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Quando leggere è annegare nella noia

Creato il 02 novembre 2017 da Zioscriba
Quando leggere è annegare nella noia
Alessandro Baricco
Oceano mare
Rizzoli (poi Feltrinelli, Univ. Economica)
Voto:4+
Incipit:
“Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che soffia sempre da nord.La spiaggia. E il mare.Potrebbe essere la perfezione – immagine per occhi divini – mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità – verità – ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata."
Tutto questo irritante pastrugno di ripetitivi svolazzi poetico-filosofici, impastati, o impestati, di ciarpame da sagrestia paesana (“benedetto”, “perfezione”, “occhi divini”, “muto esistere”, “opera finita ed esatta”, “verità”, “verità”, “salvifico”, “paradiso”, “verità”, “santa icona”, “perfezione”) per dirci che c’è un uomo su una spiaggia. Perché è questo che ci avrebbe detto uno Scrittore:
“C’è un uomo sulla spiaggia”.Subito una domanda: questa roba qui, questa quasi provocatoria scribacchiatura tutta orpelli e posa poetica, non pare letteratura d'antiquariato che rifà il verso a se stessa, ma senza l’ironia per capire cosa sta facendo?Salto solo un altro po’ di roba raffinatissima e superflua, e approdo a pagina 17:

“Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume. [O giù dal cielo, se ti scoppia la mongolfiera del cactus mentre ci passi sopra.] Il professor Bartleboom ci arrivò per caso.Questa è la locanda della Pace?No.

La locanda di Saint Amand?
No.
L’Albergo della Posta?
No.
L’Aringa reale?
No.
Bene. C’è una stanza?”
[Questo romanzo è gratis?
No.
Bene, allora ne prendo un altro, grazie.]
Da pagina 149 a pagina 159 la scrittura si fa poesia-preghiera. È la preghiera di un personaggio che si chiama Pluche (ma non è un peluche, almeno credo). Lo si capisce dagli a capo, ovvio, perché per il resto si tratta di facezie né migliori né peggiori di quanto segue e precede. Vediamone un pezzettino particolarmente ispirato:
“il problema sarebbe un altro,
se avete la pazienza di ascoltare
di ascoltarmi
di.
Il problema è questa strada
bella strada,
questa strada che corre
e scorre
e soccorre
ma non corre dritta
come potrebbe
e nemmeno storta
come saprebbe
no.”
Ho dato un’occhiata ai giudizi espressi dai lettori sul sito di ibs.
Devo dire per onestà (e con un certo sconcerto) che sono più numerosi quelli lusinghieri.Ma i detrattori, o i non amanti, come preferiamo chiamarli, di Alessandro Baricco, accusano la sua prosa di essere, in ordine sparso: “leziosa”, “insulsa”, “arzigogolata”, “vacua”, “chincaglieria detestabile”, e poi via via “stucchevole melassa”, “sterile”, “aulica”, “manieristica”, e poi ancora “vezzosa”, “autocompiaciuta”, “inutile”, “spocchiosa”, “provocante”, “pretenziosa”…Avranno ragionevoli motivi o saranno degli esagerati, dei rozzi e dei rosiconi? Vediamo un esempietto a pag 25:
“…e in effetti la frase arrivò perfettamente confezionata nella testa di Padre Pluche, bella lineare e pulita, ma con un attimo di ritardo, quel tanto che bastava per farsi scivolare da sotto uno stupido refolo di parole che non appena affiorato sulla superficie del silenzio si cristallizzò nell’incontestabile lucentezza di una domanda completamente fuori luogo”.
Qui, l’unica domanda non completamente fuori luogo sarebbe questa: “Non è che ci stanno per caso pigliando per i fondelli?!”Perché ho sottolineato “bella lineare e pulita”?Perché tale dovrebbe essere la scrittura di uno scrittore.Cioè il contrario di così.Penso invece sia fin troppo intuibile il perché ho poi anche sottolineato “uno stupido refolo di parole”… diciamo che trattasi di curiosissimo caso in cui una brutta pagina contiene anche l’involontaria critica a sé stessa.
Ma a volte l'autore sembra stancarsi delle moine arzigogolate, e lascia spazio a un alterego un po' sciatto.
In una sola pagina (la 29) il nostro scrittore superstar riesce infatti a inanellare in poche righe un “completamente”, e poi anche un “continuamente”, un “incontestabilmente”, un “tremendamente”, e poi un altro “completamente”, e un “probabilmente” e infine un “intollerabilmente”. Davvero intollerabile.
Da pagina 169 a pagina 179 Baricco ci delizia con un “CATALOGO PROVVISORIO DELLE OPERE PITTORICHE DEL PITTORE MICHEL PLASSON ORDINATE IN ORDINE CRONOLOGICO A PARTIRE DAL SOGGIORNO DEL MEDESIMO ALLA LOCANDA ALMAYER (LOCALITA’ QUARTEL) FINO A GIUNGERE ALLA MORTE DELLO STESSO”. 
Le descrizioni delle “opere pittoriche del pittore ordinate in ordine” sono di questo tipo:
“Completamente bianco.”
“Completamente bianco.”
“Bianco con vaga ombra ocra nella parte superiore.”
“Completamente bianco. La firma è in rosso.” 
“Si riconoscono due punti, al centro del foglio, molto vicini. Il resto è bianco.” [Certo questo qui ne spendeva, di soldi, in tubetti di colore…]
“Completamente bianco.”
E via così. Per undici pagine!
A chi verrebbe voglia di comprarle, le opere pittoriche di un pittore simile? Boh. Magari alle stesse persone a cui viene voglia di comprare i romanzi di un simile romanziere. Queste undici pagine sembrano infatti, se ci pensiamo bene, il Manifesto involontario della poetica dell’autore. Come se Baricco sognasse più o meno inconsciamente di poter scrivere (e vendere a vagonate) un libro di questo tenore:Capitolo primo: una pagina bianca.Capitolo secondo: una pagina bianca, con un punto e virgola esattamente al centro.
Capitolo terzo: una pagina bianca, con una preposizione articolata in alto a sinistra.Capitolo quarto: una pagina bianca, con un punto di domanda ocra decentrato, in basso a destra.E via così.E però, accipicchia, firmato, in rosso, Alessandro Baricco, che è quello che conta
La fascetta della copia in mio possesso urla: ventunesima edizione, centoventimila copie!Che dire? Be’, anzitutto questo: io delle volte mi preoccupo e mi indigno, per il fatto che le nuovissime generazioni tecnoglionite sembrano destinate a venir su misalfabete, con l’atrofia cerebrale, interessate solo ai telefonini e agli spot, alle moto e alla Figa, alla rincoteca e ai tipiffighichessuonano, ai videogiochi e alle velinuzze e ai calciatorelli. Ma se poi penso che in italiA per Alta Narrativa si intendono romanzi così, non posso non trovare perversamente (e amaramente) consolatorio il fatto che presto nessuno leggerà più, e che tutto ciò diverrà, com’è giusto che divenga, lettera morta.
p.s. sia chiaro che queste cose le ho dette come lettore. Come scrittore, trovo magnanimamente giusto che anche Baricco possa avere il suo spazio. Magari troverei altrettanto giusto poter godere di una par condicio mediatica, ma so bene che questa è utopia, in un paese in cui il giornalismo e la critica sono quello che sono.
Good night, and good look.

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