Magazine Diario personale

Puntini sulle “i”

Creato il 25 marzo 2018 da Povna @povna

Nel frattempo, succedono cose. Il lungo marzo si dipana, inesorabile, Burian ha dato i suoi colpi di coda qua e là, in una primavera fredda (che è arrivata, comunque, finalmente), la luce della sera torna, e i giorni del buio finiscono per altri sei mesi (e si festeggia), alla Scuola sopra la Piscina il mondo si fa complicato, e va rimesso all’ordine (e la ‘povna vi si dedica ogni giorno insieme a Walrus), a casa, improvvisa, la lavatrice scoppia.
E poi comincia la nuova legislatura e i giochi si fanno da virtuali a reali, e si arriva all’elezione dei nuovi presidenti delle Camere: Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, Camera e Senato, rispettivamente.
La ‘povna ha seguito l’elezione (e i prima e i dopo relativi) nella sua personale sala stampa (che vuol dire Chicco Mentana quando si può, e poi molti commenti con BibCan e chiunque altro ne abbia voglia). E vorrebbe, con molta pacatezza, ricordare che quello è accaduto nelle trattative tra le due forze che hanno ricevuto (rispettivamente, come partito e coalizione) maggiori voti dalle urne non si chiama “inciucio”, ma “politica”; di trattativa in Parlamento – ciò che prevede la nostra Costituzione dalle origini, e ciò che era previsto anche nella (cosiddetta) “Seconda Repubblica”, non importa quanto questo fosse messo in secondo piano da una legge elettorale che non ha il potere di cambiare il sistema di governo. Non era inciucio prima, quando – sull’onda di quel concetto di “indignazione” così di moda da un decennio (tanto più pericoloso quanto più inconsapevolmente pre-politico) – lo urlavano a turno un poco tutti; e non lo è ora, quando a metterlo in pratica è una forza che si era fatta (ma lei ne ha già parlato qui) bella, per convincere i cittadini della bontà del suo progetto, di concetti antropologici – e dunque in politica inutili, vuoti, e in ultima analisi assai dilettantistici – quali “diversità” e “purezza”.
Da ieri, il Movimento 5 Stelle sale ufficialmente a bordo di un sistema di trattative e accordi che è l’unico attraverso il quale è possibile negoziare, democraticamente, un patto di governo. Lo ha fatto con forze che alla ‘povna non piacciono, le cui idee non condivide, e che non la rappresentano; lo ha fatto su nomi sui quali il suo giudizio è pessimo. Ma tutte queste cose, ancora una volta, riguardano, in prima e fondamentale istanza, il suo approccio da cittadina alla politica, e non alla morale. Il resto, ovviamente, consegue.


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