PUSTI GOST: sulle tracce del passato

Creato il 29 novembre 2015 da Luca De Ronch @Luca_De_Ronch
Da Stolvizza, sulle tracce del passato, saliamo all’incantevole altipiano del Pusti Gost, dove nella solitudine di vecchi stavoli disseminati tra radure prative e boschetti silenziosi ci lasciamo ancora una volta sedurre dalla Val Resia e dai suoi suggestivi panorami.


Il Pusti Gost è un grazioso altipiano, arricchito da boschetti e valloncelli che scendono  dal  Colle Curnic e dal Picco Peloso , parte di quella lunga dorsale che separa la Val Raccolana dalla Val Resia, culminante con le grandi pareti del Massiccio del Canin. Numerosi stavoli, sparsi qua e la, in parte isolati, in parte raggruppati in piccoli gruppi, son li a testimonianza di un passato rurale esercitato dalla popolazione della Val Resia, prevalentemente legati alla pastorizia. Molti versano in stato di abbandono, altri graziosamente ristrutturati.Numerosi sono i sentieri di accesso al Pusti Gost, si sale dalla Val Raccolana per gli stavoli Curnic o per Sella Sagata, dalla Val Resia, da Prato o da Stolvizza per il Monte Iedeno o ancora da ladina passando per gli stavoli Tursee lungo il sentiero dell’Alta Via Resiana.Un itinerario particolarmente suggestivo per raggiungere il Pusti Gost parte da Stolvizza risale alto sui costoni del Rio Lommig, di recente è stato rimesso a nuovo dall’Associazione Vivistolvizza e così, dopo il Ta Lipa Pot e il Sentiero di Matteo, abbiamo deciso oggi di percorre anche questo.Dalla Piazza dell’Arrotino scendiamo brevemente in direzione di Via Indrinizza. Subito a destra saliamo in direzione dell’arrivo della vecchia teleferica utilizzata a Natale per la discesa dal Pusti Gost della Stella luminosa. Nei pressi del Belvedere Buttolo ha inizio il sentiero, un cartello bianco verde indica “Sulle Tracce del passato”.

Alti sul Rio Lommig saliamo la marcata traccia che porta al Pusti Gost subito con buona pendenza, una costante di questo primo tratto, comunque sempre agevole e ben segnalato. Qualche spazio tra la vegetazione consente discrete visioni sulle case di Stolvizza, su Gniva e Oseacco e su questa parte della Val Resia. Laggiù lontana l’Amariana, mentre i profili del Plauris sono nascosti dalla piramide del Cuzzer. A lato,  ombrose e imbiancate le sagome dei Musi.Si continua a salire, con brevi quasi pianeggianti interruzioni, nel fitto bosco di pino nero, sempre alti sul Rio Lommig che nella sua discesa ad alimentare le grigie acque del Torrente Resia, forma graziose cascatelle. 




Una di queste si può vedere da vicino e merita una sosta, però prima, superata una ansa con una piccola croce, occorre risalire ancora il ripido sentiero che in questo tratto un po’ più aperto si affaccia sul precipite fondovalle.



Superato un ponticello sul Rio si riprende a salire ancora. Il bosco ora caratterizzato da grandi esemplari di pino nero è più aperto e luminoso e consente le prime viste sull’Alta Val Resia dal gruppo del Canin alla dorsale del Monte Guarda.L’escursione fin qui è piacevole, il dislivello è praticamente tutto in questa prima parte, ma non si sente più di tanto, complice un sole sorridente e un cielo azzurro. Un’ancona, poi un crocefisso in ferro battuto, poi ancora qualche svolta e si esce dal bosco, nei presso di una cappelletta, sull’orlo del Pusti Gost, ai margini di un piccolo valloncello innevato che ospita i primi stavoli ( Osrice).









Il silenzio, la solitudine, l’aspetto invernale e lo sfondo ad est delle prime viste sul Canin, danno la sensazione di trovarsi in un mondo a parte, dimenticato, senza tempo. Poi man mano che procediamo sulla strada forestale, in parte coperta di neve, la presenza umana si fa sentire. Visitiamo il piccolo stavolo Bila Penc per poi proseguire ancora sulla strada che abbondiamo poco dopo per seguire una traccia nella neve che si inoltra nei boschi e superando appartate radure, con delizioso andamento ondulante, raggiungiamo il punto più alto dell’escursione dove un cartello indica il raccordo con il sentiero 632 per Sella Buia e il ricovero Igor Crasso. 












Un tratto particolarmente bello tra muretti a secco e improvvise maestose visioni sul Canin e su Sart, precede la grande radura degli stavoli Strila dove ci fermiamo un po a sentire che sapore ha la quiete……. E il the’ caldo corretto con il cordiale…..  







La traccia prosegue, ci sono impronte nella neve che si infilano in un’altra valletta ad incunearsi in un bel boschetto di faggi, poi ancora stavoli. Occorre seguire i cartelli verdi e bianchi, la neve parzialmente rende meno evidente il percorso, poi si scende, stavolta ripidi nel bosco, nella neve, per un lungo tratto, fino a superare il secco guado del rio Lommig e dopo una breve risalita il percorso si raccorda con il sentiero 643 che da Ladina sale ancora all’Igor Crasso. Questoè il primo tratto dell’alta via Resiana/Ta Visoki Rosojanska Pot, lo stupendo itinerario che spero prima o poi di completare.




Contornate le pendici del Tanarado si giunge agli stavoli Tursee, secondo me uno dei posti più belli dell’Alta Val Resia. Nel pomeriggio, con il sole alle spalle si volge lo sguardo al Canin e si resta meravigliati. La testata della Val Resia, bianca di neve, il Sart, il Canin, le Babe, la parte più bella dell'alta via, attirano lo sguardo tanto è grandiosa la visione. 




Starei qui per ore, a farmi sbattere in faccia la bellezza di quelle enormi bastionate che nitide si stagliano verso il cielo azzuro. 


Poi il Sole continua il suo giro, scendiamo a Stolvizza, per il bosco, per Ladina,  La Valle è in ombra, sotto i profili scuri dei Musi....... ci voltiamo indietro per un ultimo saluto alle montagne che brillano ancora. 

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