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Quello che il renzismo non dice (152) – 2015, dell’anno della disfatta. E sul ruolo giocato dalla Rete e dai bloggers.

Creato il 27 dicembre 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
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Commenti vari e avariati dai siti politici

di Rina Brundu. Il renzismo, a mio avviso, potrà passare alla Storia per un motivo fondamentale: quando cadrà – presto speriamo, magari già a gennaio – sarà il primo governo di questa Repubblica, fortemente voluto dalla “casta” per salvare se stessa, appoggiato dalla stampa di regime e mandato a casa dal popolo in una sorta di rivoluzione pacifica e digitale.

Da questo punto di vista fa impressione ciò che sta succedendo in Rete, dove giornali di primo piano (vedi il Corsera), sono evidentemente costretti a postare i soliti pezzi propagandistici senza l’attivazione dei commenti perché la marea di insulti e considerazioni-contro è imbarazzante. Di converso, i blog che si occupano di politica e che non devono rispondere agli whims dell’editore di riferimento non hanno contenimento: gli articoli contra renzismo si sprecano e onestamente la terminologia utilizzata da codesti redattori per indicare l’attuale Esecutivo è tutto fuorché politichese-d’antan, sfiora quella tipica della scrittura po*nografica. Non è questo – e sbaglierebbe chi la pensasse diversamente – un elemento secondario per misurare il grado di anti-democraticità raggiunto dal paese, rappresentato, tra le altre cose, da un ministro dell’Interno che, sondaggi alla mano, non ha alcuna rappresentatività elettorale.

In qualunque altra nazione il nefasto status-quo indurrebbe chi di dovere a prendere provvedimenti: non da noi che siamo ormai ridotti al “rango” di feudo della potente casata toscana arrivata al potere per vie traverse e decisa a non staccare il deretano dallo scranno. Paradossalmente, siamo costretti a sperare nell’aiuto straniero (strategia storica da noi), laddove anche la signora Merkel sembrerebbe cominciare ad averne le palle piene dell’inaffidabilità, del gioco al reuccio di quarterino, del vorrei ma non posso, del much ado about nothing procurato ad ogni occasione propizia quando il “gradimento” cala a picco nei sondaggi, cioè sempre, almeno negli ultimi tempi.

Ma il governo di una nazione non è un gioco, non é la banca degli amici da salvare, e fa paura il solo pensiero di ciò che troverà l’Esecutivo che seguirà in termini di debiti contratti (vedi i bonus a destra e a manca, le assunzioni pubbliche indiscriminate, etc), e di obbligazioni future verso terzi. Di sicuro c’é soltanto che noi italiani abbiamo comunque una responsabilità per non avere avuto il coraggio – a tempo debito, ovvero durante le ultime elezioni – di dare alla “casta” che aveva prodotto gli sfasci di sistema durante la prima Repubblica, la spallata che sarebbe stato necessario dare e quindi impedirle di continuare a fare e disfare, nascondere, inciuciare.

Possiamo però cambiare lo status-quo alla prima occasione, ne va del nostro futuro: facciamolo!

NB Chi ha tempo può votare questo sondaggio del sito che, nel so suo piccolo, già dimostra come la “palla” renzista più invisa sia il reiterato quanto irrispettoso motto “L’economia torna a salire, le tasse vanno giù”.


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