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Quando Newey toppò il progetto: la McLaren fantasma che non vide le gare

Da F1web

Il rischio certe volte paga. Altre volte si paga. Adrian Newey nel 2012 ha reagito al cambio delle regole che ha vietato il soffiaggio basso, non si è adattato subito, ma poi ha prodotto la macchina con le performance migliori e ha risposto punto a punto alle restrizioni della FIA.

Visionario, innovatore, per certi versi diabolico. Ma siccome anche i grandi sbagliano e sono umani, pure Newey sul curriculum ha una macchia, codice MP4/18, la McLaren che non è mai arrivata ai Gran Premi e dai test a porte chiuse è passata direttamente al magazzino.

“La filosofia e gli elementi del design – spiega Martin Whitmarsh – erano attraenti. In effetti hanno portato performance. Solo che erano troppo ambiziosi e ne abbiamo tratto delle lezioni”. È il 2013: Newey plasma una macchina fantasma, disperatamente innovativa come disperatamente fragile, un pezzo da museo che adesso fa da supporto al simulatore elettronico di guida.

Fondamentalmente la MP4/18 ha un problema di linee, dal momento che le fiancate sono troppo rastremate e i radiatori non riescono a raffreddare il motore. Ma nemmeno la scocca è a posto, bocciata per ben due volte ai crash test della FIA prima ancora di andare in pista.

A Kimi Raikkonen e David Coulthard nel 2003 tocca farsi il campionato con l’evoluzione dell’anno prima, la MP4/17 in versione D, un’auto niente male, vincente in Australia e in Malesia, poi seconda nel Mondiale a 2 punti dalla vetta. Ma comunque inferiore a quello che può essere il rendimento velocistico della MP4/18. Che nei test fa tremare i polsi, perlomeno quando non si ferma.

Alex Wurz la collauda fino a metà stagione, instancabile fra uno schianto e l’altro, uno terribile a Jerez de la Frontera nei test di giugno. Poi alla fine Newey salva gli elementi migliori del telaio, li travasa sul progetto del 2004 e fa un passettino indietro.


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