Psyco M, polemica costruttiva? Rap arabo tra integralismo e lucide analisi.

Creato il 22 dicembre 2010 da Hyblon
La settimana scorsa mi sono imbattuto in Marionette, un brano di Psyco M (al secolo Muhammad al-Jandoubi), rapper tunisino.
La canzone in circa dieci minuti  esamina e correla diversi fenomeni, dal governo mondiale retto da società segrete all'uso strumentale di manovre economiche atte ad indebolire ed affamare intere nazioni, ricorda quanto fuorviante possa essere ritenere Bush e Omaba figure differenti in quanto aderenti alla stessa dottrina e rispondenti agli stessi ordini, denuncia l'influenza delle corporations nelle scelte politiche e fa un breve excursus della "carriera bellica" statunitense, dall'affondamento del Lusitania alle Twin Towers. Dopo aver descritto uno scenario in cui la propaganda è al servizio della guerra e quest'ultima è al servizio dell'economia, dopo aver messo in luce i reali problemi di un mondo che parrebbe alla deriva sospinto da interessi economici privati che affamano, derubano e uccidono innocenti il cantante si domanda, giustamente, come sia possibile credere alla propaganda dell'establishment che dipinge l'islam come il principale nemico dell'umanità.



Fin qui mi sento di sottoscrivere ogni parola rimata in questo dialetto tunisino ben infarcito di francese. In pochi minuti, nonostante sia supportato da una base musicale detestabile e si tratti pur sempre di una canzone e non di un articolo o di un saggio politico, il brano di Psyco M riesce ad essere una bella analisi delle cancrene che erodono risorse e diritti del pianeta e di chi lo abita.


L'autore, dopo essersi posto la domanda "può essere che il reale problema mondiale sia l'islam?" si lancia in una serie di accuse a diverse componenti della società musulmana in senso ampio e lo fa partendo da lontano, dall'occupazione del califfato da parte dell'Impero ottomano. 
In primo luogo condanna Mustafa Kemal Ataturk, reo di aver sostituito l'islam con l'idea di patria ed aver fatto si che il nazionalismo arabo prendesse il posto della "din" (religione? fede? non so mai come tradurlo...), manovra inutile e dannosa perché in fondo il musulmano la sua patria già ce l'ha: la shari'a e la sunna.
Il secondo personaggio a salire al banco degli imputati è Qasim Amin, accusato di aver mosso guerra alla tradizione e agli insegnamenti religiosi. Ciò avrebbe portato alla sostituzione del codice religioso con quello dei diritti personali ed una sua conseguenza sarebbe l'esasperazione del sesso, il consumo di alcool e condotte reprensibili. Il tutto al giorno d'oggi verrebbe fomentato da una guerra che intacca le coscienze e le menti con sottili armi psicologiche: Champions League, manga, serie televisive, musicaccia e spazzatura alla Star Academy, accusa inoltre (e su questo ritorneremo) certe interpretazioni della Sunna e del Corano che vengono fatte in televisione. Il rapper conclude la sua filippica prendendosela anche con quegli esponenti della cultura hip-hop come 50cents che fanno uso di droghe, con certa musica malsana (sia Marilyn Manson che la tectonique) e con chi preferisce prendersi a mazzate allo stadio piuttosto che frequentare la moschea.


Al termine del video mi sono posto una serie di interrogativi. 
Sia io che Psyco M (e come noi intere generazioni su entrambe le rive del Mediterraneo) concordiamo su quali siano gli attori all'origine dei principali problemi del mondo contemporaneo. In un certo senso entrambi deploriamo certe derive della società globalizzata ovvero il circo del calcio come arma di distrazione, la monnezza musicale come offesa alla bellezza, il troiaio televisivo, ecc... Però mentre io non riesco a trovare un'ipotesi di soluzione lui e tanti giovani musulmani trovano facilmente rifugio nell'islam. La cosa di per sé non mi inquieta, in fondo trovare rifugio nella fede è un meccanismo abbastanza naturale e comprensibile. Quello che invece mi lascia più perplesso è come certe persone, una volta trovata una soluzione personale alla deriva morale, vogliano imporre a tutta la comunità tale soluzione. E' possibile che nonostante entrambi riconosciamo lo stesso nemico giungiamo a soluzioni opposte? O meglio, dato che io non sono giunto a nessuna soluzione, che ritenga la loro ricetta assolutamente lesiva dei diritti dell'individuo? Ma d'altronde il codice dei diritti personali è stato identificato da queste persone (uso il plurale perché ovviamente Psyco M non è il solo a fare riflessioni di questo tipo) come una concausa del disfacimento del tessuto morale comunitario quindi partiamo da presupposti inconciliabili.


Bazzicando in rete mi sono accorto che i quesiti che mi ero posto in seguito alla visione del video in Tunisia avevano dato vita ad un dibattito acceso (alcuni esempi qui, qui, qui, qui e qui), rinfocolato dall'apparizione di un altro video del rapper,  Manipulation. In quest'altra canzone (il cui video come il precedente non è opera del cantante ma di un tale Hamsofski, sul quale non saprei dirvi nulla...) che dura ben quindici minuti Psyco M ricalca la struttura della precedente ovvero la prima parte è dedicata all'analisi storica, personalmente condivisibile, che stavolta si sofferma sulle vicende che hanno investito il mondo arabo nell'ultimo secolo, mentre la seconda è un'accusa, molto meno condivisibile, rivolta a diverse personalità della cultura araba e tunisina (c'è da dire che le accuse nella canzone non sono rivolte ad individui specifici ma il video dà un volto a chi nel testo è sottinteso) . Nello specifico il cantante si scaglia contro Nessma TV, il canale pan-maghrebino che a suo dire trasmetterebbe valori contrari all'islam, accusa che rivolge a certe attrici (leggi Sawsen Maalej) colpevoli di festeggiare a champagne e pastis o a certi registi (leggi Nouri Bouzid e Ferid Boughedir) accusati di fare mostra del sesso nelle loro opere. Va da sé che il velo, paragonato all'esposizione di nudità che certi modelli propongono e vendono come liberazione della donna, non sia quel simbolo di regressione che si vorrebbe far credere.
Conclude il brano prendendosela con certi esegeti islamici televisivi (leggi Olfa Youssef, per approfondire vedi qui, qui e qui) che a suo dire interpretano il Corano  e la Sunna in maniera viziata e, dulcis in fundo, con la gioventù araba in crisi di identità, con omosessuali e lesbiche.


Dopo essere rimasto stordito da così tanti cambi di prospettiva sono rimasto ancor più sorpreso da come la società tunisina abbia reagito: una discussione pubblica tra il Psyco M e Sawssen Maalej e un bel dibattito, aperto a tutti e gratuito, al quale era presente Olfa Youssef.


In buona sostanza mi sembra che ci sia abbastanza materiale per fermarsi e riflettere: il mondo musulmano non è quel blocco monolitico che certa gente vorrebbe far credere sia, possiamo avere le stesse istanze e divergere nettamente sulle soluzioni, la deriva integralista nei Paesi che la vivono direttamente, e nei quali può realmente rappresentare una minaccia alla stabilità, viene affrontata con molta meno isteria di come venga fatto qui da noi, dove gli integralisti rappresentano una percentuale irrisoria della popolazione.

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