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Questa cosa dell’élite vi sta sfuggendo di mano

Creato il 12 febbraio 2019 da Mcnab75
Questa cosa dell’élite vi sta sfuggendo di manoAlessandro Mahmood

Anche un evento innocuo come il Festival di Sanremo è servito, come è noto, a inasprire il contrasto tra il cosiddetto "popolo" e la presunta élite.
I fatti sono noti, a meno che viviate su Urano: il vincitore del Festival, Mahmood, si è imposto sul secondo classificato, Ultimo, grazie alla giuria di qualità, che ha ribaltato il verdetto della giuria popolare, cioè di quelli che votano da casa, via SMS.
Gli stessi, quelli del popolo, che nel 2010 hanno portato sul podio (al secondo posto, nientemeno) Italia amore mio, l'inascoltabile, retorico brano di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Il tutto a danno di Ricomincio da qui di Malika Ayane, una delle più belle canzoni italiani degli ultimi 20 anni.
Ah, nella medesima edizione, tanto per dire, il popolo decretò anche la vittoria di Valerio Scanu con Per tutte le volte che... (esatto, coi tre punti di sospensione nel titolo).

La questione del popolo sovrano che ne sa più degli "espertoni" (cit.), di quelli "studiati", ha oramai raggiunto vette di inarrivabile scemenza. Ovviamente è una cosa che è emersa soprattutto dall'evoluzione della politica italiana, di quel calcare la mano contro la casta, l'élite, quelli che ci vogliono dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bello e cosa è brutto.

Forse vi stupirò dicendo che effettivamente l'Italia è un paese di caste.
Forse però dovremmo abbandonare un poco il complottismo e renderci conto che le élite, quelle che davvero trascinano il paese verso il basso, sono quelle piccole, che da anni praticano il clientelismo, in nepotismo, l'assistenzialismo.
Il vicesindaco che fa assumere suo nipote in Comune.
La redazione del giornale X che assume ragazzi senza pagarli, perché sa che c'è sempre chi è disposto a lavorare gratis.
Il tizio che lavora alle Poste e che trova un modo per tirare dentro il figlio del suo vicino di casa.
Lo zio monsignore che dà un aiutino alla nipote, in quel concorso pubblico a cui tanto tiene.
Il dentista che si pagare in nero dal vigile della municipale, che in cambio chiude un occhio sui suoi parcheggi nei posti riservati ai disabili.
L'assessore del paesino che concede spazio soltanto a quegli artisti che in cambio tirano voti al suo mulino.
Il giornale che si occupa di musica (o di libri, o cinema), ma che recensisce soltanto quelli delle scuderie amiche.

Questa cosa dell’élite vi sta sfuggendo di mano

Queste sono le élite che personalmente odio da sempre. Le élite del clientelismo.
E forse, tempo fa, i movimenti "dal basso" del nostro paese erano propensi a combattere queste brutte abitudini. Si parlava di meritocrazia, di mettersi alla pari con gli standard europei.
Poi, con gli anni, i nemici sono diventati i "professoroni" che spiegano, dati alla mano, che quella manovra economica non si può fare, perché finiremmo tutti in mutande.
Oppure gli "espertoni" plurilaureati che dimostrano (sempre dati alla mano) che un'opera come il TAP in Puglia è sicura e che migliorerà le condizioni generali di quella regione, e non solo.

Così, polemica dopo polemica, chiunque abbia un titolo di studio è diventato parte dell'élite. Una laurea è un'onta, perché in fondo se il popolo vuole costruire un secondo sole che illumini soltanto Bari (esempio puramente casuale), chi sono gli astronomi per dire che un progetto simile è un'enorme cazzata?
Ed è in tal modo che in Parlamento si è arrivati a discutere di scie chimiche, di vaccini che provocano l'autismo, dei Protocolli dei Savi di Sion e della riforma del regolamento del Festival di Sanremo. Quest'ultima voluta nientemeno che dal Ministro del Lavoro in persona, pensate un po'.
Una volta, in un'epoca che ora quasi rimpiangiamo, ci lamentavamo perché qualche solitario parlamentare chiedeva un'interrogazione su un rigore non dato alla Roma o alla Juve.

Poi c'è chi questo clima lo cavalca, con un misto di furbizia e di ignoranza. Non parlo di politici.
Guadate il modo in cui Ultimo, arrivato secondo a Sanremo con una canzone che a mio parere poteva piazzarsi benissimo al decimo posto, ha sbroccato contro la legittima vittoria di Mahmood. In un video delirante ha invocato il tradimento del "volere del popolo" e si è scagliato contro un regolamento che, al momento di partecipare a Sanremo, aveva accettato di rispettare.

Andiamo dunque avanti così, nella delegittimazione delle regole, dei pareri che non gradiamo, nella denigrazione di chi esprime un giudizio di merito. Peggio ancora se chi lo fa è un "professorone".
Io direi di comprare una Luger e di prepararla, perché magari fra qualche anno potremo usarla quando qualcuno parlerà di cultura.

Che poi, ma questo è un parere mio, se Mahmood fosse stato un ragazzo di madre sarda e di padre svedese, tutte queste polemiche si sarebbero limitate nel solo ambito musicale, e non in quello politico, dove sono debordate.

Chiudiamo con qualcosa di bello, che è meglio.

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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