Prova Attoriale per un Telefono Maldoniano – sesta parte

Da Villa Telesio

Lungo la spiaggia delle persone stavano immergendo il corpo del Dottor Moreau sperando che l’insetto-umano provasse giovamento dalle ripetute abluzioni nell’ Oceano.

leggi la prima parte di Moises Di Sante

leggi la seconda parte di Gaetano Veninata

leggi la terza parte di Moises Di Sante

leggi la quarta parte di Moises Di Sante

leggi la quinta parte di Gaetano Veninata

-   Ho sognato di Boston questa notte..

-   Non sei mai stato a Boston amore mio… Lei lo accarezzava lievemente tra le gambe

-   C’eri anche te Lara, avevi le antenne e sapevi volare

-   Non servono le antenne per volare, scoppiò a ridere la ragazza, servono le ali!

-   Se hai le antenne per me puoi volare… vuoi dirmi cosa ho sognato?

Mario si rotolò sopra di lei, nudi i due ragazzi si avvinghiarono ridendo ad alta voce, stringendosi forte quasi a ferirsi. Lui le faceva pressione sul pube sentendo il corpo della ragazza liscio e tremante, Mario la fissò negli occhi.

Dall’alto della stanza d’albergo il letto sembrava un pensiero scomposto, le lenzuola avvinghiavano i giovani come bachi da seta piangendo del sudore che la notte avevano versato. La camera odorava di sesso, di sigarette e di vino rosso, una Bibbia era aperta, lanciata nel pavimento in preda ad un orgasmo poetico.

«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo.

Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. 

Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono…

No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene

“Io vi dico in verità: Non vi conosco”.

-   Perché mi fissi?

-   Perché mi fissi? Ripetè Mario dolcemente canzonatorio

-   Sei uno scemo! Rise lei mostrandogli i denti bianchissimi

-   Perché ho fatto un sogno e ti ho sognato Lara

-   Cosa vuoi dirmi? Che mi ami?

-   Non lo capisci da sola cosa provo?

-   No, non lo so Mario, con te non so mai cosa provi, mi ami?

Il ragazzo si mise seduto sul bordo del letto, nudo, con le mani dietro la nuca, la schiena continuava a sembrare il deserto di Dune, un verme enorme si contorceva sotto la pelle

-   Ti ho sognato. Ti amo Lara, ti amo- disse Mario girandosi di lato, mostrandole sempre la schiena ma cercando con gli occhi il suo volto.

Lara era bellissima, e questo Mario lo sapeva. Era stata lei a trovarlo, ad inebriarlo di un’altra follia, facendogli dimenticare per un attimo la perdizione di Maldonian.

-Stenditi, disse con tono deciso Mario

-Che ti prende, cos’è questo tono? Vuoi farmi paura?

- Ho detto stenditi (questa volta abbassando di un poco la voce ma con lo stesso tono perentorio)

La ragazza con un colpo secco della mano lisciò il lenzuolo stropicciato, lo fissò con un broncio falso che non aveva in nessun modo intaccato il loro buon umore e si fece piccola nel letto

-   Non così, allunga le gambe, vieni qua… Mario l’abbraccio di nuovo, posò il viso sul pube ben curato, come a voler dormire sul sesso di Lara,lei non disse niente. Istanti difficili e strani si creavano con le loro alchimie, erano felici , soli , ascoltando Bob Dylan

E se il tempo per voi

Rappresenta qualcosa

Fareste meglio ad incominciare a nuotare

O affonderete come pietre

Perché i tempi stanno cambiando.

-Mario, come stai? Lara fissava il soffitto accarezzando i capelli dell’esule che cercava in lei un po’ di riparo

- Bene credo, sono un po’ preoccupato

-Per i tuoi amici amore? Bogie e tuo Padre?

- Si, beh no, quei vecchi pazzi sanno cavarsela, anche se credo ora abbiano cercatori droidi al culo…. Sono preoccupato per te

-Per me? Sussultò lei

Mario si trascinò con i gomiti finché il suo viso non sentì il calore del respiro di lei

-Si per te

- E perché mai, chiese questa volta seria

- Perché stai con me, e da quando stai con me le cose sono cambiate, sto sognando, sempre più spesso, ogni notte e tutto adesso è più chiaro… Loro lo sanno ora..

-Sanno cosa? Chiese lei stringendo il viso di Mario tra le mani, un’ombra laterale oscurava gli occhi del ragazzo

- Ora hanno la prova che io sono il Messia.

-

La nebbia aveva invaso il mare per poter con calma nervosa bagnare la sabbia della spiaggia.

-   Signor Kandle credo che ora sia il caso di ritornare, si sta facendo fresco

-   Fottiti, ve lo dirò io quando potremo andare

L’amministratore di condominio Rodolfo Kandle non assomigliava minimamente all’uomo che una volta era stato, la faccia era devastata dall’acido ed i lineamenti degli occhi avevano qualcosa di grottesco. Le gambe erano state tagliate, segate per la precisione ma poi, per decisione Ministeriale rimpiazzate da protesi metalliche, zampe di mantidi di bio-lega. L’ex amministratore di condominio portava bendaggi in molte parti del corpo ed un enorme cappello di paglia bianca lo proteggeva dal sole, soltanto che ora era sera e gli infermieri si stavano facendo impazienti e sospettosi.

-   Venga, le tiriamo su la sottana e appena tornati nel bagnasciuga sleghiamo le vestaglia in modo che non si bagni enon prenda freddo

-   Kandle sputò in faccia ad uno degli infermieri che rimase impietrito e per un attimo la presa sull’uomo si fece meno ferma

-   Se mi fai cadere e mi faccio male sai cosa ti fanno su al Distretto? Lo sai che cosa sono capaci di farti carogna? Guardami schifoso, guardami negli occhi quando ti parlo!

Tre persone sole, un uomo deforme e medici confusi dal male e dalla malattia cercavano in qualche modo di non farsi giudicare dall’Oceano, ma sapevano in cuor loro che non sarebbe stato possibile.

-   Portatemi all’albergo, voglio parlargli ora

-   ma..senza Kimber Signore? E se fosse armato? E per le trascrizioni come faremo?

L’uomo insetto non rispose, si mosse da solo, facendosi forza sulle zampe metalliche, convulsioni elettriche nella sua carne. La vestaglia con disegni floreali bagnata dal mare veniva trascinata nella sabbia, sporcandosi sempre di più, sempre più pesante, sempre più dolore.

-

Il Dottor Moreau, come chiamavano ora l’ex amministratore di condominio Rodolfo Kandle bussò alla porta della camera d’albergo con un ghigno blasfemo sotto il cerone bianco che copriva il suo volto deforme e folle.

Aspettava, ne era certo, che il passato venisse a farsi vivo.


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