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Radio Padania Libera su Facebook. Se pubblichi il tricolore ti bannano

Creato il 07 ottobre 2011 da Dailyblog.it @daily_blog

Di Paolo Gallazzi il 6 ottobre | ore 00 : 26 AM


Radio Padania Libera su Facebook. Se pubblichi il tricolore ti bannano

Creare una pagina su Facebook per promuovere il proprio prodotto è ormai giocoforza se si vuole rimanere competitivi ed al passo con i tempi. Liberi professionisti, piccole imprese, multinazionali, partiti politici, associazioni e quant’altro. Nessuno può farne a meno. Neppure Radio Padania Libera che, al pari di altri canali radio (Radio 105, RTL 102,5, Virgin Radio, per citarne qualcuno), si presenta sul social network con una pagina che supera i 6 mila fan.

A differenza delle altre stazioni radio, però, balza all’occhio l’ampia sezione dedicata alle “info”. Incuriositi andiamo a leggere le “regole” della pagina:

Si è bannati se si nega l’esistenza della Padania.
Motivazione: non abbiamo voglia di star lì a discutere senza possibilità di arrivare ad accordi. Perchè litigare? non ci convinci ma internet è grande ed è una tua libertà cercare di convincere altri altrove senza rompere l’anima a noi.

Questo può essere facilmente comprensibile, la pagina di Radio Padania Libera è stata creata a scopo promozionale e per offrire una piattaforma per discussioni su temi di politica, attualità, cronaca, società, ecc… , di sicuro non per mettere in discussione la legittimità e la fondatezza dei principi ai quali il canale radio si ispira. Per questo, in effetti, esistono ampi spazi altrove nel web.

Seconda regola:

Si è bannati se si insultano politici leghisti:
motivazione: i politici della Lega non sono presenti sempre sulla pagina a proteggersi dai tuoi insulti. Se vuoi insultarli puoi andare in tutte le pagine di sinistra dove ti lasceranno fare. Qui rischi di fare incavolare qualcuno e non siamo gente che ama le denunce e far perdere tempo ai giudici solo per permetterti di sfogare livore. Ti banniamo anche per il tuo bene.

La pagina potrebbe in effetti diventare facilmente il bersaglio per attacchi contro idee e personalità politiche, snaturando di fatto il significato della sua stessa creazione ed è chiaro che ci si voglia tutelare, anche per permettere agli utenti di condividere su questa pagina dedicata il proprio credo politico senza doversi costantemente difendere o difendere i propri rappresentanti politici. Ciò che appare quantomeno inquietante, però, è la minaccia (neanche tanto velata) per mezzo della quale si intende creare un deterrente per gli utenti “indisciplinati”. D’accordo bannare gli insulti, assolutamente condivisibile, ma da chi non ama ricorrere alle vie legali che cosa ci si deve aspettare? Un’azione di giustizia privata sotto forma di spedizione punitiva? “Ti banniamo anche per il tuo bene” che cosa significa? Che ti proteggiamo da noi stessi?

La terza regola, poi, è la più singolare:

si viene bannanti se si pubblica il tricolore:
motivazione: i colori forti disturbano il layout della pagina e istigano all’aggressività. Abbiamo notato che il bianco e verde rilassa, ma il rosso fa incavolare anche i tori. Meglio lasciar perdere.
Sei comunque libero di andare a postare bandiere biancorossoverdi dove ti pare e nessuno ti bannerà da qui se publichi tricolori da altre parti.

Al di là degli errori ortografici e di sintassi qui si sta mascherando un atto di vilipendio alla bandiera adducendo motivazioni risibili (che di fatto ne amplificano l’insulto). L’Art. 292 del Codice Penale prevede che:

Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale. [...]
Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.

Ci ha provato uno dei nostri, Pietro Salvatori, e la reazione dei gestori della pagina è stata inesorabile: tricolore cancellato dalla pagina in tempo record. Naturalmente adducendo problematiche di natura grafica e psico-cromatica si bypassa l’accusa di vilipendio, ma l’intento è palese. E proprio su questo punto vorremmo concludere con una nota: non è passato per la testa agli amici di Radio Padania Libera che il tricolore è l’emblema che rappresenta la sovranità dello Stato e delle istituzioni, tra le quali il Governo ed il Parlamento rappresentato da politici militanti tra le file della Lega? Non per essere a tutti i costi polemici, ma il timbro sull’assegno di ministri, deputati e senatori leghisti dice “Repubblica Italiana” non “Padania”.


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