Senza mettere da parte il pluralismo. «Tante persone in Rai fanno le stesse cose, anche con duplicazioni produttive che moltiplicano i costi», ha sottolineato il dg spiegando che «l’ammontare dei costi annui interni ed esterni per l’informazione nel 2013 è stato pari a 501 milioni». «Il nuovo contesto del mercato – ha ancora aggiunto – richiede una rimodulazione delle testate. Un miglioramento dell’efficienza aumenterebbe lo spettro delle tematiche trattate e libererebbe risorse».
Ma assicura il dg, i marchi storici non scompariranno, come non verrà meno il pluralismo, e non ci saranno tagli lineari come avvenuto fino al 2012. Il piano di riforma si struttura in due fasi: «la prima prevede la creazione di due newsroom giornalistiche – ha spiegato -. Da una parte Tg1, Tg2, Rai Parlamento e il lancio di un canale istituzionale, sull’esempio di BBC Parliament. Dall’altra il Tg3, Rainews 24 e Tgr. Nella seconda fase immaginiamo l’unificazione».
Per quanto riguarda i canali, Gubitosi delinea caratteristiche ben definite per ognuno: «Su Raiuno gli utenti troveranno una informazione più istituzionale, mentre su Raidue l’informazione sarà più orientata verso i giovani con sport, innovazione e cronaca internazionale. Su Raitre verrà invece offerta una informazione che riguarda più la società, la cultura e il territorio. Rainews dovrebbe invece essere il presidio dell’informazione notturna per tutte le reti», ha concluso.