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Quando nonostante le rinunce non si riesce a dimagrire (prima parte)

Creato il 04 dicembre 2017 da Michelotto
Quando nonostante le rinunce non si riesce a dimagrire (prima parte) E' appena di pochi giorni fa la notizia di una blogger denunciata per istigazione all'anoressia che ha fatto scoprire un vaso di Pandora: non sono pochi infatti i blog e i forum che dispensano consigli sul dimagrimento a soggetti (in larga misura giovanissime) ossessionati dalla linea, mentre i disordini alimentari, come anoressia e bulimia, sono sempre più diffusi e l'età della loro comparsa è sempre più precoce.
Si tratta di una situazione gravissima e sottovalutata che è sintomatica di un profondo disagio (sulle cui radici ci sarebbe molto di interessante da dire), ma che è indicativa di quanto il problema del sovrappeso (reale o presunto che sia non importa) e dell'alimentazione in genere sia oggi sentito e allo stesso tempo di quanta ignoranza, confusione e superficialità ci siano ancora nell'affrontarlo. E questo nonostante l'evidenza delle cause del sovrappeso puntualmente confermate da ogni ricerca scientifica e gli sforzi compiuti per divulgare le corrette informazioni ed educare le persone a stili di vita più salutari.
Ho trattato in più occasioni questo argomento, ma questa volta, oltre a ribadire concetti fondamentali ma evidentemente duri da assimilare, vorrei soffermarmi su quei casi più difficili, quando cioè, nonostante una dieta almeno apparentemente rispettosa di quei suddetti princìpi generali (ma non personalizzata) non si riesce a dimagrire o, come frequentemente succede, dopo aver raggiunto il risultato desiderato si riprendono presto o tardi i chili smaltiti magari con tanti sacrifici. In realtà, e tengo a precisarlo, spesso si dichiara in buona fede di mangiare bene, ma se poi si va ad indagare si scoprono errori madornali.
Voglio dunque sperare che almeno tra i miei lettori non ci sia nessuno che crede ancora all'ingenuità del computo delle calorie come strategia imprescindibile per recuperare e conservare il peso desiderato. Quello della gestione del peso è infatti il miglior esempio di come la qualità sia spesso molto più importante della quantità: con questo voglio dire che non importa tanto quante calorie assumete  quanto il modo in cui queste calorie vengono utilizzate dal vostro organismo, cioè come  il cibo che scegliete influenza il vostro metabolismo.
Per troppo tempo si è alimentata la confusione e il mito attorno ai carboidrati e gli alimenti che ne sono ricchi che ha portato a demonizzarli a causa dell'omologazione di cui sono stati oggetto, non tenendo conto delle enormi differenze in termini di indice glicemico e indice insulinico: zuccheri semplici raffinati, farine tipo "O" e, peggio, "OO", patate, banane (per fare gli esempi più comuni) fanno schizzare la glicemia molto più di quanto facciano cereali integrali (specie se consumati in chicchi), legumi, ortaggi e la maggior parte della frutta (se consumata intera e non sotto forma di succo). Inoltre l'indice insulinico di un alimento (la capacità di stimolare la secrezione insulinica) non dipende solo dal suo contenuto zuccherino ma da molti altri fattori, cosa che rende tutta la questione molto più complessa della semplicistica idea di ridurre l'introito calorico eliminando indistintamente tutti i carboidrati e fare più attività fisica per risolvere il problema. 
Per esempio si è scoperto che consumare alimenti glucidici, come pasta, pane, riso, patate ecc. (sia integrali che raffinati), assieme a quantità non trascurabili di alimenti proteici animali,  come di solito si fa in un normale pasto, fa elevare l'insulinemia più di quanto farebbe ogni singolo alimento appena citato assunto da solo. E l'insulina, è opportuno ricordarlo, col suo effetto marcatamente anabolizzante è l'ormone maggiormente responsabile dell'aumento ponderale.
Una glicemia e una insulinemia stabili sono insomma essenzialmente il risultato di una dieta basata su cereali integrali, legumi e verdure, alimenti contenenti sì quantità rilevanti di carboidrati, ma si tratta di carboidrati complessi (amidi) che vengono digeriti e assimilati lentamente anche grazie al contenuto di fibra; hanno una minore densità calorica e possiedono minerali, vitamine, oligoelementi e quant'altro (in buona parte assenti nei corrispondenti prodotti raffinati) che ne favoriscono il metabolismo e perciò non si accumulano nei tessuti sotto forma di riserva grassa.
Dunque per chi è particolarmante interessato al giusto peso diventa tassativo mettere al bando senza "se" e senza "ma" tutto il cibo-spazzatura industriale con cui produttori senza scrupoli vorrebbero renderci schiavi a vita conoscendo la sua capacità di creare dipendenza. Alludo naturalmente e principalmente a merendine e ogni genere di dolciume o bevanda zuccherata, vera calamità sociale dalle conseguenze estremamente sottovalutate. E quando dico "industriale" intendo purtroppo anche dolciumi accreditati come naturali, biologici, dietetici, perchè, a dispetto delle apparenze, in realtà di alternativo e salutare hanno in genere meno di quanto si pensi, a cominciare dai dolcificanti. Quasi tutti questi prodotti infatti utilizzano zucchero di canna, sciroppo di fruttosio o di mais, succo d'agave o di acero, tutte alternative falsamente salutari allo zucchero comune (su come regolarsi in fatto di dolcificanti ho scritto un post).
C'è poi da dire che anche i pochi dolciumi validi (fatti con ingredienti non eccessivamente raffinati, biologici, senza grassi idrogenati e dolcificati con malto o succo di mela) presentano qualche limite da tener presente soprattutto se si vuole perdere peso: si tratta pur sempre di prodotti altamente calorici per la presenza di zuccheri e grassi concentrati ed è facile consumarne troppi perchè si mangiano volentieri. Inoltre, trattandosi nella maggior parte dei casi di prodotti da forno e secchi, come biscotti e snack (stessa considerazione vale per pane, crackers e grissini), essi tendono a favorire stati di tensione per le loro caratteristiche energetiche yang che contribuiscono ad accrescere, e non a ridurre, la voglia di dolci e altri alimenti squilibranti e ingrassanti.
Quando nonostante le rinunce non si riesce a dimagrire (prima parte) Meglio dunque optare per i dolci fatti in casa scegliendo gli ingredienti giusti (ci si può ispirare consultando l'ottimo ricettario di Dealma Franceschetti "L'Apprendista Macrobiotico") oppure per delle semplici mele cotte, che soddisfano la voglia di dolce calmando e rilassando.
La seconda cosa da fare, che si evince da quanto appena detto a proposito dell'indice insulinico, è ridurre drasticamente il consumo di cibo animale, come dice anche l'arcinoto Prof. Berrino, che individua appunto in esso una delle principali cause del sovrappeso. Non è necessario eliminarlo del tutto, come molti pensano, ma ridurlo al minimo scegliendo quello più naturale possibile, e cioè non d'allevamento intensivo e nutrito ad erba, che, oltre ad essere meno contaminato ha un profilo nutrizionale ben più favorevole grazie alla ricchezza dei preziosi omega 3, minerali e vitamine (il più consigliabile è il pesce di mari freddi non d'allevamento).
Ma per spiegare completamente in che modo l'eccesso di cibo animale favorisca l'aumento di peso c'è un altro aspetto da considerare che esula dal campo d'indagine della scienza analitica, definendone pertanto il limite intrinseco. Ed è qui che si rivela l'importanza della visione olistica che il principio yin-yang (la bussola universale, come qualcuno l'ha definito) ci consente di abbracciare. Grazie ad esso possiamo cogliere  l'analogia fra elementi eterogenei e quindi capirne meglio le relazioni e con questo il funzionamento di sistemi complessi quali gli organismi viventi.
Detto in termini molto semplici e sintetici, conoscendo la sua dinamica diventerà così evidente che il cibo animale, essendo di natura molto yang (contrattivi), se consumato regolarmente in quantità rilevanti eserciterà un'attrazione sempre più irresistibile verso l'estrema polarità opposta, quella yin (espansiva), che in termini di alimenti comprende proprio quelli che più fanno ingrassare: zucchero, grassi, farine raffinate, superalcolici, succhi di frutta, frutta tropicale ecc. Ed è questo il motivo principale per cui le diete che contemplano una riduzione calorica senza preoccuparsi di modificare il modello dietetico sono inevitabilmente destinate a fallire.
Da tener presente che alla categoria yang, come abbiamo detto prima, vanno ascritti anche i prodotti da forno, e cioè pane, biscotti, fette biscottate e altri alimenti secchi, come pure quelli abbrustoliti, grigliati o molto salati. 
Quando nonostante rinunce riesce dimagrire (prima parte) Da questa considerazione si può anche capire meglio perchè le famigerate diete iperproteiche e povere di carboidrati
(paleo-dieta, Dukan, Atkins ecc.) non sono la soluzione migliore nonostante i risultati immediati incoraggianti, dato che con il passare del tempo si finisce quasi sempre col recuperare almeno in parte il peso perduto e a sviluppare altri squilibri.
Per concludere l"ABC" delle regole da seguire se vogliamo risolvere una volta per tutte il problema del peso (come vedete, non si tratta di seguire una "dieta", perchè tutte le diete si interrompono prima o poi, ma di cambiare stile di vita), devo ricordare la masticazione, un particolare fondamentale che però quasi tutti trascurano, ignorandone l'importanza anche al fine di combattere il sovrappeso. Ne ho già parlato in un post e a quello rimando, ricordando solo che i meccanismi neuro-endocrini preposti al controllo della fame, quelli che comunicano al cervello il senso di sazietà sono fisiologicamente piuttosto lenti, per cui se non si dedica abbastanza tempo alla masticazione di ogni boccone avremo assunto troppo cibo prima che quei meccanismi possano segnalarci che è ora di smettere. Per avere un'idea di quanto bisognerebbe masticare sappiate che il boccone dovrebbe essere stato ridotto completamente in forma liquida prima di essere deglutito.
La prossima volta approfondiremo tutto questo con particolari più scientifici, scoprendo un'ulteriore  conferma della visione olistica appena illustrata.  Analizzeremo più in dettaglio tutte le possibili cause del sovrappeso, anche quelle meno evidenti e comuni, e si potrà così trovare una possibile risposta all'insuccesso di certi trattamenti. Vedremo anche perché sta diventando sempre più facile di generazione in generazione mettere su peso e al tempo stesso più difficile smaltirlo e perché per le donne questa tendenza è più marcata che nell'uomo.
Naturalmente si tratta di una semplice panoramica che non intende sostituirsi al parere di un buon medico specialista, l'unico (meglio se olistico) cui conviene rivolgersi se si hanno problemi particolari.
Michele Nardella

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