Quando muore uno famoso. (che si chiamava già così prima della vignetta di zerocalcare)

Creato il 12 agosto 2014 da Denise D'Angelilli @dueditanelcuore

Ieri era il mio primo vero giorno di ferie, dove con ferie intendo che le orecchie di queste casa possono finalmente rilassarsi senza che le urla dei bambini facciano tremare i muri, e io ho stirato prima i vestiti e poi i miei capelli, ho sistemato l’armadio in ordine cromatico, mi sono rimessa lo smalto e ho fatto la spesa.  Ha piovuto e bisogna uscire col maglioncino, e finalmente mi sembra di stare in Inghilterra e non a Ibiza, finalmente posso usare quei ventitrè chili di vestiti pesanti che a forza ho fatto entrare nella valigia che ho misurato col righello di scuola. Ma le persone sono brutte e cattive anche quando sei in vacanza, anzi forse lo sono di più perché hai più tempo da passare a leggere quello che scrivono e a vedere quello che fanno. Quindi poi succede che muore uno famoso, e quando muore uno famoso parte il carrozzone di internet e tu vorresti tornare ai bei tempi in cui le notizie le venivi a sapere solo col tg delle 20, quando vivevi qualche ora in più nell’ignoranza, senza che la notizia ti venisse spiaccicata davanti alla faccia da trenta redazioni online nello stesso momento. Non sai se odiare di più quelli che si affrettano a cercare su wikiquote una citazione per far vedere che sanno perfettamente chi se n’è appena andato e che hanno il cuore pieno di disperazione, o quelli che devono per forza fare i superiori tirando fuori vagonate di cinismo dalle tasche con la stessa facilità con cui io tiro fuori le gomme da masticare e usano una delle frasi che più odio sentire: “ah ecco, adesso tutti fan di”. Il problema è che quando muore uno famoso e basta te ne puoi anche fregare, ma quando quello famoso ce lo hai avuto davanti agli occhi per una vita intera e a volte ti sembrava di vederlo in giro in pigiama per casa come se fosse un amico di famiglia venuto a salutarti dall’altra parte del mondo, allora, astenersi dal buttare nel mucchio un piccolo ricordo è difficile. La morte è morte per tutti, lo è quando ci muore un genitore o il cane o uno che vediamo in tv. La morte è la stessa per tutti e fa schifo, sempre, ma se chi muore è un personaggio pubblico – e no, non parliamo di Priebke che allora anche questi grandissimi cazzi, che se lo mangiassero i vermi – è giusto ricordarlo nel modo che si crede più giusto. Perché dovresti essere pubblico solo quando vivi? Perché è giusto parlare di qualcuno solo quando può ancora fare qualcosa e non quando non può fare più niente? Se ha avuto le palle di diventare quello che è diventato io un po’ di rispetto glielo devo, e se non vi sta bene allora chiudete la pagina internet e andate a scopare in riva al mare. Le cattiverie ogni tanto è giusto tenersele per sè. Possibile che non vi interessi per davvero, magari nessuno vi ha mai fatto vedere Will Hunting tenendovi in braccio su un divano verde acqua, non avete mai sognato di fare il bagno in una piscina di spaghetti come in Patch Adams, ognuno ha le sue piccole fisse, però non giudicate chi invece ci è rimasto di merda, perché gli artisti possono essere definiti tali quando creano un legame con te anche se non vi siete mai visti nemmeno da lontano, un cordone ombelicale che ti unisce a loro e ti permette di imparare a memoria le battute, di stampare nella mente cosa stavi pensando quando stavi guardando quel film e chi avevi al tuo fianco. Per questo stesso motivo non mi è mai interessato della vita privata di Polanski o di Allen, forse hanno fatto cose orribili di cui dovrebbero pentirsi, ma per me Il Pianista e Io e Annie sono abbastanza per farmi sentire un piccolo tassello del loro successo. Quando se ne andranno starò male perché sono pezzi della mia vita che mi abbandonano, saprò che non vedrò niente di nuovo creato dalla loro mente geniale e scusate ma la vita farà ancora più schifo. Rispettate questo piccolo fangirlismo sfrenato e – certamente – pazzo.

Se sei nato nel 1989 con Robin Williams ci sei cresciuto, nel bene e nel male. Ce lo hai avuto davanti agli occhi – meno davanti alle orecchie perché io la sua voce vera l’ho purtroppo sentita solo anni dopo, quando ero grande abbastanza per capire l’inglese – per tutta l’infanzia, sai che sei nato nell’anno dell’uscita de “L’attimo fuggente” perché i tuoi nonni ti hanno regalato uno di quei biglietti di compleanno in cui ci sono scritti gli avvenimenti più importanti dell’anno della tua nascita, hai visto “Jumanji” con tuo cugino nato nel 1989 anche lui fino allo sfinimento, hai giocato al gioco da tavola fino alle quattro del mattino e anche se  ti spaventava facevi finta di niente, hai visto “Jack” al cinema con tuo padre in uno di quei pomeriggi padre-figlia che dovevano finire alle cinque e invece puntualmente finivano a mezzanotte e ne hai parlato poi ancora per anni, perché secondo voi è il suo film più bello ma nessuno è d’accordo, hai assistito all’inizio dell’amore della tua amica Federica per quell’attore dalla faccia da eterno bambino tanto da portarla a collezionare tutti i suoi dvd e davanti a “L’uomo bicentenario” hai versato tutte le lacrime possibili.  Se sei nato nel 1989 Robin Williams ti ha cambiato la vita e te l’ha segnata, mi ha presa per mano e mi ha aiutata ad analizzare la separazione dei miei genitori con Mrs Doubtfire e mi ha fatta incazzare con quel film di merda chiamato “Al di là dei sogni” che proprio non me ne capacito, con quel sorriso che trasforma la faccia in quella di un cinese con gli occhietti piccoli che è lo stesso mio sorriso e il pensiero che persone del genere siano immortali.

Ancora una volta ci siamo tutti sbagliati, perché se una persona fa sorridere tutti gli altri o sorride lui stesso in tutte le occasioni allora vuol dire che sorride anche nel resto della sua vita, la vita deve essere per forza dorata, non gli è concesso avere un peso sull’anima che spinge e spinge fino a che ti senti troppo pesante persino per alzarti dal letto e ti manca il respiro, il cuore accelera i battiti e pensi solo che potrebbe finire tutto, velocemente, che non ti interessa se la chiesa cattolica non accetta che una persona possa scegliere di togliersi la vita perché non te ne frega un cazzo della chiesa cattolica, la vita è la tua e scegli tu se viverla o meno. Il cervello è così delicato e mi dispiace Robin se una cura per la depressione ancora non esiste, se ti sei sentito giudicato e messo in un angolo dagli stessi che magari fino al giorno prima ti lodavano per tutto quello che hai regalato a un mondo in cui ormai sorridere è sempre più difficile, mi dispiace se ti sei sentito debole ma i deboli non siamo noi e non lo siamo mai stati.

Ci avete rotto il cazzo, lasciateci stare male e condividere con voi buzzurri ignoranti che non sanno cosa sia l’arte e pensano solo alle partite di pallone e al calcio mercato pezzi di storia che dovreste conoscere, dovreste ringraziarci perché in questi momenti per noi molto tristi e per voi molto fastidiosi vi intasiamo i social con tutto ciò che di bello c’è nel mondo, e se voi non siete stati così fortunati da avere al vostro fianco qualcuno che vi insegnasse a staccare il cervello dallo schifo per due ore mi dispiace per voi, possiamo insegnarvelo noi adesso, se volete. Io sono felice di trovare la faccia di chi mi ha accompagnata nella vita ovunque e leggere che tutti ci sono rimasti male quanto me, avete rotto il cazzo perché siete dei poveracci pizzettari che non sono nemmeno capaci di fare del sano black humor, perché quando è fatto bene e strappa un sorriso allora posso anche apprezzare lo sforzo di dover sempre sdrammatizzare perché in fondo è anche nella mia natura, io sono quella che scoppia a ridere ai funerali perché tanto che cazzo piangiamo a fare? Non è che si torna indietro, meglio guardare avanti. Che cosa volete che me ne freghi a me se oggi passo per quella che a colazione ha mangiato pane e retorica, dei vostri giudizi sui drogati e su chi merita di finire sotto terra perché non ha trovato altro modo per provare a sopravvivere, arriverà il momento in cui il buio calerà di fronte ai vostri occhi e non avrete torce a portata di mano, in cui i muri improvvisamente si alzeranno intorno a voi e le vostre mani sanguineranno a forza di provare ad arrampicarvi senza corde o protezioni, e allora forse capirete che buttare giù una pillola non è debolezza, che non è colpa di nessuno se ci vogliamo solo strappare tutti i capelli e andare a correre finché non ci vomitiamo sui piedi perché è tutto ciò che abbiamo, che può colpire chiunque senza guardare in faccia chi sei e che fai nella vita, che anche se sei talmente geniale da aver chiamato tua figlia Zelda o Denise come quella dei Robinson se l’ingranaggio che hai nella mente si inceppa vuoi solo chiudere gli occhi e scomparire, sapendo che lascerai delle persone dilaniate, ma tanto se resti quello dilaniato sei tu. E chi se ne frega se “o capitano mio capitano” lo hanno già scritto in tremila.

Ciao Robin, te ne sei andato anche tu e mi hai lasciata qua, a leccarmi le ferite, a versare lacrime che non avrei mai pensato di versare perché è stato improvviso, non eravamo preparati. L’unica cosa che posso fare al momento è provare a credere che esista davvero un luogo – che per i credenti è il Paradiso, per me è solo un bel posto di montagna con l’aria buona, i sentieri sterrati e la giacchetta la sera – dove tutte le persone che piacevano a mio padre arrivano con un puf! non appena decidono che la vita terrena non fa più per loro. Me lo immagino come un luogo piccolo e dove quindi tutti si parlano e tutti si conoscono, e allora c’è il momento della birra con Amy Winehouse, la pizza con Philip Seymour Hoffman, lo scambio di opinioni letterarie con Giorgio Faletti e Oriana Fallaci. Poi c’è mia nonna Pia che con l’arte c’entra poco ma che cucina per tutti padellate e padellate di patate all’aglio piene di olio, c’è il fratello della mia amica che ha nemmeno vent’anni e che quindi forse tante persone le guarda senza sapere chi siano, e da ieri ci sei tu, che davanti a tutti ti metti un naso rosso da clown e fai sorridere le persone e poi, la sera, quando nessuno ti vede, ti rannicchi sotto la coperta e lasci che il dolore prenda possesso del tuo corpo, tanto sotto la coperta nessuno ti vede.



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