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Quello che il renzismo non dice (91) – Dalle celebrazioni per i +79mila contratti alla RAI renziana, pardon… orwelliana.

Creato il 28 marzo 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
300px-BBC_svgdi Rina Brundu. Esulta il sito del PDA febbraio 2015 i contratti a tempo indeterminato sono stati il 38,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. In 2 mesi +79mila contratti. Renzi: “Oggi è un giorno importante. I contratti firmati nei primi due mesi del 2015 segnano un aumento ‘a doppia cifra’ rispetto all’anno precedente””.

In realtà si potrebbe osservare che i numeri riportati qua sopra, in particolare i 79000 contratti, sono briciole. Ma soprattutto dobbiamo convenire che l’Italia è purtroppo il paese del “fatta la legge trovato l’inganno” e dunque mi piacerebbe sapere quanti di quei rapporti di lavoro fossero già in essere in precedenza, seppure sotto diverse condizioni contrattuali. Vale a dire bisognerebbe vedere se non sia stato fatto il solito gioco del prima ti licenzio e poi ti riassumo e ce ne avvantaggiamo entrambi, dunque riducendo di gran lunga gli “effetti salutari” del Jobs Act sul tasso occupazionale.

Ma è pur vero che queste “sottigliezze” non fanno politica. La politica si fa con annunci mirati di ben altra natura: “Voglio abolire il canone RAI. Un Amminastratore Delegato presto e bene nel CDA del servizio pubblico”. Difficile non sposare l’idea che il canone dovrebbe essere abolito: di fatto costringerebbe quest’azienda ad operare come tale e i suoi dipendenti a lavorare come tutti, fermo restando il rischio di un ulteriore incremento dei programmi e/o talk-show da neurone rincoglionito, allo scopo di soddisfare la domanda “culturale” del grande-pubblico e la legittima pressione degli sponsor – rischio che diventerebbe senz’altro ancora più forte (vedi la qualità divulgativa delle reti commerciali in tempi di magra!).

Il maggior problema della riforma RAI renziana é dato dal fatto che, come tutte le altre riforme renzistiche, è fondamentalmente gattopardica: tanta retorica per non dire nulla di nuovo e qua e là qualche tocco epidermico pensato dalla capacità di marketing degli spin-doctors del leader per vendere la “novità” con cui incantare il popolino. La verità – soprattutto nell’Italia dove vince ed è conclamata una tradizione di assoluta soggezione al “padrone” – è che la RAI continuerà ad essere giocattolo nelle mani dei partiti, in quelle del partito del premier in particolare e, dulcis in fundo, dell’Esecutivo di turno (che Renzi abbia aspirazioni di lungo-regno stile Ramsses II?). Ad un tempo continuerà il percorso di lenta disgregazione e di passaggio del nostro servizio pubblico dal ruolo di contenitore-culturale a mero rango di occhio che guarda (e magari copia, specie dalla Rete) invece di farsi guardare. Sarà una RAI orwelliana insomma e no!, Renzi dovrà farsene una ragione, non sarà mai la BBC!

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