Magazine Diario personale

Quanto dura un desiderio?

Da Maddalena_pr

Quanto dura un desiderio?

Torniamo piano. C’è stato un tempo che correvo: da una certa ora in poi era il modo per ridurre l’esposizione all’incertezza. La soglia scomoda. Come chi dice di buttarsi e via, che così impari a nuotare. E invece da un po’ noi facciamo l’opposto: forse è diluire il cambiamento, agganciare scuse. Tergiversare. Forse: è

viaggiare, restare nella prospettiva di esplorare. Salvare quel giorno dell’esodo dalla fretta di ripristinare tutto e subito

e avere il coraggio molle di ondeggiare ad ampie fermate, fregandosene delle ore, se arrivi tardi, le cose da fare. Quest’anno è girare i dintorni di Aosta, pensando che ci piacerebbe viverci. Avere paura di farlo. E di non farlo. Chiedersi quanto dura un desiderio.

Sarah mi ha portato quel foglio del Regolario: «Mamma lo butto?»
«No».
Lascio che veda, anzi glielo dico, che mi dispiace partire. Che quella lista ce l’ho nel cuore, però abbiamo bisogno di segni.

Come l’affetto ha bisogno di baci e abbracci, gli oggetti sono il tatto dei ricordi.

Mi piacerebbe vedere stagioni. Lo penso rientrando dalla cena dell’ultima sera, i gradini che muoiono nel buio.

Mi piacerebbe vedere come la piazza si spegne, le strade allontanano i turisti, le botteghe tornano a dirsi cose sulla porta, pochi gli orari d’apertura.

Fuori, qui fuori dalla cucina, lo scoiattolo verrebbe ogni mattina finché gli aghi persi dai pini somiglierebbero al suo colore.

Settembre e pochi rimasti alle fontane troppo fredde, si fermano le funivie e le telecabine, gli alberghi si sgonfiano. Una volta venni su che era fine mese: fuggivo da un dolore. Non puoi salire qui in quel periodo che per due ragioni opposte: amore, o pena. Mi lasciai scavare dalla desolazione, pregai e scrissi. Guardai quei vuoti, mi attaccai alle due parole possibili col negoziante di formaggi. Per un po’ avevo pensato che era stata proprio un’idea del cazzo.

E invece certi amori arrivano poi, sono ritardatari sulle banchine del pullman:

tornai con la dolcezza madre che ti accudisce dopo una ferita.

Mi piacerebbe vedere le stagioni. Come gli alberi le fregano tutte, tenendosi stretti gli aghi come le vecchie ai ricami. Ritrovare un piccolo rigurgito di folle per Ognissanti, fiori freschi agli ovali delle tombe. E poi.

Poi te la immagini la prima neve? The very first one. L’immacolata scoperta, magari sotto un lampione acceso e complice che la veglia. Il primo scampanellare muto.

Quando ancora non c’è nessun forestiero, perché i turisti vengono solo per fare cose: gite d’estate, sciare in inverno. Ma lei, quella prima neve, è un altro amore imprevedibile, e mica te lo dice, se viene per restare.

Le luminarie, i babbi Natale, gli agrifogli e la via centrale che si anima di pellicce e doposci. Gli impianti sono riaperti, il tutto esaurito ride della crisi. Le candele nei ristoranti chic, i bambini imbottiti dalle tute.

Vedere come Courmayeur si sveglia in poche ore di luce, poi sposta la vita nei locali e alle finestre degli chalet mentre l’aria sa di legna e umido, di quella nebbia che suda la sera e respira sui vetri.

La Dora scorre nei fianchi rovesciati dalla neve, il sole comincia a spogliare chi vede. Il primo fiore segna l’orlo tra l’inverno e la primavera. E poi da lì ricominciare il verde, le vie aperte, i tavolini impigriti dal freddo tornano a sgranchirsi sotto ombrelloni e portate,

i cavi della biancheria, qui fuori, accanto allo scoiattolo, tornano a vestirsi, a sbandierare lenzuola.

Rinascono le case dei villeggianti, i vasi di gerani, gli scarponi sui terrazzi di pietra e i sacchetti della spesa dondolano per la via. La montagna si lascia trafficare come un gigante buono, i suoi pascoli, gli zoccoli allineati fuori dai rifugi, i bikini, i grilli e i temporali che sbattono sui boschi e sulle imposte.

Il paese ricomincia a snellirsi, deglutisce il pasto dell’alta stagione, ripassa gli ultimi rudimenti prima di chiudere, di nuovo, le persiane.

E una donna rientra da una cena, sale i gradini pensando: «Ho visto tutte le stagioni».


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