Quando il gioco si fa duro

Creato il 15 novembre 2010 da Elenatorresani

Ci sono dei periodi in cui le cose vanno lisce come l’olio. Altri invece dove non vanno nemmeno a spruzzarci sopra crema di burro e sputo.
Al verificarsi del secondo caso, generalmente io cerco di interpretare i segni: il destino ce ne lascia talmente tanti lungo il percorso che trascurarli sarebbe come ragliare al vento, in attesa della prevedibile disfatta.
Capita però che anche i segni, talvolta, ti prendano per il culo, e allora sei senza riparo: mica che le cose siano troppo facili (pensiamo al povero Vincent, che se avesse dato retta ai “segni” avrebbe dipinto giusto un paio di quadri e per il resto si sarebbe impegnato semplicemente a tagliuzzare orecchie).
Allora bisogna stendere un piano d’attacco, che normalmente consiste nel darsi delle priorità, cercando magari di rispettarle: dato che il tempo a nostra disposizione è limitatissimo, bisogna darci dentro con turgore solo dove davvero conta. Abbracciando il sogno più amato, e chiedendosene il perché, dato che spesso è il perché a fregarci.
Tutti i sogni, in quanto sogni, valgono teoricamente la nostra fatica e la merda dei nostri fallimenti: ma se il perché che ci sta dietro non è un buon perché, allora siamo fottuti.
Non parlo ovviamente dei nati sotto una buona stella, quelli a cui va tutto bene anche se sono dei fetenti mangia sassi.
Parlo dei normo-karmici, quelli che sono qui per costruirsi una felicità difficile, farsi un culo tridimensionale e ottenere qualcosa, imparando, faticando, bestemmiando: se i vostri perché non sono sani, allora non lo saranno nemmeno i sogni, i segni e tutto quel che ci viene dietro.
Io ho appena scoperto che il mio grande sogno ha i perché malati di cancro.
Ora mi tocca decidere se ucciderlo subito o tentare di intervenire chirurgicamente.
Il rischio di vederlo morire è comunque altissimo. E in questo caso l’unica arma in mio possesso è una scadenza: darmi un tempo, forse, mi salverà.
E in questo tempo buttarci tutto ciò che ho, come in un addio consumato bene.