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“Ragazze elettriche”, di Naomi Alderman

Creato il 01 novembre 2017 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Il caso, a volte, gioca in maniera strana. O forse non si tratta tanto del caso, ma piuttosto di una tematica che sta prendendo sempre più peso e che quindi trova sempre maggior riscontro nelle storie che creiamo. O, forse, a voler essere malfidenti e materialisti, si tratta semplicemente di marketing.
Fatto sta che io, come probabilmente molti altri, dopo aver letto Il racconto dell’ancella sulla scia del successo della sua trasposizione televisiva, mi sono ritrovato a leggere Ragazze Elettriche, anch’esso un romanzo dalle tematiche femministe, che però ribalta la prospettiva.

“Ragazze elettriche”, di Naomi Alderman

Nella storia raccontata da Naomi Alderman ci si trova in un’epoca imprecisata, ma presumibilmente la nostra, dove nelle ragazze si risveglia una sorta di organo, la matassa, capace di far emettere scariche elettriche dalle mani. Da questa evoluzione biologica, partirà una rivoluzione mondiale a livello politico e sociale e il potere verrà afferrato a piene mani alla popolazione femminile, che non saprà però dimostrarsi migliore della controparte maschile e che finirà col fare le stesse cose che facevano i maschi e che tanto deprecavano: guerre, molestie, violenza. Una di libro che parla della deriva negativa del potere, in un certo senso.

La Alderman ha dichiarato che l’idea ha iniziato a ronzarle in testa quando, mentre si trovava in metropolitana, piangente per la fine di una storia, ha visto un poster con una bellissima donna in lacrime. Ha subito pensato che quell’immagine fosse un ‘incitamento’ a continuare così, “Vi vogliamo che piangete. Piangere è bello.”, e si è allora chiesta come sarebbe stato il mondo se invece di una donna, in quel poster, ci fosse stato un bellissimo uomo intento a piangere. Siamo, insomma, vittime di un’ideologia e portati da questa a comportarci secondo determinati schemi.
Da qui ha poi affrontato una serie di ragionamenti legati al concetto che la donna è sempre stata sottomessa in quanto parte fisicamente più debole del mondo. Ma se le cose fossero cambiate?

Seguendo le vicende di tre donne e di un uomo, riusciamo a seguire l’ascesa al potere del genere femminile, inizialmente con grande partecipazione, e via via con sempre maggior orrore. Se queste donne sono tutte, in qualche modo, vittime del potere maschile, mano a mano che la loro supremazia aumenta si ritrovano ad essere i carnefici della situazione, psicologicamente e fisicamente.
C’è però una distinzione che io farei, rispetto alla Alderman. A creare il problema, secondo me, non è tanto il potere in sé ma piuttosto l’uso personale che ne viene fatto. Se c’è infatti una cosa che accomuna le quattro protagoniste, molto diverse l’una dall’altra e ben caratterizzate, è di avere tutte un desiderio personale da realizzare, e per farlo hanno bisogno del potere. Vogliono il potere per mettere al sicuro qualcuno, per vendicare qualcun altro o per rifarsi di anni da subordinata. E quando questo potere è nelle loro mani, poi agiscono per se stesse, ma per continuare ad agire per se stesse devono continuare a mantenere il potere, altrimenti crolla tutto, e allora ecco che si vuole di più e di più…
Mi chiedo inoltre se il risultato finale potrebbe essere stato diverso, nel caso queste donne non fossero state, in qualche modo, vittime di uomini, e non avessero quindi motivi per doversi difendere o salvaguardare.

Altro punto fondamentale è la religione, che sembra essere la base di ogni eccesso. Lo era nel Racconto dell’Ancella, la cui società era teocratica, e lo è anche qui. In questo caso, una delle quattro protagoniste arriverà ad essere una leader religiosa, predicando che dio è femmina e che questo potere è un dono da usare. Una nuova crociata, insomma. Un nuovo estremismo. Se prima ci si batteva in nome di dio contro gli infedeli, ora ci si batte in nome della dea contro gli uomini.

Copia di RagazzeElettriche_FOTO2_261017

Margaret Atwood e Naomi Alderman

Dicevo, prima, che il caso gioca in maniera strana, perché dopo aver letto la distopia della Atwood dove le donne erano sottomesse, ho letto questo Ragazze Elettriche dove si arriva a un vero e proprio ribaltamento delle parti.
È interessante perché sebbene trattino l’argomento in maniera diametralmente opposta, sono romanzi che hanno un cuore in comune, e infatti l’autrice canadese è stata mentore della Alderman. Tutti e due parlano del modo in cui il potere viene ottenuto e utilizzato e, contemporaneamente, hanno una forte componente femminista nel raccontare la condizione della donna contemporanea, estremizzandone alcuni aspetti. E se questo è ben chiaro nella storia raccontata da Il racconto dell’ancella, potrebbe esserlo meno in Ragazze Elettriche. Il fatto è che la Alderman fa un’operazione molto intelligente. Non mette le sue donne a fare le vittime, ma cerca invece di dire al lettore maschio: “Uomo! Questa storia che leggi qui è in verità la condizione in cui viviamo noi donne ogni giorno.” Perché l’autrice è chiara, tutti i fatti che lei racconta, elettricità a parte, alle donne capitano quotidianamente: dalla violenza, all’oppressione, alla mancanza di diritti, allo scavalcamento nella corsa al potere. Quindi ecco che ribaltare la situazione mostra due cose: il potere che logora chi lo ha e la situazione femminile attuale.

C’è poi un ultimo punto che mi ha molto colpito: l’uso della storia.
È una tematica che viene solo sfiorata nella parte conclusiva del romanzo, durante uno scambio di messaggi tra il ‘finto’ autore maschio della storia che stiamo leggendo e l’amica scrittrice donna. In queste poche righe viene esplicitato un fatto spesso poco dibattuto, ossia l’uso che noi facciamo della storia. La Alderman l’ha dichiarato anche in qualche intervista: siamo spesso portati a utilizzare delle parti della storia per sostenere determinate teorie, determinate tesi, dimenticandoci del resto. Una tematica davvero interessante che forse avrebbe potuto trovare più spazio.

Ragazze elettriche è, in sostanza, una sorta di evoluzione contemporanea de Il racconto dell’ancella. Ne prende alcune tematiche e le ri-racconta in maniera completamente diversa e più attuale. C’è più azione, più ‘adrenalina’ in un certo senso. Non ci si pone limiti nel mostrare scene scabrose e si usano fatti di cronaca e attualità per ricrearli in situazioni leggermente diverse, e la storia ne guadagna in tensione e in termini di scorrevolezza di lettura e di capacità di immedesimazione. E sì, potrebbe essere un modo interessante per continuare a parlare di certe tematiche che ci sembrano sempre lontane ma che, anche recentemente, si dimostrano fin troppo vicine e attuali.

Andrea Storti



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