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Pronti, via!

Creato il 27 ottobre 2019 da Malvino

C’è una storiella ebraica che spiega a meraviglia come la cosa-in-sé sia mero artefatto del contesto in cui la si osserva. E dunque. Un giovane chiede a un rabbino: «Mi è lecito fumare mentre studio la Torah?». Fulmini e saette: «Il solo porre la domanda è cosa empia!». Passa un po’ di tempo e il giovane gli sottopone un altro quesito: «Quando fumo, mi piace leggere: va bene anche la Torah?». E lì il rabbino, più che condiscendente: «Leggere la Torah va bene sempre». Sta andando allo stesso modo con «la fulgida gemma che la Chiesa custodisce da secoli» (Paolo VI), e cioè il celibato dei preti. Può sposarsi, un prete? Giammai. Può, chi è sposato, fare il prete? Ma certo. Perché questo sia possibile, tuttavia, occorre che il contesto tolga ogni centralità alla cosa-in-sé. Per meglio dire: deve arrivare al centro dell’attenzione da lontano, prendere al volo quel che vuole, e subito riallontanarsi. Il contesto, come dire, deve essere distraente, e nel senso etimologico del termine (trarre via da). Roba da gesuiti, ma in senso lato, perché tecnica di largo impiego anche da parte del laicato. Un esempio. Perché aprire in Parlamento una discussione che tenda all’equiparazione dell’hashish all’eroina? Si tolga centralità alla questione: l’equiparazione sia infilata di stramacchio (extra mathesis) in un decreto sulle Olimpiadi invernali che si dovranno tenere a Torino (Fini-Giovanardi), e non si dica che la cosa sia pretestuosa, perché anche lì c’è «neve». Non è un Sinodo sul Celibato, così, che affronta la questione, ma un Sinodo sull’Amazonia. A un passo dal dis-traente, ecco il di-vertente: diamoci appuntamento in rete per dirci quanto ci avesse preso, Lucio Dalla, col prevedere che «anche i preti potranno sposarsi». Aperta la gara a chi arriva primo: pronti, via!

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