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Propaganda e sedicenti Esperti – quando la Politica crea davvero nuovi posti di lavoro

Creato il 31 ottobre 2017 da Propostalavoro @propostalavoro

Propaganda e sedicenti Esperti – quando la Politica crea davvero nuovi posti di lavoro

Chi l'ha detto che la Politica non è più in grado di creare occupazione?

Certo, a giudicare dai dati italiani, in effetti qualche dubbio potrebbe venire.

Non così all'estero invece, e in particolare negli Stati Uniti, dove gli importanti avvenimenti dell'ultimo anno – dalla contestata campagna elettorale all'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, per continuare con i sospetti sul coinvolgimeno di hacker ed esperti di propaganda russi nella vittoria di quest'ultimo – sembrano aver favorito la nascita di nuove figure professionali sui generis.

Può sembrare una battuta, ma non lo è: proprio le complesse vicende del cosiddetto Russiagate hanno dato impulso ad un maggiore interesse verso l'Est Europa, che in alcuni casi è sfociata in un inizio di psicosi.

E quando un "problema", vero o presunto, viene alla ribalta, non manca mai chi s'ingegna per trarre profitto dal trend in ascesa.

Ecco quindi spuntare, un po' in tutti i media (dai giornali ai social), una legione di esperti più o meno qualificati sull'argomento, a loro dire pronti ad aiutare Governi, Istituzioni e compagnie private nella lotta contro le potenze straniere – e magari a pubblicare qualche saggio vagamente complottista, per scalare le classifiche dei best-seller.

Una nuova classe quantomeno eterogenea, dove ad analisti politici e lobbisti si affiancano blogger e youtuber, con livelli di esperienza e competenza molto variabili fra loro.

Come in ogni nuovo settore, insomma, ci troviamo di fronte ad una vera e propria giungla, nella quale, complici anche la rapidità e pervasività dei social media, chiunque sembra poter vantare conoscenze specifiche e ottenere un vasto seguito senza tuttavia dover dare prove concrete delle proprie asserzioni.

Un bel pasticcio, senza dubbio – come fanno notare, fra gli altri, coloro che pur possedendo curriculum più solidi si vedono messi in ombra da questi concorrenti, spesso senza scrupoli spesso più abili nell'alimentare la paranoia dei propri clienti, invece di calmarla.

Vedremo gli atenei statunitensi correre ai ripari offrendo nuovissimi – e costosissimi – corsi in Russian Propaganda Studies o in Political Hacking?

Potrebbe essere.

Si tratta di esagerazioni?

Molto probabilmente sì – ma finché i fatti di cronaca alimenteranno la domanda, l'offerta non si esaurirà; e in un certo senso, la capacità di adattamento di queste persone potrebbe anche essere lodevole, un'ulteriore prova di quanto il Mercato possa evolvere in direzioni inaspettate, se le loro credenziali fossero meno fosche.

Questo, per quanto riguarda l'altra sponda dell'Atlantico.

E nel nostro Paese?

Be', con le elezioni sempre più vicine, non è detto che qualcosa di simile non accada anche qui.

Hacker e propagandisti da una parte, esperti di contro-propaganda e di cybersecurity dall'altra – carriere niente male, che ne dite?

In questi mesi di campagna elettorale, per trovare lavoro potrebbe bastare decidere da che parte stare.

Andrea Torti


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