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Quando la piazza rivendica la 'libertà vaccinale'

Creato il 26 febbraio 2018 da Informasalus @informasalus
CATEGORIE: Vaccinazioni
vaccini

Una giornata particolare a Roma. Con diverse manifestazioni. E con slogan e obiettivi altrettanto diversi. Una è stata preparata mesi fa, con un'intenzione soprattutto politica: mandare un messaggio ai partiti - in vista del voto del 4 marzo - sulla legge 119, quella sui vaccini. E al di là delle "coperture" mediatiche, si può dire che nonostante tutte le avversità meteorologiche, almeno il risultato di una buona partecipazione è stato raggiunto. È difficile invece capire se il messaggio politico arriverà a buon fine, perché la realtà dei fatti su questo "tema" - centrale lo scorso anno - è molto complessa e contraddittoria. Tuttavia un fatto appare evidente: il Movimento vaccini è ancora vivo e vegeto. A prescindere dalle varie posizioni sulla legge.

Lo scrivo da osservatore, avendo seguito fin dal 2016 gli avvenimenti quotidiani legati alle vaccinazioni. E con una certa sorpresa, perché dopo l’approvazione dell’obbligo per 10 vaccini, ero convinto che questa vasta area di comitati, di gruppi spontanei di genitori, di associazioni - storiche e più recenti - avesse accusato il colpo e si fosse rinchiusa in se stessa. Oggi invece, in piazza San Giovanni, migliaia di persone hanno dimostrato il contrario. Oltre sessanta sigle provenienti da tutta Italia (dal Trentino Alto Adige alla Puglia, alla Sicilia), si sono date appuntamento nella storica piazza della Capitale - che da sempre ospita le manifestazioni politico/sindacali più importanti - con un obiettivo: non far festeggiare il primo compleanno alla legge Lorenzin, entrata in vigore a luglio.

Intanto però, e proprio perché sono passati sette mesi, bisognerebbe capire se quello che auspicava legge si è avverato. Al momento appare difficile un bilancio, ma alcuni dati parziali dalle Regioni indicano un aumento delle percentuali di copertura per tutte le vaccinazioni. E in particolare per quella utilizzata per riuscire a convincere i riottosi, e cioè l’anti morbillo, la più discussa e anche la più lacunosa. Come dimostra perfino la cronaca recente: sugli oltre 160 casi di malati registrati a gennaio, si sono verificati due decessi. E non di bambini, bensì di due adulti, 41 e 38 anni. Un esito prevedibile come ho scritto più volte (e non solo io), perché per avere davvero efficacia, l’anti morbillo dovrebbe essere esteso al personale scolastico e medico/sanitario in particolare, e a tutti gli adulti in generale. Sta di fatto che mentre nell'intero 2017 sono deceduti 3 bambini (che non potevano essere vaccinati), adesso, in un mese, vengono registrati due morti. Di adulti. Ecco: vorrei sapere quale “toppa” si può e si vuole mettere a questo buco legislativo. Però immagino che al momento non ci sia risposta. L'unica, finora, è venuta dall'Emilia Romagna dove è stato posto il problema della profilassi obbligatoria per i medici e gli infermieri. In ogni caso, per conoscere l'aumento delle coperture vaccinali, bisognerà aspettare il 10 marzo, giorno ultimo per presentarsi in regola con le richieste sanitarie. Solo in seguito si potranno tirare le prime somme.

C'è un’altra incognita: quanti saranno i bambini e i ragazzi della scuola dell’obbligo a vaccinarsi? Visto che con una multa - al massimo 500 euro - si può evitare il vaccino, possiamo essere certi che molti genitori pagheranno volentieri, chiudendo così la pratica. Una comoda scappatoia per tantissime famiglie: nei giorni scorsi è stato scritto che gli studenti non in regola sarebbero 560 mila. Probabilmente è un'esagerazione, ma se non crescerà in modo consistente il numero degli “scolari” vaccinati, avremo la conferma che la 119 è fortemente lacunosa.

Potrebbe essere questo il “varco” per riaffrontare la questione in modo più sereno. Perché l’anno scorso abbiamo assistito ad una guerra politica, culturale, sanitaria inaccettabile. Anche durante la campagna elettorale i vaccini sono stati utilizzati come un’arma contundente per attaccare l’avversario. Con estremismi opposti, difficilmente propensi al dialogo. Perché se c’è il governo uscente, schierato ovviamente a difesa della legge (e con Renzi che ha accusato di “stregoneria” quelli che hanno criticato la legge: magari il segretario del Pd dovrebbe informarsi meglio prima di esprimere tali banalità), c’è chi nel Movimento, dietro lo slogan “libertà di scelta”, nasconde un rifiuto totale dei vaccini, senza mezzi termini (una posizione intransigente sostenuta da medici molto seguiti dai no-vaxx e dai free-vaxx).

Comunque a piazza San Giovanni la parola più gridata è stata "libertà”. Ed era diretta, almeno nelle intenzioni, a ogni partito. Sappiamo che il governo e la Lorenzin sono visti con il fumo agli occhi, e anche Forza Italia - almeno in teoria - ha perso appeal, perché senza il suo sostegno la 119 non sarebbe mai stata approvata. Le maggiori simpatie vanno alla Lega (non esente da contraddizioni, viste le differenti posizioni espresse dal Veneto e dalla Lombardia). Ma nonostante le battute elettorali acchiappa voti, difficilmente - in caso di governo di centrodestra - si potrà mettere mano alle norme, perché FI ha già detto che la 119 non si tocca. Ci sono poi i 5Stelle, che sicuramente raccolgono consensi, perché antigovernativi tout-court, e perché hanno presentato una proposta legislativa diversa (come ha fatto la senatrice Nerina Dirindin, ex Pd, poi Art.1 e adesso LiberieUguali).

Il M5S appare il più intenzionato a rivedere la legge. Verso quale direzione? Ha impiegato parecchio tempo - e non in modo indolore - per liberarsi dell’etichetta di anti vaccinista, favorita da uscite quantomeno bizzarre se non proprio pericolose (una candidata su Facebook ha definito i vaccini un crimine e ha dovuto cancellare dal suo "profilo" queste parole irresponsabili). E con quali tempi? Viene da pensare che prima di fare qualsiasi passo, dovrà essere verificata l’attuazione pratica delle norme, almeno per un anno. Solo in seguito - secondo me - saranno riviste le regole in vigore.

Eppure l’aspetto più importante è il contenuto: cadrà l’obbligo? E per tutti i dieci vaccini previsti o solo per gli ultimi “arrivi”? Su questo aspetto si discute in modo serio nella comunità scientifica internazionale. In quella italiana molto di meno, perché da noi prevale la faziosità. Anche tra i medici, i ricercatori, gli scienziati. Non a caso è passato quasi sotto silenzio l’editoriale pubblicato il 17 gennaio dalla più prestigiosa rivista scientifica al mondo, Nature, nel quale si sosteneva con chiarezza che l’obbligo è un errore. Da noi chi ha sostenuto questa posizione è stato accusato di essere no-vaxx, oppure è stato radiato dalla Fnomceo, come è accaduto a tre camici bianchi, uno dei quali Dario Miedico, che ha parlato a piazza San Giovanni di fronte a migliaia di madri, padri, nonni e nonne, bambine e bambini, raccogliendo una appassionata standing ovation. Un’accoglienza riservata ad altri intervenuti e dedicata anche alla memoria di personaggi amati, e da poco scomparsi, come Ferdinando Imposimato.

Già, la piazza. Con qualche superficialità, il Movimento vaccini viene dipinto come rappresentante dell'ignoranza italiana. È vero. Ma solo in parte. Sicuramente - soprattutto nella Rete - risaltano odio, intolleranza, superficialità, approssimazione. E anche certi giudizi appaiono davvero inaccettabili: come si fa a definire la 119 una legge razziale, la peggiore della nostra storia, mettendola sullo stesso piano delle leggi contro gli ebrei del 1938? Sono posizioni estreme, utili solo ad inasprire gli animi. E poi, come si può sostenere che tutta la scienza sia al servizio delle multinazionali del farmaco? Sono generalizzazioni gratuite, che servono unicamente a seminare una ingiusta, e sbagliata, diffidenza. Al tempo stesso va riconosciuta al Movimento la presenza di un'ampia trasversalità politica, sociale, culturale. La maggior parte dei genitori free e no-vaxx ha una scolarizzazione non bassa, legge molto, si informa, approfondisce, anche se spesso le fonti sono quei medici e ricercatori dubbiosi sulle vaccinazioni. Ma tra i genitori non pochi sono i cosiddetti "esitanti", i quali nutrono perplessita sui vaccini, pur non essendo contrari a priori. Una buona campagna di informazione sull'importanza della profilassi sarebbe la migliore strada da percorrere.

Ciò che non viene accettata - da tutti - è la discriminazione tra vaccinati e no, che chiude le porte degli asili. E l'obbligatorietà. Mi chiedo se un giorno se ne potrà discutere - come ha fatto proprio la rivista Nature (non asservita a Big Pharma), senza demonizzare le posizioni altrui. E senza radiare i medici favorevoli alla libera scelta. La maturità di un Paese si misura anche sulla capacità di confrontarsi su argomenti fortemente divisivi.


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