Psyco pomeriggio

Creato il 30 maggio 2012 da Lucas
In auto, strada del ritorno, mi fermo, c'è una piazzola panoramica, tira vento, diciotto gradi, apro i finestrini, è un'aria necessaria. Vorrei che qui accanto ci fossero cose che cose non sono, qualcuno le chiama sommariamente mani, ma le mani non sono cose, o parti casuali del corpo: sono l'anima, con l'aggiunta di una a.Passano moto sportive e camion di cemento, auto di vario tipo, furgoni frigorifero e no.Qui sotto c'è una sorgente, ora vado, ho bisogno di sciogliere il sale di alcune lacrime: una tardiva manifestazione allergica alle graminacee e non solo, il fatto è che mi sono grattato gli occhi a più non posso, li ho rossi e se qualcuno mi vedesse direbbe, cazzo fai, piangi? No, rido e mi gratto, ma io non amo mentire e dunque mi lavo la faccia con un'acqua che sarà sì e no sett'otto gradi, bello schiaffo tra le ortiche che dominano il terreno circostante. Il sole è velato, il falco è alto levato*, e io vorrei qualcosa da ascoltare alla radio ora.
Torno in auto, passa una canzone di Samuele Bersani, parla di lui che va da uno psicoanalista sordomuto,  sono i migliori, indubbiamente. Ti guardano parlarti addosso e risolverti da solo, l'unico modo per guarire, ammesso sia possibile guarire da se stessi. «Poi di colpo qui davanti con i tuoi occhi ho una via d'uscita», da me stesso, da noi stessi, e ci si scioglie, ci si risolve, si producono soluzioni al grande enigma chiamato vita. Spengo la radio, riparto: la strada è meno triste di prima.

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