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R- Percalle, Kirigami; Marchi: Borsalino; Ribollite

Creato il 09 dicembre 2019 da Chinalski

Newsletter originale del 6/3/2005

Percàlle
Dal francese percale, forse dal persiano pargalè ‘toppa, pezzo di stoffa’.
Anche percallo.
Sostantivo maschile.
Tessuto in armatura tela fabbricato con filati di cotone, di mano piuttosto ruvida, adoperato in confezioni per bambini e signore; se formato di filati di titolo molto fino, prende il nome di pelle d’uovo.

Una (parola) giapponese a Roma

Kirigàmi
Trascrizione della voce giapponese; propriamente kiru ‘tagliare’ e kami ‘carta’, quindi ‘carta tagliata’.
Sostantivo maschile invariabile.
L’arte, di antica tradizione giapponese, di tagliare con un coltellino un foglio per ottenere oggetti ornamentali e in modo di coltivare le capacità e l’inventiva della persona che la coltiva.

Marchi, non parole

Borsalino
Marchio registrato della ditta che li produce, la Borsalino.
Sostantivo maschile.
Tipo di cappello maschile di feltro a tesa media.

Borsalino, già a suo tempo un uomo, è di Marco Marcon.

Storie ribollite

chinalski si è deciso a ribollire una nuova storia per noi. La trovate anche sul sito.

Quindicesima storia ribollita

Commissario, come glielo devo dire? Non so altro, tutto quello che sapevo l’ho detto ed è stato messo a verbale, mi lasci andare, per favore, non c’entro nulla, non so nulla, mi lasci andare. Lo conoscevo, sì, mi raccontava delle cose, gliel’ho detto, era un tipo strano, non si capiva mai dove volesse arrivare, parlava, parlava, era bello ascoltarlo, però non era mai chiaro dove volesse arrivare davvero. Mi ha raccontato tutto di lui, ma non posso dire di sapere molto, perché, gliel’ho detto, perché a volte non stavo ad ascoltarlo, seguivo solo il suono della voce, ed era un bel suono, musicale. Gliel’ho detto, mi lasci andare, sì, so cosa faceva da bambino, anzi, cosa pensava, come soffriva e come gioiva, so addirittura cose successe prima della sua nascita, so la storia di un tipo che i suoi genitori conoscevano, so delle villeggiature, della chiesa romanica, so che si innamorava di qualsiasi donna, meglio se giovane, però ad esempio non so il suo nome, non lo so, non me l’ha mai detto. Omosessuale? No, non so, non credo, anzi no, sono sicuro, non era omosessuale. Sì, aveva l’amico del cuore, però entrambi correvano dietro le sottane. L’altro sì, quel vecchio, il barone, o cos’era, quello sì che era omosessuale, lui li ha anche visti, almeno una volta, nel cortile, che facevano le loro cose, ma lui non lo frequentava, non nel senso in cui pensa lei. Almeno, non me l’ha mai detto. E poi, lei cosa insinua? Sì, frequentava gente della bella società, la nobiltà, però lui non era uno di loro, lui era un po’ un esterno: era accettato per la sua intelligenza, la cultura e l’eleganza, non perché era l’amante di qualcuno, almeno, non penso. Certo la sua amichetta, buona quella, faceva tanto la santerellina, specialmente con lui, ma aveva i suoi bei vizietti, e non parlo necessariamente di altri uomini. E poi c’è quella storia dell’ebreo, quella su cui è successo tutto quel polverone, ecco, lui aveva le sue idee, ne sono sicuro, però non me ne ha mai parlato direttamente, riportava le idee altrui ma aveva un certo pudore a parlare delle proprie. Ecco, era un osservatore, era sempre come se si nascondesse dietro un vetro fumè, da cui spiava i movimenti altrui, però non mischiava la propria vita con la loro. Mi lasci andare, commissario, io non so nulla di più di ciò che le ho detto.


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