Racconto: 2 dicembre 2005

Da Zetaman

I ricordi più intensi della nostra vita sono sempre con noi. Ci accompagnano silenziosi, pronti a riaccendere i nostri pensieri quando meno te lo aspetti. Succede ad esempio nella storia che vi stiamo per raccontare.
Ed eravamo lì ad aspettare. Mio fratello ed io; un freddo pomeriggio di dicembre, ma il freddo era ancor più dentro di noi.
Dietro ad una porta grigia c’era Lei. E noi seduti su una scala al di fuori del suo mondo. Tra una sigaretta e un ricordo, scivolavamo complici all’interno di un passato, così lontano, ma che in quegli attimi scorreva come un film in bianco e nero. Soli, ad aspettare che una spina spegnesse definitivamente il suo sorriso. Mio fratello mi parlava di quando da piccoli giocavamo sulla neve, in cortile, divertendoci tra noi, mentre Lei faceva capolino sull’uscio, o di quando entrambi con la rosolia ci coccolava leggendoci favole. Ridevamo delle piccole cose che solo Lei era capace di farci provare; io ero quella che Lei considerava un maschiaccio, sempre pronta a far danni e Lei lì che continuava a spiegarmi come avrei dovuto comportarmi; mio fratello più calmo non aveva bisogno di rimproveri.
...E poi da adolescenti, sempre presente nelle nostre vite, ma in punta di piedi, come se avesse la paura di disturbare. Sono arrivati i primi amori, le prime sofferenze, i pianti  ma Lei era lì che ascoltava e consolava. E ogni ricordo riaffiorava sulla pelle con nostalgia e paura.
Eravamo soli, consapevoli che ogni piccolo istante l’avremmo tenuto dentro di noi, all’infinito. Avevamo scelto di condividere solo noi due quello che stava per accadere.
Gli altri, sarebbero arrivati dopo, quegli istanti erano nostri, solo nostri; non per egoismo, ma Lei era e sarebbe rimasta solo nostra.
Quella scala fredda ha accompagnato i minuti che non passavano mai…
Un’attesa così maledettamente difficile; un’altra sigaretta, l’ultima sigaretta…
Ore 16.40 arriva il medico,  solo uno sguardo e poi l’ultimo saluto a Colei che se ne era andata per sempre.
Poi arriva una lettera.
“Se oggi sono qui a scrivervi” dice “è per il grande dono fattomi dal vostro caro. Mi ha regalato la cosa più importante al mondo…Mi ha ridato la VITA”.
Era il 2 dicembre 2005. Un anno dopo.


2 dicembre 2005 di Gabriella Casula

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