicano nella provincia di Villeneuve

Un thriller teso, oscuro e opprimente. Un vero e proprio pugno nello stomaco, che tiene incollati alla poltrona per tutti i 153 minuti.

Il giorno del ringraziamento in una tranquilla cittadina americana, Anna ed Eliza, rispettivamente di sei e sette anni, escono a giocare, ma non fanno più ritorno a casa. Le due famiglie, amiche tra di loro, reagiscono nei modi più disperati: Keller, il padre di Anna, comincia una caccia all’uomo senza esclusioni di colpi, sua moglie Grace si imbottisce di psicofarmaci per attutire il dolore, Franklin cerca di non farsi travolgere dalla sete di giustizia, mentre Nancy pare disposta ad accettare i rudi metodi di Keller. Intanto il detective Loki comincia a indagare e non sa più di chi sospettare.

Giunto alla sua prima produzione statunitense, Villeneuve regala al pubblico una pellicola intensa e pregna di un oscuro nichilismo. Difatti Prisoners (2013) è un film che va letto nella sua accezione più ampia e allegorica, pur essendo un thriller ben fatto e che sposa adeguatamente gli stilemi di genere. E se l’intrattenimento opprimente e dark è l’elemento che più colpisce (la fotografia livida di una provincia senza più fede, nella quale domina il caos), tutto ciò che ruota attorno alla vicenda ci mostra due personaggi imprigionati dai loro sbagli, dalla paura e dal peso del passato. Ma non solo, perché Prisoners è contrappuntato da contraddizioni, da ambiguità e da domande. Oscilla tra il lecito, il giusto e il necessario; prova a giustificare gesti deplorevoli facendoli scivolare attraverso un sottotesto religioso, che serve a illustrare il percorso di redenzione e di penitenza, che colpisce quasi tutti i personaggi, inglobati all’interno di un universo caratterizzato da uno smarrimento generale.

Tuttavia se Prisoners è un’amara parabola sulla società americana, non è solamente ciò a renderlo un film da vedere e assaporare senza ombra di dubbio. Difatti sono le prove attoriali a fare la differenza: partendo dal padre amorevole e assetato di giustizia (e vendetta) Hugh Jackman (capace di caratterizzare il suo personaggio con una recitazione intensa, disperata e profondamente disturbante), arrivando al poliziotto scrupoloso e rassegnato Jake Gyllenhall, alla madre incapace di reagire alla disgrazia (Maria Bello) e al disturbato Paul Dano (primo sospettato e vittima, piuttosto che carnefice, a causa di innumerevoli pregiudizi). Un montaggio serrato e una fotografia spettrale rendono Prisoners un film dall’anima oscura e maligna, che disegna una provincia americana senza via di scampo, senza eroi o personaggi positivi.

Uscita al cinema: 7 novembre 2013

Voto: ****


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