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Rahotep e Nofret, arte funeraria egizia

Creato il 06 giugno 2019 da Artesplorando @artesplorando
Rahotep e NofretRahotep e Nofret

Fin dalla preistoria gli uomini hanno sepolto i morti in luoghi speciali. Luoghi che erano riservati proprio a questo scopo. Spesso i corpi sono ritrovati dagli archeologi insieme a corredi funebri di vario tipo, il che ci fa pensare che ci fosse una cerimonia e che gli oggetti servissero ad accompagnare il defunto nell’aldilà. A partire dal 10.000 a.C. le necropoli dov’erano custodite queste tombe divennero via via più sofisticate, delimitate da grossi massi, ma anche da strutture in pietra. In questi luoghi è normale ritrovare gioielli, oggetti ornamentali, armi e altri prodotti, sepolti con i morti. Più un defunto era importante è più ricco era il corredo che lo accompagnava nella tomba. Con l’emergere dei primi sovrani, nobili e capi militari, vennero realizzate tombe sempre più sontuose. Fu con i regni dell’antico Egitto che l’arte funeraria si espresse per la prima volta in tutto il suo splendore.

Il 3.000 a.C. segna l’inizio della tradizione di seppellire i faraoni e i loro familiari in complessi tombali sempre più ricchi. Parallelamente si sviluppò l’arte egizia che mostrava sempre una funzione rituale, spesso associata al defunto. Un aspetto fondamentale delle tombe egizie era la realizzazione di una statua del morto, solitamente in posizione seduta, da mettere insieme al corpo all’interno della tomba. Queste statue secondo gli antichi egizi erano il luogo di riposo eterno dell’anima o forza vitale del defunto. Tra gli esempi più straordinari di queste opere occupano un posto importante Rahotep e Nofret, forse non molto conosciuti dal grande pubblico.

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Quando nel 1871 le statue di questo principe e di sua moglie furono scoperte, a sud del Cairo, gli operai si spaventarono a tal punto che fuggirono terrorizzati. Questo perché realizzate in maniera estremamente realistica con addirittura gli occhi in quarzo azzurro levigato. Scolpite nella pietra calcarea e dipinte, le due statue a grandezza naturale mostrano i due defunti seduti su sedili dallo schienale alto. La posa è formale, con un braccio piegato sul petto. Rahotep ha i capelli neri corti e porta dei sottili baffi. Indossa un kilt corto bianco e al collo ha una collana con amuleto a forma di cuore. La moglie Nofret indossa un abito lungo fino alle caviglie e una splendida collana dai colori sgargianti. La parrucca lunga fino alle spalle è tenuta ferma da un diadema con motivi floreali.

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Rahotep e Nofret, arte funeraria egizia

Nonostante tutti questi dettagli, queste statue non volevano essere ritratti fedeli e l’identità era chiarita dai geroglifici posti sugli schienali. Chiaramente questo è solo un esempio, ma le sculture e le sepolture reali egizie erano opere enormi e grandiose. Pensiamo alla magnifica necropoli di Giza con le piramidi dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino, insieme alla celebre Sfinge dedicata a Chefren. Oppure pensiamo ai templi rupestri di Ramses II ad Abu Simbel, ma anche alla ricchissima tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re di Tebe. La ricchezza dell’arte funeraria egizia finì dopo il 3.000 a.C., quando l’influenza degli imperi greco e romano si diffuse in tutto il Mediterraneo. Corredi ricchissimi, statue, sarcofagi, dipinti alle pareti… sono moltissime le espressioni artistiche che rendono l’arte funeraria egizia forse la più bella e complessa della storia dell’umanità.

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C.C.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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