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Profumo di bucce d'arancia.

Creato il 23 dicembre 2017 da Luz1971
Profumo di bucce d'arancia.C'è una cosa molto bella che si chiama "memoria olfattiva", quella capacità di ricordare sentendo un profumo, un odore. A me capita quando mangio un'arancia o un mandarino e metto le bucce sul termosifone. Si espande un profumo che mi riporta automaticamente all'infanzia e all'adolescenza, in quel periodo fra gli anni Ottanta e i Novanta in cui tutto era più semplice, forse più bello. Il Natale a quel tempo era per me una festa molto attesa, mi piaceva organizzarmi in tutto e per tutto, occupandomi dell'albero, il presepe, i tanti pacchi e pacchetti che si accumulavano ai piedi del piccolo abete. Lo trascorrevo con famiglia e parenti, componevamo una di quelle proverbiali tavolate anche di trenta persone, per altro tipiche del sud. Erano anni di liceo e poi di università, nel piccolo paese poco altro, qualche uscita al cinema o in pizzeria, passeggiate sul lungomare, giri in motorino. Non era una vita ricca di esperienze, era piuttosto semplice, ecco perché il Natale significava vivere un evento vero e proprio. Natale era soprattutto Vigilia, l'attesa, con le mamme che spignattavano in cucina, profumi misti di pesce, verdure, cui si mescolava il miele dei dolci tipici, noi cugini che chiacchieravamo allegri vicini all'albero, distesi sui divani alla luce fioca, fra una pausa e l'altra dai giochi da tavolo. E prima ancora, quando eravamo tanto piccoli e ingenui da avere il diritto di credere nell'omone barbuto che porta i regali, come ho raccontato qui.Sono ricordi vividi, teneri, intensi, incastonati in un tempo lontano. Oggi il Natale non riesce più a far breccia in me come allora. Mi guardo attorno in questi giorni frenetici, ben attenta a non lasciarmi imbottigliare dal traffico incolonnato verso la capitale, tutti come il criceto nella ruota, una visione un po' cinica ma per me ormai l'unica possibile. Il Natale rappresenta ancora il ritrovo in famiglia, ma quell'emozione calda non è più. Ha perso quell'alone di tenerezze racchiuse in maglioni pesanti e berretti di lana con il pon pon, in sguardi puntati sulle vetrine e passeggiate con il fiato caldo che forma nuvole. La vita cambia, e con essa attese e desideri. Quel Natale fatto di bucce d'arancia sul termosifone era il segno tipico di un'epoca priva di smartphone e selfie. Di doni cercati a piedi, sotto il nevischio di dicembre e non ordinati via web. Un'epoca buona di cose scivolate via per sempre. Forse è tempo di rivolgere un pensiero alla festa sacra, a quel Bambino che nasce e rinnova ogni anno la speranza di un mondo diverso da questo. Ed è bello stare nella penombra, nel silenzio, a fissare le luci dell'albero, riposando il pensiero. Il profilo basso di un Natale semplice. 
Buon Natale a tutti i miei amici blogger, che questo augurio vi trovi in salute e sereni. 

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