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Quello che il renzismo non dice (234) – Matteo Renzi “Si vergognano di me!”. Riflessioni sulla débacle del PD dalla “vergognosa” prima pagina de “La Stampa” alla “cecità” e “sufficienza” dei commentatori politici che snobbano la Rete. E sulla Digital-P...

Creato il 20 giugno 2016 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
 
rottammato
di Rina Brundu. “Si vergognano di me!” finalmente l’avrebbe capito anche lui dato che così avrebbe sussurrato a qualche fidatissimo nell’aftermath della disfatta subita alle Amministrative 2016, o almeno così riportano i giornali. A “sussurrare” sarebbe stato quel Matteo Renzi Segretario del fu PD asfaltato ieri sera dal Movimento Cinque Stelle e incidentalmente Premier italiano non-eletto, ma anche Segretario di quel PD che è ormai diventato pesante “zavorra” (parola di Giachetti, a leggere le cronache di oggi) sulle spalle di qualunque suo membro in corsa per una qualsiasi carica politica. Ne sa qualcosa il sindaco PD di Bologna che per portare il risultato a casa avrebbe preferito fare campagna elettorale da separati in casa con il Partito che fu di Berlinguer; ne sa qualcosa quel Piero Fassino che non lo avrebbe invitato a Torino subodorando la sconfitta e ne sa qualcosa lo stesso Giachetti abbandonato a se stesso, ma, onore a lui, tanto drammaticamente onesto fino al punto di attribuirsi l’intera responsabilità della sconfitta. E bene ha fatto l’avversario della Raggi…  perché se aspettava il sostegno di Renzi per condividere il destino “nella bella e nella cattiva sorte” avrebbe dovuto attendere la fine dei tempi. Non quelli del PD che è ormai allla frutta…. proprio i tempi dell’umanità intera.

Davanti a cotanto sfacelo, ciò che colpisce quest’oggi rispetto ai fiumi di inchiostro versati per raccontare l’epocale “massacro” politico, è il fatto di come non ci sia un solo “professionista” italico della carta stampata che abbia avuto il coraggio di scrivere ciò che dovrebbe essere esplicitato chiaro, senza tema e con la forza di quella poca dignità civile che ci resta: Matteo Renzi, vattene! A mio avviso, l’apoteosi dell’usata campagna giornalistica genuflessa, l’ha toccata ier sera in quel di “Porta a Porta” il direttore de “La Stampa” torinese (non ne ricordo il nome e non voglio ricordarmelo), il quale brandendo orgogliosamente e a mò di arma contundente la prima pagina del suo giornalino ne esaltava il titolo a caratteri cubitali: a Roma e a Torino, secondo “La Stampa”, aveva vinto la “protesta”. Anche Bruno Vespa ha alzato il sopracciglio perplesso e poi si è lasciato sfuggire un sorrisetto ironico e tirato ma come sempre in queste situazioni “conflittuali” si è tacciuto.

Confesso che mi sono vergognata per lui, per quel “direttore” intendo, e per una volta ho ringraziato il tempismo con cui il “giornalismo italiano” ha tirato le cuoia tanto tempo fa: difficile arrecare onta ad un morto trapassato e imputridito. Ad onor del vero la puntata speciale di “Porta a Porta” ha offerto anche numerose altre “perle”. Tra tutti spiccavano i discorsi logorroici di quel Maurizio Lupi, ministro defenestrato per motivazioni non troppo degne, che continuava a fare, dire, parlare, straparlare come l’avventore di taverna che fa i conti senza l’oste, come se le elezioni non ci fossero mai state, come se il responso non fosse stato chiaro e tonante, come se la situazione difficile dell’oggi fosse solo un passo politico falso da poter ribaltare in un’improbabile domani.

Da questo punto di vista colpisce anche la “cecità” (o finta tale) del 100% dei commentatori politici italici i quali chi in un modo chi nell’altro meravigliavano per l’accaduto alla stregua di coloro che in infiniti talk-show di dubbio gusto analizzano da ogni prospettiva la pagliuzza nell’occhio del politico di turno ma poi non si accorgono dell’elefante incazzato che sta arrivando e lo seppellirà. Colpisce infine la “sufficienza” con cui liquidano quella che potrei chiamare la Digital-Politik, la Politica fatta in Rete, nonché la strabordante ignoranza sulle cose del mondo digitale, sulla sua potenza, sulla sua capacità di far penetrare il messaggio e di farlo arrivare limpido… e questi li chiamano professionisti dell’informazione! Fortuna che sembrerebbe che a colmare lo specifico “digital divide” siano intervenuti gli stessi italiani che in Rete si informano e in Rete formano le loro idee e poi le attualizzano puntualmente in sede di cabina elettorale… mentre il responso – giusto per chiarificare il mancato  messaggio nei fiumi d’inchiostro di cui sopra – non avrebbe potuto essere più chiaro e tonante: Renzi, vattene!


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