Queen Anne's Resurrection - Viaggio V Gli Abissi e il Kraken- 1° parte

Creato il 12 dicembre 2011 da Alessandro Manzetti @amanzetti

Introduzionedi Alessandro Manzetti
La Queen Anne's Resurrection è finalmente tornata dal suo ultimo viaggio, uno dei più oscuri e sanguinosi, come testimonia il tema Gli Abissi e il Kraken che è stato scelto come doppio filo conduttore delle storie che avremo occasione di leggere. Il carico è anche stavolta molto prezioso, sette autori per sette racconti inediti e tematici, sintetizzati da una tentacolare illustrazione realizzata da Daniele Serra. L'equipaggio del Viaggio V è dunque ricco e assai scaltro: Allyson Bird, Scott Nicholson, Tim Waggoner, Danilo Arona, Alberto Custerlina, Paolo di Orazio, Daniele Serra e Daniele Bonfanti, e poi ci sono come al solito anch'io, per prendermi cura del timone di questa nave nera, che a volte si trasforma in un grande serpente e morde. Ma ormai sono avvezzo ai veleni e alle destinazioni sconosciute. Non può naturalmente mancare Ocracoke Cemetery, la rubrica piratesca di Daniele Bonfanti, che stavolta si cimenterà anche con un racconto.
La sanguinolenta ricchezza dei contenuti raccolti mi obbliga a pubblicare questo nuovo Viaggio in due parti, oggi leggerete la prima, mentre la seconda parte sarà disponibile giovedì 15 dicembre, non dovrete aspettare molto. In questa prima parte saranno protagonisti i racconti Sotto di Allyson Bird (tradotto da me)  L'Anomalia di Danilo Arona, Ultimi Scritti di Scott Nicholson (tradotto da Graziano Versace), De Profundis di Alberto Custerlina, tutti orientati verso il tema Abissi eccetto Danilo Arona che non ha potuto fare a meno di far vibrare un tentacolo, potremo presentare l'illustrazione Kraken Revenge realizzata per l'occasione da Daniele Serra, che avete già ammirato nella locandina, e leggere il nuovo numero di Ocracoke Cemetery, con la 2° parte di Vita e Leggenda di Edward Teach. I racconti della seconda parte del Viaggio V, come vedrete, saranno invece più orientati sul tema Kraken.
Insomma, ce n'è abbastanza per nutrire un esercito di zombie affamati, chiudo allora subito questa presentazione ringraziando gli autori che hanno avuto il coraggio di unirsi al più pericoloso equipaggio della Rete e augurandovi buon viaggio con Gli Abissi e il Kraken. Per chi non sarà ingoiato dal mare o dalle sue abnormi creature, vi ricordo che l'appuntamento con la Queen Anne's Resurrection è giovedì 15 dicembre per la seconda parte di questo Viaggio V. Guardatevi le spalle.

Sotto (Beneath)di Allyson Birdtraduzione di Alessandro Manzetti
La sua tuta era di gomma vulcanizzata, i suoi stivali appesantiti dal piombo alzavano la sabbia dal letto del mare alla profondità di 30 metri. Il casco di rame era molto pesante, sigillato da ribattini di fissaggio, Thomas non si era mai preoccupato che l'acqua potesse filtrare dentro.Aveva bisogno di raccogliere altri gusci di ostriche. Pinctada Maxima. Generi di molluschi bivalvi. Thomas desiderava perle di grandi dimensioni. La sua speranza era quella di trovarne una come La Peregrina -scoperta nel Golfo di Panama nel XVI secolo e portata da re e regine attraverso i secoli. Sapeva che un generale romano chiamato Vitellio era riuscito a trovare i soldi per una guerra vendendo le perle di sua madre. Caligola ne aveva ornato il suo cavallo. Donne romane un tempo sedevano su cuscini di perle cucite e bevevano vino da calici scintillanti ricoperti da quella meravigliosa materia. Thomas poteva quasi riuscire ad avvertire gli aromi del vino sulla sua lingua. I bottoni era realizzati in madreperla. Sapeva tutto quello che c'era da sapere sulle perle, sia quelle delle ostriche che quelle degli aliotidi, ammirava i mari del sud e tutti i loro colori ... il bianco, il crema, l’oro e l’argento, e poi anche il verde, il blu, il grigio. il viola e i variopinti cromatismi da pavone della perla di Tahiti.Mentre raccoglieva i gusci dai fondali al largo, sistemandoli nel cestino legato a una fune che pendeva dal suo collo, pensò alle storie che i pescatori di perle raccontavano di notte intorno al fuoco - racconti sul kraken e i suoi tentacoli capaci di trascinare navi a vela sotto le onde, sugli squali in grado di tranciare in due un uomo con un solo morso. Sangue che macchiava le acque mutando dal rosso al rosa, per poi disperdersi nella corrente. La stessa corrente che minacciava di trascinare via Thomas che continuava ad andare avanti, determinato a riempire il suo cestino. Che non  sembrava riempirsi mai. Prendeva le ostriche più grandi, scartando quelle più piccole.Anche la sua immaginazione lavorava altrettanto. Thomas pensò, attraverso l’oscurità, di vedere un viso pallido, flaccido, una mano che cercava di afferrare la sua, fece un salto indietro. Si guardò intorno dal suo casco a tre aperture. Niente  - nulla, solo buio e silenzio. Alzò lo sguardo, attraverso la parte anteriore trasparente del suo casco, scrutò il fondo dell'oceano, verso le nebbiose lontananze, chiedendosi cosa potesse abitare in quei posti. Decise di interrompere la sua ricerca di ostriche.Si trascinava, il mare lo spingeva indietro di un passo per ogni due che riusciva a fare, vide infine una figura, per metà coperta dalla sabbia, che giaceva sul fondo del mare. Si chinò e spostò le sue mani guantate sulla testa di quella cosa, spazzando via la sabbia che creò una spirale tutto intorno. Improvvisamente l'acqua diventò più chiara mostrando una donna, con il viso bianco e gonfio, senza gli occhi. Piccoli pesci che le stavano rosicchiando le braccia schizzarono via come avvertirono il suo movimento estraneo nell’acqua. La donna non doveva trovarsi in quel posto da molto tempo. Stringeva qualcosa sul suo seno che il mare, la tempesta, o qualche creatura non erano riusciti a prenderle. Qualcosa che si offriva ora a Thomas. Come sfiorò le sue braccia quello che lei stringeva in mano scivolò via. Lui cercò di afferrarlo, ma la corrente lo trasportò rapidamente fuori dalla sua portata. Era troppo lento dentro ai suoi pesanti stivali. Ma riuscì a vedere di cosa si trattava.  I suoi capelli scuri  formavano un cupa aureola  attorno alla sua testa, sollevandosi lentamente sopra di lui. Non ci sarebbe stato nessun funerale per quell’anima perduta, né per sua madre. Perché quel corpo non galleggiava in superficie? Sentì qualcosa sotto la sua schiena, trovò una catena. La seguì nella sua lunghezza e scoprì cos’era. Un’ancora. Aveva una forma strana però. Come una croce. Poi notò che la catena era avvolta intorno alla sua vita. Armeggiò goffamente, ma scoprì che era chiusa con un lucchetto. Non poteva fare niente per liberarla. Thomas alzò lo sguardo per vedere se poteva ancora vedere la bambina, quella cosa portata via dalla corrente, fu sorpreso di riuscire a distinguerla ancora. Vide una sagoma scura stagliarsi dall’alto e delle mani che si immergevano nell’oceano per cercare di salvarla. Era inutile. Quella vista toccò profondamente la sua anima e pianse. Pianse per la bambina, per sua madre e per  se stesso.Sarebbe dovuto tornare alla superficie adesso? Per quanto tempo era stato giù? Guardò il tubo che lo nutriva d'aria e notò che era staccato dal suo ancoraggio, galleggiava a pochi metri sopra di lui, fu costretto ad affrontare tutto ciò che aveva combattuto per far uscire dalla sua mente. Aveva capito che qualcosa si era spezzato. Non aveva bisogno di ascoltarlo da nessuno. Lo sapeva da molti anni. Aveva guardato su molte volte verso quell'ancora di salvezza spezzata, cercando di pensare. La realtà si nasconde spesso nell'acqua scura.Sul bordo dell'abisso esitò per un momento, poi andò avanti. Pensava di affondare velocemente - con gli stivali di piombo e tutto il resto, ma non fu così. Thomas avvertì più sgomento che paura. Era morto, ma era pienamente consapevole di quel momento. Che diventava sempre più oscuro. Giù attraverso il mare nero dove stava sprofondando. Una rana pescatrice nuotò di fronte a lui. Il richiamo di quella piccola luce lo infastidì - poi il pesce deviò pigramente verso una facile preda.Alla fine, con un tonfo, gli stivali toccarono il fondo. In quanti chilometri era affondato? Non ne era sicuro. Il punto più profondo dell'oceano, Challenger Deep era a circa nove chilometri. Anche se Thomas non si trovava affatto da quelle parti.Attraverso il mare torbido vide un luccichio d'oro. Un altro pesce? Era probabile. Aveva visto molte cose strane in mare. Mentre si avvicinava si chiedeva perché, se era vivo, non si muovesse. Arrivando più vicino la luce diventava più brillante, anche se scompariva a intervalli regolari. Era quello che vedeva. Qualcosa di più grande di tutto quello che aveva visto sulla terra. Largo alla base, si assottigliava fin dove la luce intermittente brillava come allungava la mano verso di esso.Quando raggiunse la sorgente della luce alzò gli occhi verso la sua immensa grandezza. La vecchia quercia e la porta impregnata di calore erano coperte da un mantello di alghe verde scuro, che per un momento sentì che gli sfioravano le guance. Spinse la porta e sentì il cigolìo. Impossibile.Mentre saliva le scale poteva ascoltare il rumore dei suoi pesanti stivali di ferro sui gradini di pietra, mentre continuava la sua ascesa, guardando verso il basso, non vide più i suoi stivali da fondo marino, ma le sue vecchie scarpe. Poteva osservare i vecchi lacci distendersi nell’acqua, come le braccia di un anemone marino. Il corrimano era fatto di coralli viola a spirale. Minuscole creature marine avevano costruito proprio in quel posto la loro casa e si precipitavano dentro e fuori, mentre lui passava. Ammirò lampi di arancio e turchese e uno splendido rosso. La sua tuta e il casco erano spariti, indossava i pantaloni e un maglione blu che teneva a casa  - qualcosa di caldo a cui tornare.Quando arrivò in cima alle scale aprì un'altra porta di legno ed entrò nella stanza. Attraverso le finestre di vetro riuscì ad ammirate l'acqua verde smeraldo meravigliandosi di quel colore. Una donna, che stava leggendo un libro, alzò lo sguardo, gli sorrise. Un bambino avvolto in una morbida coperta dormiva sul tappeto rosso sotto i  suoi piedi. Al tavolo c’era una sedia vuota per Thomas.
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Profilo dell'Autrice
Allyson Bird: autrice inglese di narrativa dark fantasy e horror, suoi racconti sono stati pubblicati su diversi magazines e antologie, la sua raccolta Bull Running for Girls ha vinto il British Fantasy Award nel 2009, ha curato insieme a Joel Lane la raccolta weird Never Again, ha pubblicato la raccolta Wine and Rank Poison (Dark Regions) e il romanzo Isis Unbound (Dark Regions), uscito a settembre del 2011. Web Site


L'Anomaliadi Danilo Arona
Specola del Monte Legnaro, 18 gennaio 2008.
(Estratto inedito dell'interrogatorio di Padre Cristoforo Masselli, interrogante il tenente colonnello Ivan Manfredi).

“Mi dica, Padre. Che razza di posto è questo?”
Il vecchio gesuita sospirò. 
Agli occhi del tenente colonnello dell'Arma che aveva iniziato a interrogarlo, quell'anziano monaco pareva un rincalzo  giunto lì da poco, uno che ancora non si rendeva conto del ruolo al quale era stato destinato.
L'incartapecorito frate  ruotava lo sguardo febbricitante in ogni direzione, soprattutto oltre la vetrata semicircolare che si apriva a destra  sul lato prospiciente il Monte Buio e a sinistra  sul lontano golfo di Genova. Qualche secondo di silenzio, poi:
“E' una specola, tenente. Una versione ridotta, proporzionata anche alle caratteristiche del luogo, della grande specola vaticana costruita sul Monte Graham. Arizona, Stati Uniti d'America, ne avrà sentito parlare, presumo.”
“No, Padre. Mi spieghi.”
“Specola significa  'vedetta'. Un termine usato da secoli in seno alla Compagnia di Gesù per designare i posti di osservazione dei Padri Guardiani. All’inizio degli anni venti del secolo scorso, la Compagnia individuò in diverse zone del mondo la rinascita di antichi e dimenticati culti pagani. Gruppi pericolosissimi che ancora oggi praticano il sacrificio umano. Il fatto è che queste zone sono tutte un po' particolari. Loro lo sanno bene. Per definirle con un termine che oggi va molto di moda, si tratta di... ehm, porte. La porta più grande e problematica si trova proprio lassù, sul Graham.”
“Che vuol dire... problematica?”
“Ne siamo al corrente da anni, tenente. E' in arrivo qualcosa. E punta dritto contro di noi. Si potrebbe semplificare il discorso dicendo che questa cosa maligna giunge dallo spazio dato che le specole sono degli osservatori astronomici. Però la storia non è così semplice. Sul Monte Graham è in uso un radiotelescopio avanzatissimo che adotta tecnologie all'avanguardia, gestito soltanto da fisici e astronomi tra i più preparati dell'ordine. Quello che posso riferire in merito, più o meno di dominio pubblico, è che lo scopo unitario delle specole è quello di monitorare tutte le anomalie in avvicinamento al pianeta. Ma anche quelle dentro di  esso.  Il Servizio Informativo del Vaticano sostiene da anni che la cosa possiede più identità: una cosmica, una termica e una quantistica. Ogni specola sul pianeta è impegnata in un monitoraggio a 360°. Ma forse la sto conducendo fuori strada, tenente...”
“Lei dice?”
“Lei si trova qui per le ragazze scomparse, se ho capito bene.”
“Vittime immolate a un'entità oscura venerata da un sacco di gente, se le notizie a nostra conoscenza sono vere.  Immolate come il Cristo. Inchiodate sopra quella croce, davanti a noi, in cima al Monte Buio, a quanto ci hanno raccontato.  Ma, se vi fate chiamare Padri Guardiani, non potete non esserne al corrente.”
“Un sacco di gente proprio non direi. Gli abitanti di Montebuio sono soltanto trentadue. Da quando esiste il paese. Già questo è un elemento che depone a loro sfavore. La loro genesi è ibrida. Loro intrattengono legami di sangue con quella che lei chiama l'entità oscura.”
“Vorrei iniziarne a capirne qualcosa, Padre.”
A parole sembrava un pio desiderio, ma nel tono la frase risuonò seccamente, come un ordine.  Forse per apparire più minaccioso, il tenente colonnello Manfredi iniziò a camminare per il salone quasi battendo i tacchi, mentre il vetusto monaco, seduto su una lercia poltrona in pelle,  trafficava dentro un grande libro dalla copertina nera.
Il carabiniere, un uomo ormai di mezza età dall'espressione triste (quelle facce che sono tristi da sempre e per sempre), si fermò dinanzi alla vetrata. Si distinguevano in modo nitido il bosco, la salita alla croce e quest'ultima con il laghetto ai suoi piedi. E la stessa croce, sulla quale – sostenevano angosciati testimoni – le giovani vittime incontravano una morte orrenda.
Per poi sparire.
“Ecco qui”, gracchiò alle sue spalle Padre Cristoforo, “l'ho trovato. Quando vuole, posso cominciare.”
L'uomo si voltò. Adesso la sua espressione malinconica lasciava intravedere abissi. Oscuri e profondi.
“Insomma, Padre, di che si tratta? Me lo faccia capire con precisione e con parole sue.”
Non si trattava di una richiesta. Ma di un ordine.  E il gesuita apparve scombussolato.
“Devo farle capire cosa?”
“Sta arrivando dallo spazio. Punta verso di noi. Ma si è ben guardato dal definirla. Cosa maligna non vuol dire nulla!”
“Eh, se fosse così facile...”
“Ma voi astronomi che state in cima alle montagne da tutti questi anni non l'avete ancora capito?”
“Forse l'abbiamo capito e, proprio per questo, non si deve sapere.”
“Io invece ci capisco sempre meno. Però in questo marasma vorrei almeno arrivare a un punto: in che modo c'entrano delle ragazzine scomparse. E soprattutto dove sono finite.”
“Aspirazione legittima. Non posso far altro che concordare.”
“Su, padre, mi dica almeno cosa ne pensa lei... fuori dall'ufficialità. Se la sarà fatta, un'opinione.”
Il vecchio alzò i palmi delle mani verso l'alto, quasi in segno di resa. Quindi, dopo un lungo sospiro:
“I Guardiani non dovrebbero né avere né esprimere opinioni. Ma esistono evidenze alle quali non è possibile sottrarsi. Vede, c'è, come definirlo... uno schema.”
“Cioè?”
“Da tempo immemore il Vaticano è a conoscenza dei prodromi dell'Evento. I Segni di quella che in gergo classico può definirsi Fine dei Tempi.  Non sono pochi gli ingredienti e assomigliano un po' alle spie che annunciano i terremoti. Ma mi permette di elencarli direttamente da questa rara copia del Testamentum Nigrae Crucis”, e il monaco fece una pausa, abbassando  lo sguardo sul libro aperto sul tavolo in legno. “Ecco... L'agitarsi degli animali, i cupi boati delle faglie che si stanno rompendo, i fenomeni luminosi che attraversano l'atmosfera satura di elettricità, terremoti, le giovani scomparse e le anomalie marine. Proprio nelle zone sorvegliate dalle specole. Tutto questo perché esistono forze che lavorano a favore della Fine dei Tempi.”
“E gli abitanti di Montebuio sarebbero fra costoro?”
“Per come la vediamo noi da qui, no.”
“Ma adorano una specie di demonio!”
“Forse non sono loro, tenente. Forse ci sono degli altri.”
“Altri?”
“Entità invisibili. Che i Padri Guardiani possono soltanto visualizzare come luci guizzanti al di sopra del bosco. L'ipotesi  è che ogni anno, in agosto, quelle entità riescano a possedere la gente del villaggio.”
“La processione?”
“Esatto. Loro trasportano la statua di San Rocco sulla cima del Monte Buio, ma sono come involucri svuotati della volontà. Anni fa abbiamo sentito raccontare che la gente di Montebuio crede all'esistenza di un mondo posizionato di fianco a quello normale. Non visibile. E' un'ipotesi forte e azzardata, me ne rendo conto.”
“Altri elementi dello schema?”
“Un qualsiasi giornale di tutti i giorni ne è un buon esempio.”
“Padre Cristoforo, questa è retorica a buon mercato. Io non sono molto religioso, ma che nel mondo si pratichi di più il male che il bene è un dato acclarato sin da quando l'uomo comparve sulla Terra.”
“Temo allora che lo schema esista sin dai tempi delle caverne, tenente. Per le forze contro cui lottiamo noi un secolo di storia può equivalere alla percezione del trascorrere di un minuto secondo. Comunque occorre dirigere in primo luogo l'attenzione verso tutti quegli episodi di apparente pazzia individuale e collettiva che si moltiplicano nel mondo, dalle stragi in famiglia a certi omicidi senza ragione. I nostri superiori sostengono che la cosa in arrivo provoca l'aumento della frequenza vibratoria del pianeta. Un ronzio insopportabile che penetra nell'amigdala con risultati letali per chi è vicino alla vittima della frequenza. Cosi la cosa si avvicina sempre più, la frequenza aumenta e le morti violente anche. Dovrebbe risultare anche a voi, presumo...”
“Ogni fatto di sangue ha una sua spiegazione, padre.”
“Per quel che giunge dal mondo sul Monte Legnaro, a me proprio non pare. In ogni caso seguono i Renfield, gli annunciatori, coloro che consapevolmente o meno annunciano l'approssimarsi dell'evento.”
“Renfield?”
“Un personaggio, all'apparenza minore, del romanzo Dracula. Un folle imprigionato in un manicomio che presentiva l'avvicinarsi del vampiro a Londra. Una specie di uomo-antenna che presagisce l'Apocalisse e a suo modo la grida al mondo. Sono in tanti, ma non ce ne accorgiamo. Scrittori, gente del cinema, o magari il vicino di pianerottolo. Bisogna saper leggere, guardare e ascoltare... Le ragazzine scomparse purtroppo è un dato fisso e in aumento. E poi l'incredibile aumento delle allucinazioni visive, un altro fenomeno dovuto all'aumento della frequenza vibratoria. Internet è saturo di strane riprese fatte con cellulari e telecamere di fortuna in cui appaiono le immagini più strane: spirali nel cielo, immense figure geometriche, apparizioni diafane che paiono fantasmi. Non possono essere tutti trucchi effettuati da personaggi con mania di protagonismo. E infine... le ho già citate, ma val la pena ricordarle.”
Un'ulteriore pausa.
“... le anomalie marine.”
“Anomalie marine? Ma che significa, Padre? Qui siamo in montagna, oltre i mille metri.”
Il monaco sospirò.
“Da questa specola non monitoriamo solo le anomalie spaziali. C'è una quarta identità da vagliare. Si ricorda, vero? La cosmica, la termica e la quantistica?”
“E dunque?”
“Cosa vede là in fondo, dalla vetrata, tenente?”
Il carabiniere guardò nella direzione indicata dal monaco. Là dove mare e cielo si contendevano l'identico colore azzurrino. Genova.
“Vedo il mare”, rispose il carabiniere.
“Esatto. L'anomalia proviene da lì.”
Il carabiniere avvertì una serpe che prendeva a salire verso la sua nuca. Strisciando e soffiando lungo il percorso della spina dorsale. Qualcosa di molto più infingardo di un semplice brivido di paura.
“In che senso?”
“Esce in una notte di luna nera.  D'estate. Il culto di Montebuio prevede una vittima all'anno, in agosto.”
“Non capisco.”
“Le anomalie non si capiscono. Si accettano.”
L'uomo in divisa si rese conto delle aumentate pulsazioni. Del perlaceo sudore che gli solcava la fronte. Dei borborigmi intestinali di cui quasi mai soffriva. E Padre Cristoforo, a ogni secondo che scandiva l'inesorabile incedere del tempo, assumeva un'espressione sempre più grifagna.
“Ma di che sta parlando?”
“Le spiego perché non avete mai trovato un corpo. L'anomalia esce dall'acqua, allunga un tentacolo, stacca la preda dalla croce e ritorna sul fondo dell'abisso. Il suo abisso. La versione speculare e acquea dello spazio cosmico. Ermete Trismegisto... Quel che sta in alto sta anche in basso!”
“Padre... DA QUI A GENOVA SONO 35 CHILOMETRI! Quale stupidaggine intendi farmi bere?”
Il monaco alzò gli occhi al soffitto con rassegnazione. Quindi stese le le braccia all'infuori con enfasi teatrale da predicatore. E scandì con francescana afflizione:
“Tenente... Non per niente i Gesuiti le chiamano anomalie.”
Il tenente colonnello Ivan Manfredi urlò. D'impazienza, di furore, di paura.
Poi il ronzio penetrò nella sua amigdala.



Profilo dell'autoreDanilo Arona, classe 1950, giornalista, scrittore, musicista, è uno dei maestri della letteratura horror, elaborando un personale concetto di horror italiano, legato alle paure del territorio, in grado di dimostrare che la nostra solare penisola è uno dei più vasti contenitori mitologici del pianeta. Ha pubblicato diversi romanzi tra i quali Ritorno a Bassavilla (Edizioni XII), L'estate di Montebuio (Gargoyle Books), Santanta (Perdisa), Palo Mayombe 2011 (Kipple), Rock I delitti dell'uomo nero (Edizioni della Sera). Ha curato la pubblicazione di Malapunta (Edizioni XII) dello scrittore scomparso Morgan Perdinka. Al suo attivo anche molti racconti, articoli e saggi, tra i quali Gli Uccelli di Alfred Hitchcock (unmondoaparte) e L'alba degli Zombie (con G. Santoro e S. Pascarella - Gargoyle Books). La sua prima graphic novel sceneggiata, uscita recentemente, è Morbo Veneziano (Cut Up Comics)   Sito Web



Kraken Revenge - illustrazione realizzata da Daniele Serra
Profilo dell' AutoreDaniele Serra classe 1977, illustratore professionista, i suoi lavori sono stati pubblicati in Europa, Australia e Stati Uniti, è stato protagonista  di diverse mostre negli Stati Uniti e in Europa. Hrealizzato illustrazioni per opere di autori come Bruce Boston, Brian Stableford, Rain Graves,Tim Waggoner, Graham Masterton, Mary Sangiovanni, Steven Savile, Tim Curran, Greg F. Gifune, Tom Piccirilli, Ronald Malfi, Lee Thompson, J.F. Gonzalez, Allyson Bird. Collabora con DC Comics, Image Comics, Cemetery Dance, Weird Tales Magazine, PS Publishing, Dark Region Press, Delirium Books, Creation Oneiros e altre pubblicazioni. Nel 2009 e 2010 è stato nominato per il British Fantasy Award. Per Il Posto Nero Ha realizzato diverse illustrazioni tematiche per la Queen anne's Resurrection, e le cover della raccolta eBook Arkana - Racconti da Incubo e del Web magazine Maman BrigitteSito Web





Ultimi Scritti (Last Writes)di Scott Nicholsontraduzione di Graziano Versace

Non sono sempre stata così. Quando ero viva, camminavo sulla spiaggia in cerca di denti di squalo e graziose conchiglie. A piedi nudi, l’alba rosata e veloce sull’orizzonte, l’acqua che lambiva le mie caviglie con una lingua gentile e schiumeggiante. Il faro era un punto di riferimento, un mezzo per misurare la distanza che avevo coperto dal cottage che dividevo con i miei genitori sordi e rimbambiti.Solitamente, tornavo indietro quando la finestra del faro era chiaramente visibile, sebbene nelle mattine di nebbia non potevo vedere la struttura torreggiante fino a che non mi ci trovavo a ridosso. In quei giorni, una singola lanterna luminosa fiammeggiava dietro la finestra più alta, servendo da guida alle navi che avrebbero dovuto sfidare lo stretto passaggio. Io stessa ero una nave, un vascello in un guscio vuoto, sperduto come un qualsiasi cutter alla deriva. Il giorno in cui morii, avevo deciso di continuare a camminare, sebbene la marea si fosse esaurita e i miei genitori mi aspettassero per spazzare la sabbia dal pavimento, cucinare maccarelli e dare aria alle coperte ammuffite. La torre svettava davanti a me quel giorno, splendente come sabbia che si stendeva sempre più nel cielo ad ogni mio passo. Era ricoperta di rame che già da molto tempo era diventata verde scuro. La costruzione che da una certa distanza mi era sembrata solida si rivelò essere coperta da incrinature e liste di ferro che ne cingevano la base. Una volta che mi fui avvicinata, scoprii della ruggine sulla ferramenta della porta di quercia posta alla base circolare della struttura. La porta aveva un largo battente di metallo al suo centro. Il buco della serratura nella maniglia era come un occhio nero di squalo morto. La sabbia vorticava stridula nella brezza attorno alla base della porta, e un’aria fetida e fredda si diffondeva dalle fessure delle tavole di quercia. Toccai il legno, immaginando l’uomo che stava dietro. Bussai alla porta e un’eco vuota risuonò dentro. L’unico suono in risposta fu un riverbero alla base del faro, il sussurro della risacca e il lamento distante di un gabbiano. Alla fine la porta si aprì cigolando. Mi ritrovai faccia a faccia con un uomo dall’espressione buia, con occhi tormentati e una fronte larga e pallida. Aveva all’incirca vent’anni, ma i suoi occhi apparivano più vecchi, come se fosse stato testimone di molte tragedie. I suoi capelli ribelli, scostati dalle sopracciglia, sembravano ciuffi aggrovigliati di avena di mare. Indossava una canottiera e una camicia bianca, entrambe macchiate e sgualcite. L’odore di alcool lo avvolgeva come nebbia.“Tu lo sai quanti scalini ho dovuto fare?” disse.Gli propinai il mio sorriso più dolce, sebbene non avessi molta pratica in questa arte. Malgrado la sua espressione grave, era un bell’uomo.“Vivo dalle parti del promontorio,” dissi. “Per cui, siamo vicini di casa.”“Non ho bisogno di vicini,” disse. “Voglio stare da solo.” E lo sorpresi a fissare il litorale alle mie spalle. La spiaggia era deserta, per via del corallo appuntito che scoraggiava i bagnanti, e le correnti erano così forti da mandare alla deriva le barche da pesca.“Mi chiedevo se potevo vedere il panorama da lassù,” dissi, alzando la testa per vedere le finestre in alto. “Ho vissuto qui tutta la mia vita, ma conosco a stento questi posti.”“Ho da fare,” disse. “E non ho tempo per le visite guidate.”“La prego, signore, c’impiegherò solo un momento. Solo un’occhiata. E me ne andrò via.” Mi lisciai i lembi del vestito, un gesto che avevo visto fare alle donne in chiesa mentre parlavano agli uomini che volevano lusingare. Sembrò riflettere un istante, e i suoi occhi si fecero più morbidi. “Hmm. Mi ricordi qualcuno che conoscevo. Forse posso dedicarti un po’ di tempo. Ma mi devi promettere di stare attenta. Questi scalini sono pessimi.”“Starò attenta, signore.”La base del faro era vuota, con un pozzo profondo almeno quaranta piedi. Gli scalini di metallo si perdevano nell’oscurità, e io ora potevo comprendere perché lui avesse pensato che erano pericolosi. La sua lanterna arrivava lontano, producendo ombre sui muri curvi del faro. Procedemmo verso l’alto, le sue scarpe che tuonavano sugli stretti scalini metallici.“È difficile le prime volte, ma poi diventa più facile,” disse.“Non mi ha detto il suo nome,” dissi io.“Poe,” rispose. “Da Baltimora. E il tuo?”Non ero ancora pronta a dirglielo. Ero ancora cauta per quello che avrebbero potuto dire gli abitanti del villaggio se lui fosse andato in giro dicendo che ero andata a fargli visita da sola. Fatto che sarebbe potuto arrivare anche ai miei genitori, e mentre mi risentivo per il controllo che esercitavano su di me, continuavo ad amarli e a sperare che non avessero ulteriori preoccupazioni nei miei confronti.“Mary,” risposi, il primo nome che mi venne in mente. Solo più tardi, dopo la mia morte, avrebbe saputo quello vero.“Mary. Uno dei miei preferiti.”Continuammo la nostra salita e alla fine giungemmo in cima ad una piccola botola. L’osservatorio di Poe era poco arredato. Alla fine della stanza circolare c’erano un tavolo e una sedia, e sul tavolo un registro, una penna e un calamaio. Alcuni fogli erano accatastati sotto il registro e sopra le pagine aperte vi era un telescopio rovesciato. Al lato opposto della stanza c’era un letto e ai suoi piedi un baule di noce che probabilmente conteneva i suoi vestiti. Vicino al baule si ergeva un armadietto pieno di pane, carne e pesce secco, mele e una schiera di bottiglie tappate piene di un liquido ambrato. Un vaso da notte, mal coperto da una tavola, si trovava al di fuori accanto all’armadietto. Delle bottiglie vuote erano sparse sotto il letto e l’angusto spazio odorava dello stesso olezzo di alcol che circondava l’uomo, mescolato al fetore nauseante del vaso da notte.Poe indicò con la mano florida le tre finestre che davano sul mare. “Ecco la tua vista,” disse e poi si sedette sulla sedia accanto al registro.L’acqua piatta e grigia si stendeva per miglia, l’orizzonte più lontano che avessi mai visto. L’oceano sembrava piegarsi e vele lontane sporgevano dall’acqua come piccoli grappoli di fiori bianchi. Il litorale si estendeva da entrambe le direzioni, procedendo a nord più dolcemente, a sud interrotto da dirupi e isolotti. I naturali frangiflutti, tanto paventati dai capitani delle navi, erano neri e taglienti e luccicavano come denti bagnati. Guardai per qualche minuto senza parlare.“Ci si annoia dopo un poco,” disse Poe. Stappò una delle bottiglie e versò del liquore in un bicchiere. Bevve senza offrirmene.“Non sei un amante del mare?” dissi. “Pensavo che chi prende un posto come questo …”“Deve essere matto da legare,” disse guardando triste attraverso il bicchiere. “Quattro mesi qui, e ho a malapena cominciato.”“Non capisco,” dissi.Fece un cenno verso i fogli sul tavolo. “Il mio lavoro.”“Registri le correnti, le maree e le navi?”“Non quel lavoro. Intendevo i miei scritti.”“Sei uno scrittore, allora?”“In passato ero reporter in un giornale, ma oggi preferisco scrivere di cose inventate. Ho pensato che cambiando posto e con questo benedetto isolamento…”“Ne hai in abbondanza qui, immagino. Io ne so qualcosa di isolamento.”Ebbe un sorriso truce, come se la sua solitudine fosse la più profonda al mondo e pesasse faticosamente sulle sue spalle. Bevve ancora, senza sorseggiare, tutto d’un fiato, e tornò a riempirsi il bicchiere. Le mie gambe tremavano ancora per la lunga salita, ma l’unico posto su cui sedersi era il suo letto. Io non ero mai stata nel letto di un uomo.“L’isolamento è lo strumento del diavolo,” disse Poe. “Voglio concentrarmi sul mio lavoro, ma si sentono cose in questo dannato cilindro. L’afflusso dell’alta marea risuona come fossero voci nella camera sottostante, come deboli grida di chi è stato trascinato sotto l’acqua. Pensa a tutte quelle navi che giacciono sul fondale marino e alle bianche ossa di chi si è stato sommerso. Dove credi che vadano?”Per la prima volta ebbi un cenno dell’instabilità dell’uomo. La sua bellezza incombente divenne più nitida e feroce, i suoi occhi lampeggiavano di cupa rabbia. Oltre le finestre, le nuvole si erano raccolte più scure come per accompagnarsi all’umore di Poe. Uno strepito proveniva dal mare, e i cutter spiegati sul mare avevano tirato giù le loro vele quando il vento era aumentato.“Sta arrivando una tempesta,” dissi. “Non dovresti accendere le lampade?”Non disse nulla, solo si asciugò il mento. Nel tentativo di scuoterlo dal suo stato d’animo, non ancora pronto a condurmi giù per le scale, gli chiesi cosa stesse scrivendo.“Riguarda un naufragio.”“Naufragio?”“Una nave fantasma. Con un equipaggio ammalato.”Sorrisi. “Ci sono un sacco di queste storie. Ne ho trovata una chiusa in una bottiglia, buttata a riva dall’acqua.”Aggrottò le sopracciglia. “Che cosa diceva?”“L’acqua se l’è ripresa.”“Lo fa sempre,” disse, con l’aria di uno che ha imbottigliato molti futili messaggi.“Posso sentire la storia?”“Non è buona,” disse. Batté sulle pagine ammassate sotto il registro. “Questa potrebbe essere l’ultima cosa che scriverò.”  “Leggimela, per favore.”“Non è adatta alle signore,” disse, e io mi chiesi quanto della sua galanteria dipendesse dalla sua ubriachezza. Chiuse il registro e me lo passò. Io lo aprii sulla prima pagina. Avevo fatto un po’ di scuola in paese, ma non sapevo leggere bene. Aveva cominciato a registrare a partire da gennaio. La sua scrittura era marcata e chiara, le parole scritte con un’intensità pari al suo aspetto.Si riprese il registro. “Due gennaio,” lesse. “Ho trascorso questo giorno in una sorta di estasi che trovo impossibile descrivere. Con difficoltà la mia passione per la solitudine avrebbe potuto essere più a fondo gratificata. Non dico soddisfatta, perché credo non potrei mai essere sazio della gioia che ho sperimentato oggi. Il vento si calmò sul far del giorno e nel pomeriggio il mare era visibilmente arretrato. Nulla da vedere, persino col telescopio, se non l’oceano e il cielo, con qualche gabbiano di tanto in tanto.”“Che bello” dissi. “Non conosco nulla di poesia.”“Tre gennaio” continuò. “Calma piatta tutto il giorno. Verso sera il mare sembrava vetro. Cominciarono ad intravedersi delle alghe; ma a parte questo assolutamente niente tutto il giorno, neanche l’ombra di una nuvola.”“Proprio come questa  mattina, solo adesso il vento si sta alzando e il mare si sta agitando.”Chiuse il libro e fissò il mare per un momento. “Cosa sai dell’omicidio?” chiese, scrutandomi con lo sguardo arguto.“Molto poco,” dissi. “Non riesco ad immaginare una cosa tanto orribile.”“Io si,” disse. “Anche troppo bene. La mente dell’uomo è corrotta, torbida. E quando l’uomo è solo coi suoi pensieri …”Svuotò il bicchiere di nuovo, se lo riempì lasciando cadere qualche goccia sul tavolo. “Perdonami,” disse ad alta voce. “Ho dimenticato le buone maniere. Tu sei un ospite e sei rimasta in piedi.”Rabbrividii, anche se la stanza era calda. “Devo andare a casa,” dissi. “I miei genitori mi stanno aspettando e non voglio rischiare di rimanere intrappolata nella tempesta.”“Perché non rimani finché non smette?” disse, appoggiandosi appena sul letto.“Mi staranno aspettando,” dissi. Feci un passo incerto verso la botola, restia a rifare le lunghe scale di nuovo senza lanterna.Poe mi afferrò per il braccio, i suoi occhi divennero neri come il carbone. “Non posso più restare da solo,” disse. “Non li senti?”Tentai di sganciarmi, ma la sua presa era quella di un pazzo. “Per favore,” implorai, maledicendo in silenzio la mia imprudenza per essermi recata in quel luogo. Una vita arida su una striscia di spiaggia solitaria era sempre meglio di niente e ne avevo abbastanza di tutta quella emozione che avevo tanto desiderato.“Le voci,” disse con un sibilo, il volto serrato e il sudore che imperlava la sua fronte alta e larga. “Vengono dopo ogni tempesta, le anime dei naufraghi e dei dispersi in mare.”Mentre il vento si alzava riuscivo a sentirle, ma forse era solo il battito del cuore che palpitava nelle mie orecchie. Mi liberai, disperata ed impaurita. Lui mi afferrò di nuovo e io mi scansai. Emise un urlo, un suono disperato che si mescolò col suono del vento fino a riempire l’osservatorio.“Non lasciarmi,” gridò, balzando verso di me. Io feci un passo indietro verso la botola aperta cadendo sul gradino più alto e poi nel buio abisso spalancato, verso quelle voci tormentate giù nel faro. Rimasi con Poe fino alla fine del suo incarico. Si disfece del mio corpo, naturalmente, appesantendomi con rottami di ferro inseriti nella mia veste, e mi affidò all’alta marea del primo mattino ancora buio. Io ritornai con la marea della notte successiva, sorvegliata mentre lui rimuginava sulle sue bottiglie e di tanto in tanto scribacchiava nude parole sulle sue carte. Lessi il suo registro da sopra le sue spalle, per quel che potevo.Attesi finché non cadde in un sonno profondo prima di cominciare a sussurrare. Poe aveva ragione, quelle voci nel pozzo del faro erano quelle dei morti, ed io le imitai e nel contempo mi unii a loro. Poe si mosse nel sonno, sudato come legno fradicio, e infine si svegliò. “Chi va là?” chiese.Gli dissi il mio nome, così come lo ripetei a tutti negli anni e nei secoli a venire. Lui finì la sua storia, scrisse poesie, e bevve per dimenticarmi, anche se non poteva dimenticare chi rimaneva sua fedele compagna. Si era trasferito al faro per rimanere da solo, ma di fatto non glielo concessi. Mi lesse dal suo registro: “È strano come non abbia mai osservato, fino a questo momento, quanto triste risuoni la parola: ‘Solo’”.E sebbene Poe partì alla fine dell’anno, immagino di averlo ossessionato per il resto dei suoi giorni. Ho desiderato essere l’ultima protagonista dei suoi scritti.E mi ha reso immortale. Io, la sua Annabel Lee.


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Profilo dell'Autore
Scott Nicholson: Autore statunitense di narrativa horror e thriller, ha pubblicato diversi romanzi e racconti; il suo romanzo d'esordio The Red Church (2002) è stato finalista al Bram Stoker Award. Tra gli altri suoi romanzi: The Harvest (2003), Tha Manor (2004), The Home (2005), The Farm (2006), They Hunger (2007), Disintegration (2010), Drummer Boy (2010), il sequel di The Red Church. Ha inoltre scritto oltre quaranta racconti, pubblicati in sei paesi, alcuni dei quali sono raccolti nell'antologia Thank You for the Flowers.  Sito Web


De Profundisdi Alberto Custerlina

 Padre Howard tese la mano verso l’acqua e afferrò il pezzo di legno prima che la risacca lo trasportasse di nuovo al largo. Dovette inginocchiarsi per portarlo in secco. Lo posò sul pontile e convenne con sé stesso che “portarlo in secco” era un modo di dire poco adatto al momento: la pioggia si mescolava agli spruzzi d’acqua salata alzati dalle raffiche di vento e perfino la sua lunga cerata marrone faticava a trattenere la furia della tempesta.La scritta sulla tavola di legno riportava un nome, Prudence. Rabbrividì. Sapeva cos’era successo a quella nave: si fece il segno della croce alzando lo sguardo al cielo cupo e opprimente. Stava per restituirla ai flutti, quando una violenta raffica di vento gli fece perdere l’equilibrio. Mollò la presa e la tavola cadde sottosopra, sul pontile. Aggrottò la fronte: sul retro c’era incisa una scritta parzialmente coperta da alghe verdastre. Riuscì a leggere le parole “dagli abissi”,  “isola maledetta” e “lontani”. Provò a ripulire il legno, ma senza successo. Nonostante l’istinto gli dicesse che si trattava di una pessima idea, la curiosità lo indusse a raccogliere la tavola per esaminarla più tardi. S’incamminò verso la canonica percorrendo la strada più lunga, ma al contempo più discreta, celata dalla possente formazione rocciosa nerastra che faceva da confine tra il mare e la terraferma.Padre Howard scollinò e si fermo a guardare: la chiesa e la canonica erano due vecchie costruzioni di pietra grigia macchiata dai licheni nerastri. Da lontano sembravano confondersi con le rocce scure e con il cielo nero di tempesta. Rabbrividì nuovamente. Non si era ancora abituato a quel posto: quand’era arrivato, un mese prima, gli era sembrato che la grazia di Dio si fosse dimenticata di quell’isola e quando aveva conosciuto gli abitanti, la sensazione d’angoscia si era rafforzata nel suo animo.Accelerò il passo. Appena entrato, posò la tavola e andò a cambiarsi d’abito, poi rattizzò il fuoco nel camino del suo piccolo studio. Ipnotizzato dalle fiammelle e dal tepore che lo stava riscaldando, i suoi pensieri vagarono chissà dove senza che lui ne avesse coscienza, finché un violento ululato della tempesta non lo richiamò alla realtà.  Si versò un bicchierino di gin e andò a prendere la tavola. Sapeva che avrebbe dovuto lasciarla asciugare prima di procedere con la pulitura delle alghe, ma la fretta era figlia della curiosità, per cui si diede da fare con un coltello da cucina. Dopo un quarto d’ora di lavoro riuscì a leggere tutto il messaggio e un’afflizione tenebrosa prese possesso del suo cuore.McNabb seguiva con attenzione una figura scura che armeggiava sul pontile: aveva recuperato qualcosa dal mare, forse una tavola di legno. La pioggia batteva incessante sul vetro della finestra e non permetteva una visione chiara, ma non era difficile capire chi fosse: solo il nuovo prete poteva essere così stolto da andare sul pontile durante una burrasca di quella intensità. Sperò che il mare se lo portasse via, invece lo guardò sparire dietro alle rocce nere portando con sé ciò che aveva sottratto al mare.Il suo nervosismo crebbe e si palesò con una fitta alla bocca dello stomaco. Era notte di novilunio e con una tempesta così rabbiosa sarebbe stato difficile garantire al vascello postale la stessa fine che avevano fatto fare al Prudence, sei mesi prima. E al Red Flower, un anno fa. E agli altri. Inoltre, la presenza del nuovo prete lo inquietava. Perché era andato sul pontile con quel tempo? Cosa diavolo aveva recuperato dal mare? E perché se l’era portato in canonica?Si versò un dito di whisky e lo buttò giù. Prese una decisione: più tardi gli avrebbe fatto visita fingendo di volersi confessare, tanto per vedere cosa stava combinando. Prima, però, aveva bisogno di mangiare un boccone.Il vecchio Gayle fissava il faro, tirava la pipa e beveva whisky. Di notti così tenebrose ne aveva passate tante, ma quella poteva riservare qualche sorpresa. La barca di appoggio non poteva scendere in mare per via della tempesta e McNabb avrebbe dovuto spegnere la lampada stimando a estro il sopraggiungere del vascello postale. Nello stesso momento, i gemelli Prentiss avrebbero dovuto accendere il falso faro e tenerne viva la fiamma lottando contro il vento e la pioggia. C’erano troppe cose che potevano andare storte, ma non bisognava fallire, non quella notte. La posta in gioco era troppo alta. Sospirò e tirò una boccata: aspettare comodamente seduto in poltrona non era da lui, anche se a sessantasei anni ne avrebbe avuto pienamente il diritto. Vuotò la pipa e se la ficcò in tasca, finì il bicchierino in un sorso, infilò la cerata gialla e uscì maledicendo la tempesta.McNabb bussò alla porta della canonica dopo aver dato un’occhiata all’orologio da tasca. Erano quasi le diciannove: aveva stimato che il vascello postale avrebbe incrociato l’isola attorno alle venti e trenta, per cui aveva tutto il tempo che gli serviva. Padre Howard scostò appena la porta e buttò un’occhiata tenendo il lume a petrolio alzato sopra la testa.«Buona sera, padre.» «Buonasera McNabb.» Aprì e lo guardò come per interrogarlo.«Ehm, avrei bisogno di confessarmi.»«A quest’ora? Chi c’è al faro?»«E’ questione di un attimo, non sono un gran peccatore.»Il prete aggrottò la fronte.E l’altro: «C’è una cosa che mi rode l’anima, padre. Non ci vorrà molto.»«Andiamo in chiesa.» E chiuse la porta.McNabb si convinse che il prete aveva qualcosa da nascondere, altrimenti perché non l’aveva fatto entrare? Dalla canonica si poteva passare in sagrestia, perché fargli fare il giro all’esterno? Entrò in chiesa. Il prete lo accolse e si avviò verso il confessionale.E McNabb: «Ehm. A dire il vero, padre, volevo solo scambiare quattro chiacchiere con lei e magari bere un goccetto di quel suo gin…»«Credevo che gli scozzesi bevessero solo whisky.» «Mio padre era inglese. O almeno così diceva mia madre.» Ghignò. Gli mancavano due denti davanti, gli altri erano di una sfumatura che andava dal giallo al nero.Il prete assentì malvolentieri e gli fece cenno di seguirlo. Oltrepassarono la sagrestia ed entrarono nello studio. Pochi istanti e il gin fluì dentro due bicchierini di vetro grosso per poi incanalarsi nelle gole dei due uomini.«Cosa la cruccia, McNabb?» «Ehm. E’ per via di oggi, al pontile…»«Cos’è successo al pontile?» Il prete girò attorno alla scrivania e sedette. Incautamente, buttò un’occhiata alla tavola che aveva coperto con un vecchio plaid di lana.McNabb se ne accorse, ma fece finta di nulla: «Mi chiedevo cosa avesse recuperato…»Il prete mantenne l’aplomb: «Niente. Solo un pezzo di legno. Mi sembrava adatto per farci qualcosa.»«Ha rischiato la vita per un pezzo di legno?»«Il buon Dio mi protegge e quando vorrà farmi salire in Paradiso, non sarò certo io a oppormi.»McNabb annuì poco convinto e posò il bicchierino sulla scrivania.Padre Howard si voltò a prendere la bottiglia per assecondare la silenziosa richiesta del suo ospite. Nello stesso istante, il guardiano del faro sollevò il plaid e subito lo lasciò cadere.«Certo che siete curiosi, voi isolani.» Disse il prete allungandogli il bicchiere colmo.«Be’, è strano che un uomo rischi la vita per un pezzo di legno mangiato dal mare.»«E’ della Prudence.» Indicò verso la tavola parzialmente coperta dal plaid.«Quella notte non ero di turno.»«Non volevo insinuare…»McNabb, scuro in volto, gli puntò un dito contro: « Padre Howard, glielo dico per il suo bene: lasci perdere la Prudence e si occupi solamente dei suoi fedeli.» Lanciò al prete un’occhiata che avrebbe fatto rabbrividire un orso polare, ma l’altro era sorretto dalla fede e dal gin, e quindi non si fece intimorire.«Che il buon Dio la protegga, McNabb.» Disse tracciando una croce per aria. «Ora vada a controllare che il faro non si spenga.»Il guardiano se ne andò senza proferire parola.Il prete prese in mano la tavola. La scritta era stata intagliata alla meno peggio con un coltello, probabilmente da uno dei naufraghi, prima che fosse inghiottito dagli abissi.STATE LONTANI DA ISOLA MALEDETTA VENGONO DAGLI ABISSI PER PORTARCI SOTTO.Cominciò a ragionare: il braccio di mare antistante il faro non era più pericoloso dalle altre rotte che attraversavano le isole scozzesi dell’Atlantico, eppure era noto per aver causato molti disastri dai quali nessuno si era mai salvato. Neanche un sopravvissuto, almeno negli ultimi vent’anni. E la costruzione del faro, una decina d’anni prima, non aveva migliorato la situazione. E poi, cos’era che veniva dagli abissi? Forse si trattava del vaneggiamento di un naufrago che s’era visto perduto? E perché McNabb aveva cercato d’intimidirlo riguardo alla Prudence? Aveva bisogno di risposte: infilò la cerata, prese la lanterna e si diresse al faro. La notte era buia come la pece. La tempesta era al suo apice, il vento ululava furioso e assieme al rumore assordante delle onde che si frangevano sugli scogli creava una cacofonia infernale. Padre Howard raggiunse il faro in pochi minuti. Al pianterreno, una finestra era illuminata, si avvicinò per osservare.All’interno, McNabb e Gayle stavano discutendo animatamente. Il vecchio era furioso e la sua faccia, solcata da rughe profonde un dito, era rossa e spaventosa. L’altro indossava la cerata fradicia e stava agitando le mani per aria, nell’evidente intento di spiegare qualcosa. La baraonda all’esterno rendeva impossibile capire cosa stessero dicendo. All’improvviso, McNabb prese il cappello e uscì dal faro imprecando. Accecato dalla rabbia e dal nubifragio, non si accorse del prete e sparì nell’oscurità. Quest’ultimo prese coraggio ed entrò. Il vecchio Gayle, ancora arrossato, lo guardò come se volesse ucciderlo, poi si rilassò un poco.«Ah, è lei. Non è il posto adatto a un prete, questo.»«Tutto il Creato è adatto a un prete.»«Non oggi. Se ne torni in chiesa.» «McNabb era di turno…»«Non si sentiva bene. Ci penso io, al faro.»«Signor Gayle, stamani, sul pontile…»«So cos’ha trovato sul pontile.»«Mi ascolti, se voialtri pensate di…»Il vecchio agguantò un coltello tra i resti della cena di McNabb e si avventò sul prete con inaspettata agilità. Questi, colto di sorpresa, si mosse in ritardo: la lama entrò nel suo braccio sinistro all’altezza del bicipite. La lanterna cadde a terra. Lui lanciò un urlo e con la forza della disperazione spintonò l’avversario, poi gli fu sopra per bloccarlo. I due lottarono, finché per una fatalità la lama non s’infilò nel petto di Gayle. Il vecchio farfugliò qualcosa e rimase immobile. Il prete, ansimante, lo tranquillizzò e fece per estrarre la lama.L’altro gli agguantò il polso: «Lasci perdere, padre. Mi confessi, piuttosto, perché ho peccato come lei nemmeno riesce ad immaginare.» Il vecchio era alla fine e sussurrava appena. Il prete si avvicinò e raccolse la confessione. Quando impartì la benedizione, Gayle se n’era andato e il prete avrebbe voluto non essere mai stato assegnato a quella parrocchia maledetta.Nella speranza di emendare all’ultimo momento una vita dedicata al Male, durante la confessione il vecchio gli aveva dato alcune istruzioni. Padre Howard si fasciò il braccio con una pezza di cotone, salì la scala a chiocciola e si assicurò che il combustibile per la fiamma del faro fosse sufficiente. Poi guardò all’esterno, in tutte le direzioni, finché scorse una debole luce giallastra. Ora sapeva dov’era ubicato il falso faro.Camminò per mezzora sotto la pioggia gelida. Il braccio gli faceva male, si sentiva spossato, ma non poteva mollare. Pregò e la fede gli diede un robusto bastone su cui appoggiarsi. Quando raggiunse il promontorio, si trovò di fronte a una grande lampada a olio costruita con materiali di recupero e protetta da una baracca di legno. Oscurò la lanterna.Sotto la baracca c’erano tre persone: McNabb e i gemelli Prentiss. Tre contro uno, e lui era ferito. Ebbe un’idea: protetto dal buio, dalle rocce nere e dagli arbusti, avrebbe potuto scagliare pietre contro la lampada, per cercare di romperne il vetro. A quel punto, il vento e la pioggia avrebbero fatto il resto.Scelse la posizione che gli pareva adatta e raccolse alcuni sassi spigolosi. Stava per lanciare, quando McNabb si accorse che il faro che era ancora in funzione e si allontanò di corsa imprecando.Il prete aspettò che sparisse nel buio, poi lanciò tre pietre una dietro all’altra. La seconda mandò il vetro andò in frantumi e il vento spense la fiamma. I gemelli sacramentarono come infedeli e cominciarono a darsi da fare per riaccendere il falso faro. Allora Padre Howard si fece il segno della croce e tornò sui propri passi, con l’intento di fermare McNabb. Quando arrivò al faro, di lui non c’era traccia e per fortuna la lampada era ancora accesa. Salì in cima e scrutò l’orizzonte: dopo qualche minuto, le deboli luci di posizione del vascello postale apparvero e scomparvero più volte, finché l’imbarcazione non fu più visibile. Era fatta, avevano superato gli scogli al largo.Scese le scale e si sedette per bere un goccio di whisky. Guardò il corpo di Gayle e pregò il signore di salvare quell’anima che alla fine aveva cercato la redenzione.Stava per tornare in canonica, quando la porta si spalancò: era McNabb, con gli occhi fuori dalle orbite e una brutta ferita alla testa e al braccio destro. «Maledetto prete.» Sbraitò entrando e lasciando dietro a sé una scia di sangue. «Ci hai uccisi tutti. Tutti quanti!»Non fece tempo a chiudere la porta, che alle sue spalle comparve una creatura abominevole. Camminava su due lunghe zampe palmate e il suo corpo terminava con una testa di pesce che esibiva due grandi occhi sporgenti, neri come la pece. Sui lati del collo si aprivano branchie dalle quali usciva un muco giallognolo. La pelle, viscida e lucente, era squamosa, di un color verde grigiastro, tranne l’addome, che era liscio e lattescente. La creatura ghermì McNabb con le sue mani artigliate e ne fece strazio. Una seconda creatura si palesò all'ingresso.Padre Howard, terrorizzato, s’inginocchiò, strinse tra le mani il crocifisso che portava al petto e iniziò a pregare, anche se ormai aveva compreso che non c’era nessun buon Dio ad ascoltarlo.


Profilo dell'autoreAlberto Custerlina vive in provincia di Trieste, lavora come consulente tecnico presso Insiel s.p.a. e, naturalmente, impegna quasi tutto il suo tempo libero a scrivere. Ciò che resta lo usa per qualche uscita in mountain bike o con lo snowboard Il suo romanzo d’esordio, Balkan bang!, è uscito alla fine del 2008 per PerdisaPop, nella collana WalkieTalkie curata da Luigi Bernardi. Con tale romanzo l'autore è stato indicato come miglior esordiente dalla giuria del Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2009, di cui è stato finalista.Sempre nel 2009 è stato nominato giurato per la sezione Racconti della settima edizione del premio Lama e Trama. A Gennaio 2010, il suo romanzo d’esordio è stato ripubblicato da Mondadori nella collana Segretissimo. Un suo racconto compare nell’antologia Lama e Trama 2010 (PerdisaPop). Il 6 luglio del 2010 è uscito Mano nera, il suo secondo romanzo, pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore nella neonata collana Vidocq. Il 20 settembre 2011 è uscito Cul-de-sac, il suo terzo romanzo, sempre per i tipi di Dalai editore. Sito dell'Autore



Ocracoke Cemetery
di Daniele Bonfanti
Barbanera - Vita e Leggenda di Edward Teach - 2° parte

Da Charleston a Ocracoke
Teach ha appena completato la sua più grande impresa, il Blocco di Charleston, in cui ha preso in ostaggio i passeggeri di cinque vascelli e ha chiesto in cambio forzieri di medicine – forse era malato lui stesso – per poi fuggire facendo arenare deliberatamente due sue navi e lasciando a terra il grosso del suo equipaggio; per spartire in meno il bottino. Ha poi accettato la grazia dal Governatore Eden, forse in cambio di una parte. È un uomo libero, e può godersi il bottino ritirandosi dalla pirateria. Ma qualcuno non ha intenzione di fargliela passare liscia: il Governatore Spotswood della Virginia, nonostante Ocracoke sia fuori dalla sua giurisdizione. Accusa quindi Teach di una serie di fantomatici attacchi subiti lungo le “sue” coste nei mesi successivi.
Spotswood arma quattro vascelli. Due sono HMS, la Pearl, una quarta classe da 42 cannoni, e la Lyme. Le altre due sono navi private, la Ranger e la Jane, che vengono temporaneamente nominate HMS per evitare di essere accusate a loro volta di pirateria. Al comando della flottiglia nomina il Luogotenente Robert Maynard, il quale riceve l’ordine di dare la caccia e di distruggere a ogni costo Teach. In cambio, una taglia di 100 sterline (non una fortuna, ma corrispondente comunque a un paio d’anni di servizio) e somme più contenute per i suoi uomini. Jane e Ranger erano vascelli leggeri, necessari per seguire Barbanera lungo le cale in cui sapeva nascondersi meglio di chiunque altro: sarebbe stato infatti impossibile costringerlo in una battaglia in mare aperto con grandi navi pesanti.
Maynard salpa l’11 novembre 1718, e trova i pirati ancorati a Ocracoke la sera del 21 novembre.
Barbanera ha un equipaggio di soli 19 uomini sulla sua Adventure. Taglia l’àncora mentre Maynard aspetta la marea favorevole del mattino e cerca di muoversi verso uno stretto canale. Maynard lo insegue, e due delle sue navi si arenano; i Capitani si scambiano urla dai ponti. Il Luogotenente racconterà che Teach brindò alla sua dannazione e a quella dei suoi uomini, che chiamò cuccioli codardi, e disse che non avrebbe mai dato o accettato quartiere.
Maynard libera le sue navi e una si avvicina all’Adventure, giusto in tempo per ricevere una bordata devastante. Si tratta della Jane: il comandante Hyde è morto e la nave è fuori combattimento. Ma Maynard non demorde, riesce a colpire il sartiame dell’Adventure e a rallentarla, costringendola a riva. Manda allora quasi tutta la sua ciurma sotto coperta e li prepara a farsi abbordare. Quando le navi sono vicine, Teach vede i ponti semideserti, casca nell’inganno, e si muove all’arrembaggio con 10 uomini.
A bordo della Pearl arriva un’apertura a base di granate fatte con bottiglie di rum riempite di polvere da sparo. Il ponte si trasforma in una selva di frammenti taglienti di vetro e fumo nero, che impedisce a Maynard di vedere le mosse del nemico. Dà subito ordine ai suoi uomini di sbucare dalla stive, e la battaglia ha inizio.
Maynard e Teach si scontrano a duello, a colpi di spada. La punta di Maynard si incastra nella bandoliera di Barbanera, piegandosi. Il pirata gli spezza la spada, ferendolo alle mani, ma Maynard non è sconfitto. Balza indietro, getta via la spada, estrae rapidamente la pistola e gli spara. Abraham Demelt si getta in mezzo e con un fendente ferisce profondamente Teach al viso. Attorno a loro, il combattimento impazza, ma gli uomini di Maynard sono troppi per i pirati e la sconfitta appare inevitabile.
Allora i pirati rimasti a bordo dell’Adventure tentano una mossa disperata: fare esplodere la propria nave per portare a fondo con sé i nemici, ma non avranno successo. Troppo tardi, ormai gli uomini di Maynard sono a bordo e li bloccano.
Sulla Pearl resta in piedi solo Teach, coperto del sangue di più di venti ferite da arma da taglio e cinque da arma da fuoco. Morirà dissanguato mentre ricarica la sua pistola.
Maynard mozza la testa di Teach e la appende al suo bompresso.
Il corpo decapitato del pirata viene gettato a mare. Tutti concorderanno nell’affermare che non andò a fondo subito, ma compì, come nuotando, almeno due o tre interi giri attorno al vascello. Poi, si inabissò.
Maynard, nonostante le gravi perdite, non ottenne una sterlina extra da Spotswood, mentre la testa di Barbanera veniva piazzata su una picca sulla spiaggia nord del fiume Hampton in Virginia, in un luogo che ancor oggi si chiama Blackbeard’s Point.

Profilo dell'AutoreDaniele Bonfanti è autore del romanzo Melodia (Edizioni XII) e di racconti tra weird, avventura, orrore e fantascienza; è curatore di varie raccolte di racconti, tra cui Archetipi, Carnevale e Discronia, tra cui l'ultima: Arkana - Racconti da Incubo (Il Posto Nero Free Ebooks)  insieme a Alessandro Manzetti. Studioso di semiotica intepretativa, attualmente lavora come editor-in-chief per Edizioni XII, casa editrice per la quale dirige la collana Camera Oscura, e come editor e consulente letterario freelance. Caporedattore del portale LaTelaNera.com, per oltre due anni ha curato rubriche fisse legate ai misteri antichi sulla rivista Hera, per la quale ha anche scritto tre saggi; collabora come articolista o responsabile di rubriche e laboratori con diversi portali e riviste digitali. E' Membership Co-ordinator Italy e Associate Member della Horror Writers Association, e insieme a Alessandro Manzetti si occupa dell'organizzazione della HWA Italy, la filiale Italiana della Horror Writers Association.  Sito Web


L'appuntamento con la Queen Anne's Resurrection è giovedì 15 dicembre 2011, con la 2° parte del viaggio V, Gli Abissi e il Kraken, con i racconti inediti di Tim Waggoner, Paolo di Orazio e Daniele Bonfanti.
Read in English   Sali a bordo della nave e leggi i numeri precedenti

presentato da Graphe.it Edizioni


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    CULTURA, VIAGGI
  • La vetrina degli incipit - Giugno 2015

    L'incipit in un libro è tutto. In pochi capoversi l'autore cattura l'attenzione del lettore e lo risucchia nel vortice della storia. Oppure con poche banali... Leggere il seguito

    Il 01 luglio 2015 da   La Stamberga Dei Lettori
    CULTURA, LIBRI
  • Stasera alle 23 su La7 Drive di Nicolas Winding Refn

    Anno: 2011Durata: 95'Distribuzione: 01 DistributionGenere: AzioneNazionalita: USARegia: Nicolas Winding RefnDrive è un film del 2011 diretto da Nicolas Winding... Leggere il seguito

    Il 01 luglio 2015 da   Taxi Drivers
    CINEMA, CULTURA
  • Luci e ombre di Calabria

    Sono "emigrante". Nel senso che sono emigrata alla fine degli anni Novanta dalla Calabria al Lazio. Sono una di quegli emigranti senza il richiamo forte delle... Leggere il seguito

    Il 01 luglio 2015 da   Luz1971
    CULTURA, LIBRI