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Puntare in basso come modello di business

Creato il 06 aprile 2016 da Propostalavoro @propostalavoro

man-73318_960_720Avvelenare il mercato e l'economia è perfettamente legale. E, per due soldi, c'è chi è disposto a farlo.

Non stiamo parlando di ecoterroristi o di criminali dell'imprenditoria, ma di onesti cittadini che si guadagnano il pane sfruttando il momento d'oro della crisi economica.

Due sono infatti le condizioni irripetibili: disoccupazione (soprattutto tra i giovani istruiti) e fiducia nel low-cost.

Un imprenditore attento non se lo lascerà scappare. Può avere forza lavoro istruita a basso costo, per realizzare prodotti e servizi a basso costo da vendere a clienti con basse capacità di spesa. «Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti», diceva Petrolini, un comico italiano degli anni '30. E oggi più che mai i poveri sono un bacino di clientela vasto e in espansione…

Per abbassare i costi, la prima voce è la forza lavoro. Assumere dei dipendenti non serve, basta affidarsi a lavoratori autonomi da retribuire con un compenso basato sul risultato – o “a cottimo” se preferite. Parlo di autentici lavoratori autonomi, non di false partite IVA. Persone che lavorano dove, quando e se vogliono loro. Ma che producono qualcosa che una persona sola può comprare, “l'imprenditore attento”, appunto.

Torniamo al target: cosa vuole il consumatore a basso reddito? Vuole spendere di meno. Quindi bisogna vendergli qualcosa che gli permetta di limitare le sue spese. Ad esempio, ma giusto per fare un esempio, un prodotto che gli risparmi la fatica e il prezzo di portare a casa le bottiglie d'acqua, oppure un servizio per risparmiare sulle bollette delle utenze energetiche.

I rappresentanti o gli operatori del call-center (virtuale, naturalmente, perché uno smartphone e un po' di alfabetizzazione elementare sono mezzi di produzione alla portata di tutti) del nostro “imprenditore attento” faranno firmare un contratto o un bonifico al cliente povero di turno, ricevendo la loro parte solo quando le firme arriveranno all'imprenditore attento, che quindi li ricompenserà con la loro parte del bottino. Dove si trovano persone disposte a fare un lavoro del genere? Nei quartieri poveri, naturalmente.

Nei quartieri poveri la gente è piena di amici e parenti poveri ai quali vendere prodotti e servizi low-cost. In questi quartieri, chiunque può essere un potenziale cliente o un potenziale venditore. Paga 10 per risparmiare 1 e riceve 1 per aver venduto 10. Insomma, lavora senza guadagnarsi da vivere, in un gioco a perdere che si alimenta di povertà e povertà produce.

Tutto questo non solo è perfettamente legale, ma ha anche il beneplacito della politica. La politica non può fare niente per impedire che questo succeda: nessuno di questi passaggi è illegale, e mai lo sarà. Non è illegale vendere prodotti e servizi per risparmiare, avvalersi di commerciali pagati a provvigione, creare posti di lavoro in zone depresse e farne un business.

La legge, e quindi anche la politica, non impedirà mai nemmeno di creare uno spazio pubblicitario aperto a tutto il mondo, venduto a caro prezzo perché visto da un miliardo e mezzo di persone, attirate a guardare quello spazio perché lo fanno tutti i loro amici.

La legge non te lo impedisce, è possibile vendere il niente. Solo che oggi come oggi fare concorrenza a Facebook è un po' più difficile.

Simone Caroli

PS: un antidoto a questi veleni del mercato, dell'economia e del lavoro esiste. Se volete conoscerlo, vi consiglio l'articolo di Gianluca Meloni pubblicato il 23 marzo scorso.


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