Questione di codici...

Creato il 02 giugno 2013 da Giuseppeg

Lo schema delle funzioni linguistiche di Roman Jacobson

Ecco qua. Secondo Roman Jacobson, semiologo e linguista di fama internazionale, la comunicazione verterebbe su dei parametri molto precisi, tutti quanti indispensabili e tutti sempre più o meno presenti in qualsiasi passaggio di informazione. Ora, il punto è questo: a seconda del tipo di comunicazione che stiamo effettuando, l’accento batterà solamente su di uno dei parametri in particolare, facendogli assumere così un’importanza sostanziale. Vediamoli rapidamente uno per volta, insieme alla loro funzione. 

Mittente. E' in parole povere il parlante, colui da cui parte il messaggio. Quando il discorso si concentra eminentemente su di lui, avremo a che fare con la funzione emotiva. Cosa significa? Vuol dire che il mittente parla principalmente di sé, delle proprie esperienze e delle proprie emozioni, dei propri sogni e dei propri pensieri, dando così vita a una comunicazione creativa dove largo spazio è lasciato all'indeterminatezza, l'incompiutezza e l'uso intenso della sfumatura. Pensiamo ad esempio ad un diario, una biografia, una confessione. 

I divieti di ogni tipo rappresentano benissimo
 la funzione conativa verso il destinatario

Destinatario. E' il contrario del mittente: è cioè colui che riceve, il raccoglitore del messaggio, colui a cui è rivolta l'intera comunicazione. Ora, quando il ruolo del destinatario diventa preponderante, avremo a che fare con la funzione conativa. Perché? La funzione conativa è un obbligo, un divieto, un qualche cosa insomma che il destinatario deve o non deve fare, qualcosa che implichi un cambiamento del suo stato attuale verso uno stato esplicitato nel contenuto del messaggio stesso. Qualche esempio? "Vietato fumare"; "Non calpestare le aiuole"; "Svoltare a sinistra". 

Quando al telefono diciamo "pronto?", stiamo
 impiegando la funzione  fatica


Canale o contatto. Il canale sarebbe il mezzo usato per far passare l'informazione, e può essere indifferentemente un telefono, uno schermo, un bigliettino o persino l'aria, se si tratta di una comunicazione orale a distanza ravvicinata. Quale sarà la funzione connessa? La funzione fatica, una funzione più difficile a dirsi che a farsi. Quando passiamo alcuni secondi al telefono a ripetere "pronto?", "mi senti?", stiamo in realtà concentrando l'attenzione piuttosto sul mezzo di informazione che non sull'informazione stessa. In altre parole, per un attimo il discorso verte solo sul telefono.  Contesto. Il contesto sarebbe l'argomento di cui si parla, il tema su cui è incentrata la comunicazione. Se ti sto raccontando la trama di un film, l'argomento sarà appunto quel film, e nient'altro. E siccome mi sto riferendo a quella cosa precisa, la funzione in questione si chiamerà referenziale, non a caso. E' una funzione piuttosto importante, anche se a prima vista potrebbe sembrare superflua. Come vedremo, infatti, non sempre ciò che si dice di una cosa corrisponde a quella cosa stessa! 

Le grammatiche rappresentano invece la funzione
metalinguistica
, ovvero la lingua che parla di sé

Codice. Questa è importante: come potremmo instaurare una comunicazione, senza avere un patrimonio di segni linguistici e/o gestuali che ci permetta di capirci? Il patrimonio di segni più importante che abbiamo è la lingua: va da sé che, per poter funzionare, dev'essere compresa sia dal mittente che dal destinatario, pena la non-comunicabilità di quanto detto. Quand'è che un discorso si concentra espressamente sul codice, tralasciando tutto il resto? Ma è semplice: nelle grammatiche, nei manuali di lingua e linguistica, nei dizionari ecc. In tutti i testi cioè metalinguistici dove la lingua è impegnata a parlare di sé. Funzione  metalinguistica, appunto.  E il messaggio? Ho tralasciato finora di parlarne proprio perché il suo caso è quello più particolare, perché ha a che fare con la funzione poetica propriamente detta. Come mai? Proviamo a riflettere. Quando il messaggio - ovvero ciò che si dice intorno a un determinato argomento - attira totalmente l'attenzione del destinatario, allora si dice che ha una "funzione poetica". Ma che vuol dire? Vuol dire che il testo - immaginiamolo scritto - non si limita a far passare un messaggio dall'emittente al ricevente, ma lo trattiene tra le sue maglie, come se fosse "incastrato". In questo modo, il messaggio assume una valenza particolare in sé e per sé, e non solo come veicolo di significati. Per fare un esempio concreto, leggiamo un brano di poesia non tanto per ciò che la poesia ci sta dicendo, ma soprattutto per come è fatta quella stessa poesia, per la sua struttura metrica o espressiva, per la sua maniera originale di proporre le cose.  Ora, cosa vuol dire che il messaggio ha catturato l'attenzione? Ecco come si esprime in proposito la moderna teoria dell'informazione:“Quanto più un messaggio viola le norme di comunicazione acquisite (pur restando comprensibile), tanto più attira l’attenzione dello spettatore; il suo sistema di attese deve essere in qualche modo sconvolto affinché il fatto informativo si realizzi in pieno”. Ciò significa che la poesia, con il suo armamentario di voci e figure retoriche, è un'eccezione alla norma - grammaticale e logica - che ha il potere di stimolare l'attenzione del pubblico-lettore proprio perché ne spiazza le convenzioni, schiodandolo così dal suo stato interamente passivo e costringendolo a rendersi parte attiva all'interno della comunicazione. Ma è soltanto la poesia che ha questo particolare potere di seduzione-attrazione? No, c'è anche la pubblicità.    

Classico esempio di metafora nelle pubblicità: il prodotto
Coca-Cola è associato istantaneamente all'immagine
della donna: entrambi infatti dovrebbero essere piacenti...

La pubblicità ha recuperato in poco tempo tutto il bagaglio retorico della poesia, e lo ha riproposto in più salse che si rinnovano continuamente. Basti pensare all'uso infinito delle metafore, delle ripetizioni anaforiche, delle onomatopee e delle altre figure di suono come le allitterazioni e le rime, le assonanze e consonanze. Chi non ricorda gli slogan pubblicitari, con i loro versi facili, con il fascino dei piccoli enigmi, coi controsensi apparenti che innestano immediatamente la curiosità (per ulteriori approfondimenti puoi vedere anche Consigli per gli acquisti)? In che cosa ancora si differenziano la pubblicità e la poesia? Dalle loro due "funzioni secondarie", ovvero quella conativa per gli spot, ed emotiva per la poesia. Finché la pubblicità cercherà di convincerci a comprare - e lo farà sempre, è chiaro, perché quella è la sua funzione -, sarà sempre in contrasto con la vera poesia, che come è noto non ha nulla da pretendere dal destinatario, ma esalta invece la figura del mittente.  In conclusione, non è sempre vero che i vari parametri della comunicazione siano separati, come vuole la teoria. Anzi è vero che si stanno amalgamando sempre più, in un'epoca dove tutto serve a tutto, dove si prende da questo e da quello e soprattutto non si vuole rivelare l'intenzione reale con cui si passano le informazioni. Attenzione, dunque, perché non sempre è facile distinguere e capire! E se qualcuno vi offre una suoneria gratis al modico prezzo di 50 euro, bè, vedete un po' voi se non si tratta di poesia! E delle migliori! Nemmeno tutti i retori del mondo potrebbero mai arrivare a tanto! 


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