Quando il sigillo non è di garanzia: un’intervista a Lou Ye

Creato il 11 marzo 2015 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

C’è un sigillo in una parte del mondo che rappresenta l’unica forma di riconoscimento pubblico: se non ce l’hai, in Cina è come se non esistessi.

Si tratta di un fragoroso Drago Rosso, una schermata piena di caratteri cinesi dove campeggia fiero il nome del Film Bureau, State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television (SARFT): in altre parole, tutto ciò che ha a che fare con la libertà di parola in Cina.

Se questo Drago Rosso (che poi in realtà è dorato) non compare in testa ad una pellicola, un film non può essere visto ufficialmente da nessun cinese. Non gli resta cioè che il circuito indie, o anche detto pirata, che in Cina, guarda un po’, è la fonte primaria di reperimento di film.

Ora, c’è un regista che per anni, malgrado il supporto, il bagno di applausi e la parete di premi dal pubblico e delle giurie straniere, si è trovato spesso a combattere con la possibilità di essere visto dai suoi stessi connazionali. Quest’anno un’enorme e ancora vivo successo ha letteralmente abbattuto le barriere della rigida e inscalfibile Cina, facendo sì che il suo ultimo lavoro, Blind Massage, fosse proiettato nelle sale della sua patria. Non senza compromessi, chiaramente.

Il suo nome è Lou Ye. Arriva sul panorama europeo nei primi anni duemila quando con Suzhou River porta sugli schermi dell’ovest una Cina ingrigita, graffiata di drammi e di mistero. Il suo piglio registico, guadagnato tramite gli studi alla Beijing Film Academy, si fa notare. Ma il giovane Lou Ye del tempo era già riuscito a conquistare una bacchettata sulle dita con il lavoro precedente, che era di fatto l’esordio, Weekend Lover. I censori su questo poi si ricrederanno e ne daranno un via libero ritardato. Cosa che non succederà affatto con Suzhou River: ahi ahi ahi Lou, siamo a due film e due ALT!

Perché? Il problema nasce dal fatto che la Cina non possiede un sistema di rating come un po’ ovunque nel mondo: ormai sembra chiaro che questa mancanza è più una strategia per mantenere la libertà di bannare qualunque cosa con la scusa del pubblico sensibile.

Il peggio però doveva ancora arrivare: nella seconda metà del 2000 sforna una delle sue opere migliori, Summer Palace.

E’ la prima volta che in un film compare la dura realtà della protesta di Tienanmen dell’89: quale miglior argomento per far imbestialire nuovamente i rigidi censori… In realtà in Summer Palace c’è molto di più: alle spalle di una passionale storia d’amore, c’è una affascinante e travolgente rappresentazione di una Cina in fermento, nell’impennata di un cambiamento verso un’era di modernità sociale e di pensiero. Un’era drasticamente rallentata dalla follia che è seguita alle proteste della piazza di Pechino. Ecco, l’affronto è anche troppo diretto è gli costa 5 anni di fermo imposto dalle autorità cinesi. Un fermo che non esiterà ad aggirare, cosciente dei rischi ma anche della sua impossibilità di tacere.

Sono questi gli anni di Spring Fever, Miglior Sceneggiatura a Cannes, film di passioni intrecciate dove la solitudine della gente e il terrore del tradimento assumono forme estreme. Il Governo non ci sta neppure questa volta, e anche per il film seguente, non esiterà a farlo sudare fino all’ultimo minuto; il povero regista, pressato dalla necessità di tagli multipli, rinuncerà infine alla propria firma. Si tratta di Mystery, un film la cui campagna anti-censura è stata data in pasto al Twitter cinese, Weibo, conquistando in fretta il sostegno dei fan e esponendo ai commenti diffusi il tira e molla senza senso degli organi di Stato.

A questo punto, arriviamo al 2014, anno in cui Lou Ye ci riprova, questa volta ammorbidendo i toni con cui in passato aveva tentato di affrontare la grande scure censoria. Ecco questa ultima produzione Blind Massage, tratto dall’omonimo romanzo di Bi Feuiyu: la storia di un gruppo di massaggiatori non vedenti e del loro conflittuale rapporto con l’amore. E’ la terza produzione ad avere accesso agli schermi locali (dopo Purple Butterfly e Mistery, appunto), ma non senza compromessi: come ci ha raccontato in questa breve intervista, il dialogo con la censura è stato lungo e difficile e ha condotto al taglio delle scene erotiche del film. Quasi nulla in confronto a quello che si era visto in Summer Palace o in Spring Fever, ma già troppo per la SARFT.

Tuttavia, questa volta c’è un rivale che ancora fronteggia la macchina censoria: Blind Massage viaggia per i festival mondiali da un anno ormai, e nel suo palmares troviamo un Orso d’Argento a Berlino, sei conquiste ai Golden Horse di Taipei, tra cui Miglior Film, ed è oggi in concorso agli Asiam Film Awards, gli Oscar continentali. La macchina mediatica ha premuto: che l’ottenimento del visto sia dovuto anche a questo?

Vi presentiamo qui una breve intervista del regista Lou Ye e di uno dei suoi produttori, Wu Yi. Incontrato durante la premiazione al China Independent Film Festival, il regista non sembra per nulla intimorito dagli avvenimenti passati e anzi pronto per nuove sfide future.

Rita Andreetti


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