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Quello che i papà non sanno

Da Sgangerata

La maggior parte dei papà vive una realtà parallela per cui vede i nostri figli (sì, proprio quelli che abbiamo fatto con loro) sotto una luce magica e surreale.

Per i papà che lavorano i figli sono delle creature celestiali, dei cherubini perfetti e lindi.

Voglio aprire gli occhi ad un po’ di voi, ma soprattutto a te, mio caro marito che leggi dall’ufficio durante le pause, dalla tua scrivania pulita ed immacolata, con quel profumo di buono che avvolge un’ambiente silenzioso e rilassante.

Forse non sai che il nostro bambino, un secondo prima di baciarti sul ciglio della porta, stava leccando la tazza del vater.

Forse non sai che ha imparato a lavarsi i dentini da solo, sì proprio come gli hai insegnato tu. Con lo spazzone del cesso.

Forse non sai che la mamma, quando non ci sei, non dice “porca paletta”, ma proprio “porca p*****a”.

Forse non sai che oggi non ha mangiato nemmeno un cucchiaino della pappina che ieri gli hai amorevolmente preparato. Però ha mangiato uno scarafaggio.

Forse non sai che la sera non si addormenta pacifico sul divano perché è un angioletto tra le braccia di Morfeo, ma perché è stato indiavolato tutto il giorno!

Forse non sai che quei due paraspigoli che “non so amore, forse si sono staccati” stanno facendo una gita nel retto di nostro figlio.

Forse non sai che se stasera farà una marea di cacca è perché i fruttolo erano finiti e l’unico jogurt che ho trovato in frigo è stato Activia.

Forse non sai che ha imparato a fare splash splash! proprio come gli ha insegnato tua madre nel lavandino, ma preferisce il vater.

Forse non sai che in 9 mesi di vita è già caduto dal letto un numero indefinito di volte.

Forse non sai che quel corso di acquaticità che ritenevi tanto utile, l’ha fatto sì: nella vasca di casa. E’ andato sotto con la testa spesso e volentieri: ha definitivamente vinto la sua paura dell’acqua.

E infine, forse non sai che quando alla tua canonica domanda: “E’ andato tutto bene oggi?” rispondo “Sì, tutto ok”, la maggior parte delle volte mento; mento per questione di tempo, perché la verità il più delle volte suona più o meno così:

“Sveglia sette con i piedi del nano in faccia, mi sono alzata e tenendo la pipì, ho preparato la colazione al piccolo indiavolato che mi seguiva urlando e tirandomi i pantaloni dei pigiama lasciandomi in mutante; gli ho dato il latte e appena mollavo il biberon ricominciava ad urlare (già, troppo sonno per sostenerlo da solo), sono andata al bagno e ho fatto tutto velocemente con la piccola peste attaccata alla gamba, pipì sulla gamba, così mi sono fatta la doccia in 4 secondi mentre cercavo di distrarlo con il cestello della lavatrice che girava-girava-girava, la mattina è proseguita con la mia colazione, ma non sono riuscita a finirla perché mi ha ribaltato il caffè addosso; abbiamo giocato a palla e mi sono beccata 4 spallonate in faccia. Ho fatto finta di ridere sì, ma dentro di me pensavo “Ma vaff… porca ****, sta c. di palla te la buco prima o poi”. Ah sì, merenda. E’ ancora tutta sul pavimento, vedi là? poi giochi ancora. Ho chiamato il dottore 4 volte perché le prime 3 il piccolo voleva schiacciare i tastini e ha riagganciato, risultato: ho ottenuto un appuntamento tra 4 settimane perché il medico infastidito ha concluso che non avevo bisogno urgente. Nel frattempo spero di non morire. Ho preparato la cacchio di pastina sana con le verdure, mentre il piccolo continuava a tirarmi le gambe: 40 minuti di preparazione con un livello di difficoltà che manco alla Mistery box di Masterchef. Ha mangiato un cucchiaio poi me l’ha sputata in faccia. Siamo arrivati solo alle 12.30 vuoi che continui?”

PicMonkey Collage


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