Magazine Diario personale

Promettimi

Da Tofina
Promettimi che prima di dormire qualche volta, non tutte le sere, 
ti innamorerai più poco o tanto, non ti accontenterai... 
Com'è facile innamorarsi a 18 o 19 anni. Per noi è stato così. Lanciarsi sguardi tra i corridoi della scuola, andare in un certo locale in una certa ora, con la certezza di incontrarsi. Ascoltare canzoni, dedicarsi poesie. Confidarsi con un'amica, tacere i dettagli preziosi, custodirli con cura. E ancora i pomeriggi oziosi a scriversi lettere; fare progetti ma avere paura. Non durerà, mi lascerà, si stuferà. La affrontiamo insieme la distanza, ci saremo sempre l'uno per l'altra.   Tutte quelle prime volte: il primo bacio, la prima volta per mano in mezzo a una strada, la prima vacanza, il primo  furibondo litigio, la prima notte nello stesso letto, la prima mattina aprire gli occhi insieme. Il primo bagno in mare, il campeggio, il primo esame fallito, i primi successi da festeggiare, il primo concerto, il primo decollo in aereo.   Ti faccio ascoltare questo disco, tu invece leggi questo libro. Davvero non sai nuotare? A me non piacciono i funghi. Avremo una bambina e si chiamerà  Martina. Guardiamo un film insieme, ma dopo un quarto d'ora io sto già dormendo. Raccogliamo i biglietti del treno, quelli dei concerti e quelli dei musei, ci piacerà riguardarli un giorno. O forse farà male, perché non staremo più insieme. E invece. 
Promettimi   E dopo quasi vent'anni, com'è? Emozionante. Guardarsi indietro e sorridere di quei capelli lunghi, i suoi, di quei vestiti troppo grandi, le magliette con le scritte, di quei capelli troppo corti, i miei, le insicurezze e stupide manie. Fare un bilancio e rendersi conto di quanto è lunga la strada percorsa insieme. Quei disegni appena abbozzati sono ora un quadro finito, da appendere al muro. Aver saputo fronteggiare i cambiamenti di rotta, insieme. Aver costruito una casa, una famiglia. Una bambina che non si chiama Martina, un lavoro diverso da quello sempre immaginato, o forse no.   Conoscersi da sempre, crescere insieme ma restare noi stessi. Non è facile. Non è facile guardarsi con il timore di non riconoscersi. Con il timore di non piacersi più, ora che non abbiamo più vent'anni e forse non abbiamo mantenuto tutte le promesse. E forse abbiamo disatteso alcune aspettative. Neanche io avrei pensato che sarei stata una moglie così, una mamma così, una donna così. Venirsi incontro, scendere a compromessi quando non si è d'accordo. Perché a vent'anni ci pensi che si può anche non essere d'accordo, a volte? Che un giorno ti troverai a discutere su come disporre i piatti in lavastoviglie o su come educare un figlio? Non è facile. Si continua a scegliersi, a conoscersi, a mettersi alla prova in situazioni nuove, a volte difficili, a volte stimolanti. Ci sono progetti conclusi, altri che stentano a decollare, altri ancora che stanno nascendo, preziosi tra le mani, ma necessitano di un passo indietro, di sacrifici. Non ci sono più domeniche oziose, ma bambini agitati che ci danno il buongiorno intrufolandosi nel letto,  infilandoci un piede in bocca e uno tra le costole, pacchi di compiti da correggere, la spesa da fare, il bucato da stirare. Non è facile, ma io sono curiosa di scoprire dove possiamo arrivare, se ce la possiamo fare. Non è facile, certi giorni poi non ne parliamo, trattenere il fiato per non respirare profumi sconosciuti, lasciarsi trascinare lungo la strada del "Ma se...". Non è facile, ma ci stiamo riuscendo, scegliere di non accontentarsi  ma, consapevolmente,  innamorarsi ancora, "più poco o tanto". Sempre di te. 

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